Heidegger e il caso di Gela: educare è crescere insieme con «Cura»

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L’ennesima notizia di un professore malmenato a scuola da un genitore ci costringe a riflettere sul senso dell’educazione. E lo facciamo con un pensatore d’eccezione, quello di Essere e Tempo, che, da buon padre, ci racconta una storia

Non facciamoci intimorire dal baffetto e dalla durezza del tedesco: anche Heidegger sapeva essere un buon padre, dialogando a tavola con i due figli e aiutandoli nelle loro inclinazioni: «Ci lasciò liberi di scegliere. Poi si interessò ai nostri studi: ai problemi della tecnica per ciò che concerne mio fratello e a quelli che suscitavano il mio mestiere di soldato». Era quanto raccontava nel ’96 il figlio Hermann (riconosciuto se pur nato da una relazione adulterina della madre, ma questa è un’altra storia). Se il pensatore tedesco fosse ancora vivo potrebbe illuminare gli studiosi intenti a disquisire circa la sua adesione o meno alla Lega. Ma al di là di queste diatribe, una cosa possiamo dirla: dal pulpito di qualche aula, magari dal “Giardino dei novizi” del Monastero dei Benedettini a Catania, avrebbe inveito contro il modo dei più di intendere la relazione genitori-figli, riflessa nei titoli di cronaca. È di giovedì scorso l’ennesimo caso di violenza a scuola: a Gela (Caltanissetta) un genitore ha sferrato un pugno in faccia a un docente, reo di aver scritto una nota al figlio 14enne. Che poi il padre in questione fosse agli arresti domiciliari è la ciliegina sulla torta, una torta di panna acida e tristezza.

CHE SIGNIFICA AVERE CURA?.  Un giorno la Cura stava guadando il fiume quando raccolse del fango e cominciò a dargli forma. Mentre era intenta a capire cosa avesse fatto, intervenne Giove al quale chiese di infonder lo spirito. Ma a quel punto discussero sul nome da dare a quella forma incerta e anche la Terra si intromise. I disputanti elessero Saturno a giudice che scelse il nome di homo, poiché fatto di humus: «Tu, Giove, poiché hai dato lo spirito, alla morte riceverai lo spirito; tu, Terra, poiché hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fintanto che esso vivrà, lo possieda la Cura». Heidegger narra la fabula in Essere e Tempo (1927), desumendola dallo scrittore latino Igino l’Astronomo (I secolo d.C.). Che sia proprio il dio del Tempo a dare nome all’uomo non è privo di significato: la cura richiede tempo, si rivela nel tempo, e in essa l’uomo agisce da uomo. Ma che significa avere cura? E in che modo capirlo può aiutare a far luce sul rapporto genitori-figli e sul senso dell’educazione tout court?

GENITORI SPAZZANEVE. La cura come prendersi cura (Besorgen) è preoccuparsi delle cose che servono all’altro, «intromettendosi al suo posto»: l’altro riceve «a cose fatte e da altri, già pronto e disponibile, ciò di cui si prendeva cura». È il caso di Gela: il genitore avrà pensato che dare un pugno al professore fosse un modo per prendersi “cura” del figlio, agendo per lui (al di là del vivere civile e delle leggi), togliendogli la possibilità di affrontare in libertà e responsabilità un problema a scuola. Un caso particolare di genitore spazzaneve, quello che spala la strada ai figli da fatiche, convinto di pro-curare loro dei successi, ma privandoli del diritto e dovere di prendersi cura di sé.

COSA VUOL DIRE EDUCARE? Invece la cura come avere cura (Fürsorge) «aiuta l’altro a divenire trasparente nella propria cura e libero per essa», favorendone l’autorealizzazione. Questo aver cura liberante è il modo d’essere più proprio dell’uomo, in quanto Esser-ci (Dasein), cioè ente che nasce qui nel mondo col mondo. È un concetto che abbraccia ogni ambito della nostra vita, dalla famiglia, alla vita di coppia, all’organizzazione sociale. Secondo la fabula infatti alla Cura è affidato l’uomo per tutta la durata dell’esistenza. Educare significa allora essere-con loro nel mondo. Significa dialogare in famiglia e non unilateralmente con interrogatori che si limitano al che cosa dei voti e non al chi dell’esperienza; significa formare bambini/ragazzi capaci di stare dinanzi a uno schermo piuttosto che controllarli con iperprotettivismi da Big Brother, pretendono la tracciabilità su WhatsApp e l’accesso alle storie su Instagram. Educare significa formarli per affrontare la vita, ma lasciare che possano poi farlo da soli. È crescere con loro prendendosi insieme cura del mondo. Ogni bambino è come un zeitlose di cui parla Heidegger nei Seminari di Zollikon, il fiore che ha una fioritura fuori da quella canonica primaverile: ha il suo tempo e il suo modo per fiorire.

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