Francesco Procopio
dei Coltelli: l’uomo
che inventò i gelati

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Dai sorbetti arabi ai gelati siciliani esportati con furore a Parigi. La diffusione della miscela più famosa al mondo si deve a un illustre sconosciuto che ognuno di noi dovrebbe ringraziare, soprattutto in estate!

«C’è troppo caldo, prendiamo un gelato?!»: chi non ha mai detto questa frase? Se oggi possiamo gustare questo dolce rinfrescante lo dobbiamo al signor Francesco Procopio dei Coltelli, cuoco di origine siciliana che fondò il più antico caffè di Parigi.

Francesco Procopio Cutò. Nato ad Acitrezza o a Palermo a metà del ‘600, Francesco Procopio Cutò, cognome originale modificato in seguito alla traslitterazione francese des Cuteaux (dei Coltelli), lasciò ben presto la sua Sicilia per trasferirsi a Parigi con grande spirito imprenditoriale. Egli infatti aveva ereditato dal nonno una macchina in grado di lavorare artigianalmente i sorbetti, inventati dagli arabi e antesignani dei gelati, e dopo averla provata decise di ampliare la propria produzione.

Le Café Procope. Con grande intuito, Procopio pensò bene di esportare le proprie prelibatezze all’estero e giunse a Parigi, in cui nel 1686 inaugurò il suo “Café Procope”. Sito ancora al numero 13 di rue de l’Ancienne Comédie, il locale oggi è divenuto un ristorante, ma esso fu probabilmente il primo caffè di Parigi o addirittura d’Europa, esistendo ancor prima di essere rilevato da Procopio. Grazie alla posizione strategica di fronte alla Comédie-Française, il locale fu frequentato fin da subito da molti artisti e divenne luogo di ritrovo famosissimo. Tra i suoi assidui clienti non si possono non citare Voltaire, Balzac, Hugo, Robespierre, Diderot, D’Alembert, Napoleone, Benjamin Francklin: non è improbabile che sui tavolini di questo “bar” siano stati stesi trattati e pagine dell’Encyclopédie.

La “patente di gelataio”. Il successo del Cafè è legato soprattutto ai prodotti che offriva: i gelati. Procopio, sostituendo lo zucchero al miele e aggiungendo un po’ di sale per far durare più a lungo il ghiaccio, fece un salto di qualità rispetto ai sorbetti allora diffusi e la macchinetta del nonno completò l’opera. Il ristoratore offriva “acque gelate” (granite), gelati di frutta al limone o all’arancia, sorbetti di fragola: queste rinfrescanti prelibatezze gli permisero di ottenere non solo la cittadinanza francese, ma addirittura una patente reale concessa dal “Re Sole” Luigi XIV che lo rendeva produttore esclusivo dei suddetti dolci.

 

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