«I giovani devono creare, non cercare lavoro» Partire dalla formazione per il rilancio del Sud

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Si è tenuto al Palazzo Arcivescovile di Catania il convegno di studio dal  tema la “Professionalità a servizio dello sviluppo economico dell’Italia meridionale. Giovani e Università Cattolica”

Di fronte a un drastico depauperamento delle risorse dovuto all’ “esportazione” di capitale umano, cioè all’irrefrenabile fuga dei cervelli, bisogna trovare qualcosa per motivare i giovani e indurli a restare, o tornare, in una Sicilia che ha bisogno di loro per ripartire. Le istituzioni devono trasmettere ottimismo alle nuove generazioni.

«Ci vogliono ardire e cervello per essere artefici del nostro futuro». Queste le parole con cui ha esordito Carmelo Papa, direttore generale della STMicroelectronics Italia, in occasione della conferenza tenutasi presso il Palazzo Arcivescovile di Catania “Professionalità a servizio dello sviluppo economico dell’Italia meridionale. Giovani e Università Cattolica”, che ha visto la partecipazione, tra i relatori, di Salvatore Gristina (arcivescovo di Catania),  Antonino Raspanti (vice presidente Conferenza episcopale italiana), Franco Anelli (rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) , Davide Faraone (sottosegretario alla Salute), Andrea Patanè (delegato della conferenza Episcopale Siciliana per l’Università Cattolica) e  Saverio Continella (amministratore delegato del Credito Siciliano).

Un momento del convegno

ISTRUZIONE E LAVORO. «Per incentivare i giovani – osserva l’avvocato Paola Catania – è necessario un rapporto più stretto tra gli ordini professionali e i giovani stessi». Oggi, nonostante i mutamenti della nostra società, il sistema formazione-occupazione non si è evoluto in maniera consona. A tal proposito osserva Davide Faraone, sottosegretario alla Salute e all’Istruzione: «L’elevato tasso di occupazione giovanile all’estero, dove si applica il modello dell’alternanza scuola-lavoro, sembra una valida garanzia di quanto tale schema sia valido. In Italia esso è in applicazione solo da poco tempo: per quanto l’istruzione sia già uno strumento di selezione delle classi dirigenti e non solo, è necessario avere anche competenze tecnico-professionali, la scuola deve preparare lavoratori».

LO STUDIO UNIVERSITARIO COME METODO DI VITA. La scuola deve fornire competenze pratiche, mentre l’università deve offrire un metodo: «Lo studio fornisce un metodo d’apprendimento, non nozioni mnemoniche. Per esempio, – sostiene Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – nonostante le leggi cambino continuamente, una laurea in giurisprudenza mantiene sempre la sua validità proprio perché l’università insegna a studiare, ad affrontare problemi, non si limita a offrire concetti da memorizzare». Molti studenti, attratti dalle maggiori possibilità di lavoro che le università del nord e dell’estero sembrano offrire, decidono di abbandonare il sud. La circolazione delle menti è positiva, ma la perdita no.

CREARE LAVORO PER COMBATTERE LA DISOCCUPAZIONE. Dopo l’esperienza fuori dalla propria città, bisognerebbe tornare e mettere a frutto ciò che si è appreso, anche quando le prospettive lavorative non sono rosee, come dimostrano i dati statistici. Tra le rischiose conseguenze della disoccupazione vi è anche la denatalità, dovuta a un ritardo della possibilità di formarsi una propria famiglia. La sfida dei giovani allora dovrebbe essere quella di creare e non cercare lavoro. È questa l’esortazione di Saverio Continella, amministratore delegato del Credito Siciliano: «Tra i laureati di oggi ci sono tanti umanisti e pochi economisti, ma bisogna saper sfruttare tutte le competenze e creare innovative forme di collaborazione trasversale». Oggi le start-up, di cui Catania è grande promotrice, offrono tale possibilità: la tecnologia è pervasiva, la sua applicabilità non ha limiti e consente la fondamentale collaborazione di specialisti di vari settori.

INVESTIRE MEGLIO PER AMORE DELLA SICILIA. Specialisti che l’università deve formare: «La politica deve investire di più sull’istruzione, deve sottoporsi a un’autocritica obiettiva e qualificare le proprie spese senza sprechi, selezionando le specialità su cui è più opportuno puntare». Queste le parole dell’Eurodeputato On. Salvo Pogliese, che denuncia le responsabilità politiche dietro agli sprechi di denaro, un’offesa alla dignità dei Siciliani. Osserva con sincero affetto nei confronti della propria terra Alfio Di Pietro, Segretario generale della Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali: «La Sicilia è come una sposa, non come un’amante: bisogna amarla nelle sconfitte e nei successi».

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