Da Zenone alle leggi
di Murphy: se la vita
è un paradosso, fatti
due risate liberatorie

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Vittime di complottismi di tutto il mondo unitevi: in voi potete scoprire l’antidoto per prenderla con filosofia. Ne abbiamo già parlato, ma oggi aggiungiamo un altro tassello a quel vademecum

Il libro è di 430 pagine ma il professore ti chiede l’unica che non hai studiato? La fetta di pane e nutella che stai per ingurgitare cade dalla parte spalmata? L’unica persona al mondo che non sopporti la incontri in vacanza, in Tibet? La bombola finisce sempre di domenica? Per una volta che non hai l’ombrello diluvia e resti nella bufera perché quel bus sempre in ritardo oggi è stato puntuale? Fatti due risate: «Se qualcosa può andar male, andrà male». No, non è l’ennesima frase da rassegnazione sicula. È la prima legge di Murphy, quella che invita con spirito filosofico di memoria zenoniana ad accettare il sarcasmo della vita. Cioè?

APPROCCI TRAUMATICI ALLA FILOSOFIA (E ALLA REALTÁ). «Nel tempo (T) in cui Achille ha raggiunto il luogo (S) in cui si trova la tartaruga, quest’ultima è avanzata nel luogo S1 che Achille raggiungerà solo nel tempo T1, quando la tartaruga si sarà spostata in S2 e così via all’infinito». È il famoso paradosso di Zenone, il salernitano classe 490 a.C. fra le prime pagine di un manuale di filosofia: niente di più incoraggiante per chiuderlo. Ma non fatevi ingannare: è solo un biglietto da visita provocatorio, come quando incontri una persona bella, bella dentro, che si presenta difficile e contorta e poi invece è solo corazza, con-torta. Certo poi spunta Wittgenstein, ma ormai a quella persona tieni, che fai? Orbene. La vita, come la filosofia di Zenone, a volte è paradossale: va contro (παρά) l’opinione (δόξα); contro aspettative, contro probabilità e statistiche, contro quello che chiamano normale andamento del mondo. Non è opinione comune che Achille sia più veloce della tartaruga? Ma a volte le cose hanno più facce di quelle che vediamo.

UN MODO DI SDRAMMATIZZARE MERIDIONALE (E NON SOLO). Noi del Sud, ammettiamolo, ce l’abbiamo nel sangue l’attrazione per i paradossi, ci sentiamo spesso nel mirino del fato. Quando diciamo «si prospetta una bellissima giornata» stiamo solo dicendo che è iniziata male e che siamo convinti finirà peggio. È il nostro modo di sdrammatizzare, fra vittimismo e autoironia. Ed è lo stesso spirito che ha dato vita alle Leggi di Murphy, brevi frasi che, ritraendo situazioni di vita frustranti, si fanno beffa delle negatività quotidiana: Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla, La fortuna ride agli audaci ma sicuramente non a te, La probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità, Qualsiasi cosa si butti, servirà non appena non sarà più disponibile. Ma la più simpatica è quella che immagina un gatto, che cade sempre in piedi, con una fetta di pane imburrata sul dorso, che cade sempre al rovescio. Il loro nome si deve a Edward Aloysius Murphy, militare e ingegnere statunitense che nel 1949, notando la frequenza con cui dei tecnici sbagliavano, dedusse che «se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo». Da simili esperienze studiosi e scrittori hanno elaborato numerose leggi (non proprio scientifiche) col nome di Murphy.

MOTIVATIONAL COACH 2.0. Cosa rivelano a ben vedere queste frasi da memento sfiga? Non è vero che la fetta di pane cade sempre sul lato imburrato. Però accade. Come accade che il bus sempre in ritardo sia puntuale. Qual è dunque l’utilità dei paradossi? Allenando il pensiero controfattuale ci preparano alle varie evoluzioni della vita con un sorriso. Ridere infatti è una delle due cose da fare in questi casi, l’altra è arrabbiarsi. Lo dice anche il fondatore della psicanalisi. «L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa» perché «comprende un elemento liberatorio e denota il trionfo non solo dell’Io, ma anche del principio di piacere che è abbastanza forte da imporsi, nonostante le sue sventure nella realtà», scrive Freud in Il motto di spirito (1905). Ridere, fra rivolta e protezione, è un atto di superiorità e libertà che rende capaci di accettare e affrontare situazioni spiacevoli con lo stato d’animo più proficuo, la leggerezza. Ed è economico: così in vena di risparmio perché sprechiamo energia per seccarci? E poi rende creativi: se sai crearti uni sorriso nei momenti più assurdi, potrai creare qualsiasi cosa. Si spiega allora il largo impiego di paradossi a partire da Zenone nei vari ambiti scientifici oltre che in libri goliardici: allenano il cervello e fanno ridere. Cosa dice Achille alla tartaruga che lo supera? Sorride. Dopo tutto, la filosofia, non serve a farci divertire, in un mondo più libero e leggero?

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