Foreign fighters e volontari della Grande Guerra: l’entusiasmo delle armi

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Cos’ha in comune l’attuale proselitismo estremista con l’adesione bellica dell’inizio del “secolo breve”? Le parole di un vescovo di Londra del 1915 a confronto con un documento del 2015 dell’autoproclamato Stato Islamico

Pochi giorni fa i curdo-siriani hanno arrestato l’italiano Semir Bogana accusato di far parte delle milizie dell’autoproclamato Stato Islamico: è uno dei foreign fighters italiani, «combattenti che hanno lasciato il proprio paese di origine per unirsi a gruppi armati in teatri di guerra all’estero» (report Ispi 2018). 8.171 i volontari italiani della prima guerra mondiale. A differenza di questi, i primi sposano cause estere. Come se a ogni nazione non bastassero i propri fanatismi.

COMBATTENTI STRANIERI. Circa 20 mila quelli che scelgono le fila jihadiste, di cui almeno 3mila i ragazzi Schengen: età media 30 anni, immigrati di prima, seconda e terza generazione ma anche convertiti dell’ultimo minuto, idealisti delusi e ribelli, che trovano una causa per cui combattere, una via per la realizzazione personale e nuove prospettive di inclusione sociale. In Italia sarebbero circa 130 (fra cui pochi di fazioni non jihadiste).

QUOTE ROSA. Sull’onda delle suffragiste, le donne sostennero la loro voce nella Grande Guerra: alcune trasportando alimenti dalle retrovie alla prima linea; tutte, per lo più, sostituendo nel lavoro i mariti al fronte. Nel progetto del “Califfato” non poteva mancare il ruolo femminile, a caratteri rosa nel testo diffuso nel 2015 per aspiranti terroristi del Bel Paese. Lara Bombati, Alice Brignoli, Maria Giulia Sergio, sono alcune delle 12 foreign fighters italiane per la Jihād.

GUERRA SANTA E GRANDE GUERRA. Cos’ha in comune l’adesione bellica dell’inizio del “secolo breve” con l’attuale proselitismo estremista? L’entusiasmo del sacrificio in stile crociata medievale. Alla notizia della guerra i più scesero festosi in piazza, per poi far ritorno sotto forma di inchiostro in lettere per i familiari. E mentre la violenza perdeva il conto delle sue vittime, servivano legittimazioni a cui aggrapparsi.

Il vescovo di Londra in un sermone del 1915: «Per salvare la libertà del mondo, e la Libertà in quanto tale, per salvare l’onore delle donne e l‘innocenza dei bambini, per salvare tutto ciò che di più nobile vi è in Europa, tutti coloro che venerano la libertà e l’onore, tutti coloro che antepongono al benessere i propri principi e mettono la Vita stessa al di sopra della semplice vita quotidiana, devono riunirsi in una grande crociata al fine di – inutile negarlo – sterminare i tedeschi. Ucciderli non per il piacere di uccidere ma per salvare il mondo […] Io guardo a questa guerra come a una guerra di purificazione, io guardo a ognuno di voi che morirà in questa guerra come a un martire».

Mehdi in “Lo Stato Islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare” del 2015:

«La polizia Islamica della Hisba è responsabile ad ordinare il bene e proibire il male» (p. 17)

«I soldati dello Stato Islamico sono emigrati nelle terre del Jihād per adempiere all’ordine di Allah, sacrificando le loro vite e il loro sangue» (p. 24)

«La loro unica speranza è lo Stato Islamico e la sua metodologia: il Corano e la spada contro gli oppressori» (p. 52)

Un militare italiano, il tenente Teodoro Capocci, scrisse nel suo diario che, nonostante la tristezza, era fiero di sacrificarsi perché «morire così sarebbe stato bello». Era la Grande Guerra da milioni di morti, che nessuno si aspettava ma che tutti, o quasi, accolsero. La Kriegsideologie (l’ideologia di guerra), preparata da nazionalismi, belle époque, delusioni storiche e miti del maschio Alpha, accese gli animi dalle periferie alle scrivanie di tutti i paesi belligeranti. La meditatio mortis era l’esercizio spirituale per recuperare il senso autentico della vita. Il fuoco purificatorio della morte “bella” è il fuoco che i pompieri della realtà distopica di Fahrenheit 451 divampano sui libri, prova che libera conoscenza e fanatismo non vanno mai a braccetto. La filosofia è stata rimossa dai programmi scolastici del “Califfato” di al-Baghdadi. Stessa sorte di fuoco e picconi è toccata a beni archeologici.

«Se Caio vede i concetti e i valori che abbraccia come strumenti per perseguire obiettivi importanti – ma mutevoli e potenzialmente temporanei e quindi da ridefinire e migliorare o persino rimpiazzare, se necessario – è improbabile, a mio avviso, che incorra in atteggiamenti aggressivi di dogmatismo e settarismo. Ma se Tizio percepisce concetti e valori come parte della sua identità, una parte del suo autentico essere, allora atteggiamenti di dogmatismo e settarismo sono altamente probabili» per cui tutto diventa «attacco personale», scrive in un saggio Michael Albert. Per esser parte di grandi progetti non serve impugnare armi. C’è bisogno di foreign peacemakers che dentro la parola Dio non spacciano gli interessi dell’io. Fede è solo un altro nome di democrazia; kāfir è solo un altro nome di incivili.

Agosto 1914: si apriva il primo sipario su contrapposti ideali e visioni del mondo. Settembre 2018: i biglietti per lo spettacolo, a caro prezzo, continuano a propinarceli.

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