Genesi di un capolavoro: per Guernica Picasso guardò ad un quadro siciliano di Palermo

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Il celebre artista spagnolo, come sembrano confermare le testimonianze di chi gli era vicino all’epoca, aveva ben presente il Trionfo della Morte, oggi conservato a Palazzo Abatellis. Nella modalità di composizione e di rappresentazione di una Morte incombente, si fa spazio un legame inaspettato tra le due opere

Che i maestri per essere grandi abbiano bisogno di guardare al passato è cosa nota e risaputa; che Picasso per intuito o per ragione abbia guardato ad un’opera siciliana per la realizzazione della Guernica un po’ meno.
Celebre è la storia che ispirò l’autore spagnolo: il 26 aprile del 1937 la città basca fu duramente colpita e devastata nel corso della guerra civile spagnola, unico simbolo che miracolosamente si salvò fu la Germikako Arbola, in basco Albero di Guernica, che rappresenta la libertà di questo popolo.

Quando Picasso apprende la notizia ha 55 anni, è già uno dei pittori più celebri di Spagna ed è direttore in absentia del Museo del Prado di Madrid. Gli è stato commissionato dal suo governo un murales che deve rappresentare il popolo spagnolo per l’esposizione universale di Parigi del giugno di quell’anno. Se per mesi l’artista è stato in preda alla disperazione per un’opera che non riusciva a concepire, nel momento in cui le notizie su Guernica iniziano a giungere la sua produzione diviene febbrile, il primo schizzo risale già al primo maggio, presenti nell’immagine il toro, l’uccellino, il cavallo e la donna che tiene una lampadina. Nello studio di Rue des Grands-Augustins n. 7, Picasso dipinge e Dora Maar, la sua amante: scatta la genesi di un capolavoro. Esposta in tutti i musei più celebri del mondo, la Guernica oggi riposa dopo tanto peregrinare nel museo Reina Sofia di Madrid dove ogni giorno migliaia di persone rendono omaggio alla più violenta e drammatica rappresentazione della guerra.

Il Trionfo della Morte
Il Trionfo della Morte

Per anni gli storici dell’arte osservando la Guernica si sono chiesti se il pittore di Malaga si fosse ispirato in qualche modo al Trionfo della Morte di Palazzo Sclàfani, primo ospedale pubblico della città, e oggi conservato presso il Palazzo Abatellis di Palermo. L’opera, composta da un ignoto tra il 1440 e il 1450, è un unicum nella Palermo del tempo, l’opera è infatti vicina ad influenze europee sia come stile che come tema. Una babele di stili, che ha confuso per anni i critici, mostra, insieme alla morte giustiziera imparziale, in una danza macabra i defunti e i vivi che invece incuranti vanno a caccia, leggono e suonano strumenti.
Impossibile non notare, anche per occhi poco esperti, l’enorme somiglianza che intercorre tra il cavallo della Guernica e quello al centro del Trionfo. La frammentazione cubista rivive nelle spigolose linee che l’artista ignoto ha voluto donare al cavallo che ormai scheletro sembra nitrire a vuoto eppure risuona pericolosamente nel nostro immaginario. Il dolore e la disperazione accomunano le due opere: se in quella spagnola a fare da padrone è la tragedia per una morte ingiusta e incomprensibile, nel Trionfo la protagonista è proprio lei che fiera spezza le anime degli umani, tra i loro volti però non vi è solo disperazione, ma anche serenità per una pace che finalmente è giunta al suo traguardo. A rispondere alla domanda se Picasso abbia guardato a quest’opera l’artista Renato Guttuso, che del pittore era molto amico, in un saggio dal titolo La grande eguagliatrice siciliana del 1986 e dedicato proprio all’opera di Palermo, afferma: «Un giorno, parlai con Picasso: conosceva l’affresco, non direttamente, ma da illustrazioni». A conferma della tesi anche le parole di Fabio Carapezza, figlio adottivo di Guttuso, che sostiene di essere stato messo a conoscenza della vicenda dal padre in presenza di Cesare Brandi, il creatore della teoria del restauro in Italia. Lo stesso Guttuso proverà a comporre un grande disegno che lui definisce: «Una sorta di incrocio tra il Trionfo della morte e Guernica».

Innegabile quindi il legame che c’è tra le due opere seppur così lontane sia geograficamente che temporalmente. Perché la morte è una giustiziera imparziale colpisce tutti ricchi e poveri, potenti e deboli, i primi e gli ultimi, indistintamente. Fa male e a volte è un sollievo, devasta e distrugge. Al suo passaggio però cala il silenzio e non resta che contare i caduti.

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