Da disoccupato a blogger
e chef a domicilio:
«Così sono diventato
L’uomo senza tonno»

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Marco Giarratana, trentenne siciliano, si è reinventato dopo essere stato licenziato: «Oggi ricevo due tre richieste al giorno. Il segreto del mio successo? La leggerezza»

Più di ventimila “mi piace” su facebook, oltre diecimila “followers” su instagram, così un ragazzo ha fatto di un gioco un lavoro e in tempi di crisi e di licenziamenti è stato capace di reinventarsi. Parliamo di Marco Giarratana, o – per meglio dire – “L’ Uomo senza tonno”, giovane chef a domicilio siciliano trapiantato a Milano. «Ho scelto questo nome quasi per caso – racconta – quando decisi di aprire il mio blog di cucina. Non volevo un nome tradizionale come “La cucina di Marco”, ma qualcosa che facesse ridere la gente e non desse un’immagine troppo seria di me. In fondo ero solo un ragazzo che cucinava per sopravvivere in base a quel che trovava in casa: si sa, la pasta col tonno è la salvezza dei fuori sede, è pronta in un attimo, ma io non ne avevo neppure una scatoletta. Vita quotidiana, autoironia e l’allusione a “L’ uomo senza sonno”, uno dei miei film preferiti, hanno dato vita a un vero personaggio da blog. Sui social sono diventato “Ust”, il mio acronimo, nella vita reale persino mia madre ormai mi chiama Tonno!».

Marco, laureato in Scienze della Comunicazione, è un creativo e ama la scrittura. Gli impegni lavorativi (in passato è stato un dipendente di Groupon) gli avevano fatto perdere l’ispirazione per portare a termine un libro di racconti, ma non la fantasia: «Un lunedì portai in ufficio un piatto cucinato il giorno prima e una mia collega mi chiese la ricetta. Io non mi limitai a scriverla, ma volli narrarla come un vero racconto. Fu allora che capii che era arrivato il momento di cambiare strada. La scelta di aprire un blog di cucina è nata dall’esigenza di scrivere e non pensavo che potesse avere tanto successo»

LA SVOLTA. Dopo essere stato licenziato Marco si è dedicato a tempo pieno al suo blog e da blogger a “scièf a domicilio” (come ama definirsi) il passo è stato breve. «È nato tutto per caso – racconta ancora – quando una mia fan mi ha chiesto di cucinare per un piccolo evento privato. Accettai senza pensarci e senza sentirmi davvero pronto ma fu una bella esperienza. Nulla di programmato, semplicemente ho raccontato questa prima esperienza con uno dei miei soliti post e da lì è iniziato il mio “lavoro”. Oggi ricevo due tre richieste al giorno». Recentemente, poi, Marco si è cimentato in un’altra iniziativa. «Una mia amica mi ha invitato a provare la sua parmigiana e io le ho fatto assaggiare la mia. Così ho preso parte ad alcune “sfide”,  duellando con altri appassionati di cucina».

Polpo croccante, crema di rosa, camuna della valcamonica, morbido di patata dolce e tahina

MUSICA E CUCINA. Marco è un giovane poliedrico, amante della cucina e della musica e nel suo blog parla anche di questo: «Nel mio spazio parlo spesso di musica perché tra suoni e sapori cambia solo il mezzo, ma l’obiettivo è lo stesso, esprimere la mia creatività. Scrivere una canzone richiede più tempo di preparare un piatto, ma quando compongo prendevo ispirazione da qualcosa già noto, proprio come adesso faccio con i piatti.»

GLI INGREDIENTI. Qualche foto e viene già l’acquolina in bocca, ma cosa rende tanto speciali le ricette di Marco? «Io non dimentico le mie origini siciliane, pesce in abbondanza e varietà di arancini nel mio menù ne sono la prova, ma amo essere innovativo. Rivisito anche i piatti tradizionali, come la caponata invernale con carciofi al posto delle melanzane, fuori stagione, con l’aggiunta di aceto balsamico e cioccolato fondente. Amo girare per i mercati milanesi e lasciarmi attrarre dalle novità, come ingredienti della cucina giapponese non facilmente trovabili. I miei piatti sono sempre complessi, un mix di sapori diversi perché esprimono me stesso e la mia ricca personalità».

Risotto con baccalà, marmellata di arance amare, olio al timo, habanero

La carriera culinaria ha aperto le porte a Marco imprevedibilmente e, nel tentativo di avere una vita interamente programmata, proprio l’imprevedibile lo ha salvato. Con grande umiltà, egli ammette di non essere uno chef stellato e che i suoi piatti potrebbero non piacere, ma bisogna riconoscergli il merito di essersi inventato un lavoro quando questo, purtroppo, manca.

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