Cibo, vino e gusto nella terza stagione della “Soul Salad” radiofonica di Francesco Seminara

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«Oggi la trasmissione è un successo, ma all’inizio c’era chi mi dava del matto. La scorsa settimana Ciccio Sultano mi ha mandato un video mentre ascoltava il mio programma»

Alla fine di una chiacchierata ci si sente “ubriachi” di parole, ma carichi di contenuto. Perché è questo l’ingrediente segreto di “Soul Salad”, il programma radiofonico del giornalista Francesco Seminara, il “Sarò Franco” dell’omonimo programma in cui si racconta da circa vent’anni. “Soul Salad”, invece, nasce tre anni fa e, letteralmente, è un’ “insalata di anime” perché sostituisce algide ricette fatte di porzioni e grammature con storie sapide e appassionanti. In sostanza, Franco entra in sintonia con chi crea. Cibo, vino. Gusto.

Classe 1978 e ancora tanti sogni nel cassetto, Franco è alla continua ricerca di luoghi, personaggi, musica e specialità enogastronomiche da cui tirare fuori l’essenza delle persone, «Solo dopo la loro maestria in cucina e nella professione», dice. L’appuntamento con la terza stagione di “Soul Salad” è sabato 13 e le novità sono parecchie. Oltre al taglio prettamente enogastronomico, infatti, si spazierà dall’imprenditoria all’agricoltura e verrà trasmesso in sette radio: Radio Studio Centrale, Prima Radio, Radio 102, Radio Vela, Radio CL1, Radio Antenna Iblea e RTM, raggiungendo così anche i radioascoltatori di Malta. Gli appuntamenti? Ogni sabato e domenica dalle 12 alle 14 su Radio 102, mentre su tutte le altre emittenti dalle 13 alle 15. Il feedback? Gli ascolti: il programma è passato da 14mila ascolti potenziali al milione attuale. «E dire che gli amici mi davano del matto – ricorda con tono scanzonato ai più scettici – La scorsa settimana Ciccio Sultano mi ha mandato un video mentre ascoltava il mio programma: sono questi i fotogrammi più belli della mia storia radiofonica».

A microfono spento, come ti descrivi?
«Sono un’esteta, un amante del bello. Amo le cose di nicchia, detesto la confusione generata da un certo tipo di consumismo e di aspettative. Preferisco un calice di rosso, una poesia e un disco di Miles Davis. Questo non mi impedisce di essere un “pagliaccio” dentro. Amo far ridere e fare stare bene chi sta con me»

Quale valore dai alle parole?
«Altissimo, tanto che sfiora la pedanteria e spesso quello che leggo in rete mi dà il voltastomaco: violenti, razzisti, guerrafondai, ignoranti. Certa gente dovrebbe tacere invece che riversare livore sui social. Con questi ad esempio ho un rapporto conflittuale. Per dirla alla Umberto Eco, “hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”. La “webcrazia” non funziona ed è pericolosissima: crea grossi problemi, non ultimo quello delle fake news. Ci vorrebbe un patentino per tutto. La misura è colma».

SoulSalad punta a offrire un’informazione di qualità?
«Gli ascolti dicono questo. Lo facciamo con un linguaggio “easy” e mi accerto che le storie siano obiettivamente belle. Penso che la gente voglia tornare al rapporto uno a uno, ad una dimensione familiare».

Quant’è difficile farlo utilizzando solo la voce come mezzo di comunicazione?
«Abbastanza. La mia strategia? Metto a proprio agio l’interlocutore e, in modo destrutturato, lo porto a raccontarsi. Ciascuno ha una storia meravigliosa, e davanti al microfono siamo tutti nudi»

Di cosa ti “armi” quando vai a “caccia di anime”?
«Seguo il mio fiuto, supportato da anni di esperienza e da una certa predisposizione. Si spazia dalle storie dei prìncipi della cucina italiana come Heinz Bech, Moreno Cedroni e Davide Scabin a quelle meno mainstream. Uno per tutti, Salvatore Lombardo di Menfi che, dopo laurea in agraria e un master, è tornato a fare la vita da contadino nell’azienda di famiglia, cosa che il padre voleva evitare. Oggi gestisce una bella realtà, anche grazie al suo percorso accademico. Il mio motto è: “Dalla cultura si crea tutto, con l’ignoranza si sprofonda nel nulla”. Infine, “condisco” questa “insalata” con tanta musica soul».

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