Accogliere e non giudicare: la scuola,
il rimedio contro la povertà dei sogni

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La dispersione scolastica in Sicilia è una delle piaghe che attanagliano l’isola, impedendone la crescita e incrementando la povertà educativa. Il progetto “Un’opportunità educativa per essere migliori”, avvalendosi dell’esperienza dei Salesiani nei quartieri più difficili di Catania e della collaborazione di molteplici partner, punta a far sì che l’istruzione torni ad essere uno strumento per ridare speranza

C’è un’isola in cui la rassegnazione è l’unica speranza. C’è un’isola che ha i colori dei quattro elementi naturali, ma il grigio e la bruttura del cemento possono divorarli in un’istante e celarli per sempre. C’è un’isola che ogni anno si distingue tristemente per la dispersione scolastica, rubando ai bambini la possibilità di sognare un futuro migliore. In Sicilia il 24,3% dei giovani tra i 18 e i 24 anni interrompe gli studi dopo aver conseguito la licenza media, a fronte di una media nazionale del 14,7%, un’alta percentuale non raggiunge le competenze minime in matematica e nella lettura, non ha in casa spazi adeguati per studiare e non può frequentare attività extrascolastiche. Non si tratta solo di uno svantaggio economico, ma di una povertà che, come ha spiegato il Vicario dei Salesiani di Sicilia Don Giovanni D’Andrea, attraversa sei dimensioni. «La povertà oggi è un concetto pluridimensionale che riguarda le sfere: economica, culturale, sociale, affettiva/relazionale, morale e spirituale. I Salesiani si rivolgono da sempre ai giovani che vivono in condizioni di estrema difficoltà e per questo non siamo rimasti sordi ai dati emersi con l’inchiesta di Save the Children del 2014, “La lampada di Aladino”, sulla povertà educativa in Italia». Ne è nato il progetto “Un’opportunità educativa per essere migliori” che è stato selezionato tra gli 800 partecipanti ed è finanziato dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ovvero dalla partnership tra le Fondazioni di origine bancarie rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Il progetto durerà 30 mesi, coinvolgerà circa 1.000 minori tra gli 11 e i 14 anni, 2 Istituti Comprensivi (A. Malerba di Picanello e P.A. di San Cristoforo), 300 famiglie in condizione di deprivazione socioeconomica e 13 soggetti partner, insieme per combattere la povertà più allarmante: la povertà dei sogni.

LA DISPERSIONE SCOLASTICA. La scuola è una fucina di sogni e possibilità, abbandonarla significa rassegnarsi ad una storia di corsi e ricorsi in cui il cambiamento è impossibile. D’altronde arginare la dispersione può essere estremamente complesso, soprattutto quando si opera in quartieri difficili, gravati da una condizione di svantaggio socio economico. Come ci spiega Angelo Emanuele Intorre, referente dell’I.C. Malerba, «il nostro intento è puntare su di una presenza costante ed effettiva nel quartiere che non si limiti alle 5-6 ore dell’attività scolastica e non abbandoni i ragazzi nel periodo estivo. La scuola accompagnerà bambini e adolescenti anche durante le vacanze estive con attività come il grest e il teatro che saranno svolte da operatori esterni, operatori educativi, volontari e anche dai docenti che daranno la propria disponibilità». Certo la semplice presenza non è sufficiente a prevenire ed ostacolare una frequenza scolastica discontinua, che si conclude poi spesso con l’abbandono definitivo. «Quando constatiamo che un ragazzo fa molte assenze e non sta più venendo a scuola cerchiamo immediatamente di contattare le famiglie ma non sempre troviamo degli interlocutori dall’altra parte, e in questi casi ci rivolgiamo al parroco o agli assistenti sociali per capire come intervenire. Abbandonare questi ragazzi a sé stessi sarebbe come arrendersi». È un compito difficile di cui la scuola non può farsi carico da sola e il professore Intorre ne è ben consapevole: «cerchiamo sempre la collaborazione con le istituzioni contattando gli assessori, le altre agenzie educative presenti nel territorio, le agenzie ASP, puntando alla creazione di un team affiatato in cui si lavori insieme, ma ciascuno si assuma le proprie responsabilità».

MIGLIORI PERCHÉ CONSAPEVOLI. “Un’opportunità educativa per essere migliori” è quindi un progetto che intende restituire a molti bambini svantaggiati la possibilità di sognare, e magari sognare in grande. Letizia Scandurra, responsabile del progetto, ci ha spiegato in che modo lo svantaggio generi una totale assenza di consapevolezza. «Spesso i bambini e i ragazzi non sono consapevoli della loro condizione perché vivono immersi in un piccolo mondo che li offusca e impedisce loro di sapere cosa c’è oltre. Tanti non si sono mai recati in Piazza Duomo, molti non hanno idea di cosa sia un teatro. Con questo progetto vogliamo aiutarli a superare queste sbarre invisibili che delimitano il quartiere, accompagnandoli ad esempio all’osservatorio di Serra La Nave sull’Etna; per loro sarà come recarsi in un continente sconosciuto e i loro occhi luccicheranno di meraviglia». È un obiettivo rivolto non solo ai più piccoli, ma anche alle loro famiglie. «Le famiglie vengono pienamente coinvolte nelle attività, saranno rese partecipi di un percorso di alfabetizzazione informatica e verranno sostenute nei casi di svantaggio socio-economico, con agevolazioni progettate dal CAF. Solo così le famiglie si sentiranno accolte e non giudicate». E la scuola tornerà ad essere un luogo di speranza.

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