Abbandono necessario: gli autori siciliani
e l’unico modo per scrivere della Sicilia

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Verga, Pirandello, Quasimodo, Camilleri: la lista è già lunga, ma potrebbe perfino continuare. Cosa accomuna questi scrittori nostrani? Una necessità di allontanamento dalla nostra terra. Non un rifiuto, non un metodo per dimenticarla. Piuttosto un’esigenza di inquadrarla al meglio, di sottrarsi all’occhio delle cicloniche emozioni e di trovare il cuore dei suoi segreti

Immaginate di trovarvi dietro una fotocamera, pronti ad immortalare quel soggetto che vi ha magicamente catturato. Immaginatevi scrupolosamente attenti ad applicare tutte le regolazioni necessarie per realizzare una felice inquadratura, che ne racchiuda in un istante tutte le sfumature, anche quelle più nascoste. Immaginate, soprattutto, di tenere la giusta distanza: non avvicinatevi troppo per non incorrere nella confusione e non allontanatevi più di tanto per non rischiare di inseguire una figura indistinta. Fatto? Bene. Adesso tenete con voi questa capacità di immedesimazione e spostatela su un asse diverso, fino a ritrovarvi fianco a fianco con i più grandi autori che la nostra isola abbia mai prodotto. Il principio è sempre lo stesso, in fondo, e si basa sull’immaginazione. Fantasticate, anche per un secondo, di dover scrivere a proposito della Sicilia, di addentrarvi dentro le sue trame segrete per portarne alla luce il cuore pulsante. Vi accorgerete che, forse, sarete costretti ancora una volta, a prendere le giuste distanze. Come hanno fatto i nostri scrittori, che per scrivere sentitamente della Trinacria hanno dovuto abbandonarla. Ma perché mai?

Riferendosi alla possibilità, per un siciliano, di fare uso della fantasia per descrivere la sua terra, Giuseppe Antonio Borgese, una volta, disse che questa facoltà può essere sviluppata solo guardando la Sicilia da lontano; anzi, la troppa vicinanza, fisica ed emotiva, porta gli isolani a convivere con un grande peso, con una chiusura improvvisa – dice – del proprio cuore. Ed è così che, a ben guardare, quasi tutti i letterati siciliani sembrano aver seguito questa tendenza: dal Verga degli anni del Nord Italia al Pirandello della trasferta tedesca, dal Quasimodo del periodo fiorentino fino all’attualissima distanza camilleriana in quel di Roma. E perfino Gesualdo Bufalino, che pure non si allontanò praticamente mai dalla sua terra natale, aspettò il superamento dei sessant’anni per conferire esistenza pubblica ai suoi scritti. Anche se non geografica, si tratta, tuttavia, di una sorta di distanza temporale. E proprio come nel caso dei fotografi che si affannano per ottenere la perfetta messa a fuoco, così lo scrittore, in un certo senso, si culla nella sofferenza del distacco per guardare le cose da un punto di vista privilegiato, per non finire vittima del turbinio di emozioni che deriverebbe da un repentino avvicinamento.

Tornate ad immaginare. E mettetevi, stavolta, nei panni di un innamorato che, andando progressivamente incontro all’amata, sente i suoi palpiti aumentare a dismisura e le farfalle invadergli lo stomaco. Oppure, se i panni da fotografo vi calzano meglio, immaginate le vostre mani come affette da un tremore sempre crescente, fino al punto da compromettere la qualità dello scatto. L’allontanamento non è una scorciatoia verso l’oblio, non è il sintomo di un rifiuto, né il desiderio di voltare le spalle ai luoghi della memoria. Il distacco è la necessità di cercare le parole giuste fuori dai limiti che le parole le fanno evaporare, di essere analitici lontano dal regno del sentimento, di imparare a raccontare cosa sono sogni e speranze in un orizzonte diverso da quello in cui si è troppo impegnati a viverli, sogni e speranze, per accorgersi che forma hanno. Una sola eccezione si inserisce tra le pieghe di questa ricostruzione e ha le fattezze di Leonardo Sciascia, che parlò per tutta la vita di Sicilia senza mai separarsene. Forse, capace come nessuno di aggrapparsi al filo di Arianna per uscire dal labirinto siciliano, capace di trovare sempre un sentiero in mezzo alla nebbia delle menzogne e dei silenzi, è giusto così. Ma, forse, questa è un’altra storia. Del resto, il segreto dei nostri scrittori, come diceva Modugno, è che la lontananza fa dimenticare solo chi non s’ama.

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