Il dettato interiore
e la voce poetica
nei “Dialoghi assenti”
di Gisella Torrisi

19/05/2017 - 8


La giovane poetessa siciliana presenterà la sua ultima raccolta sabato 20 maggio alla biblioteca comunale di Biancavilla

Un dialogo assente è un’occasione mancata, un fiore non colto, ma se la voce scende in strada qualcuno dovrà ascoltarla o perlomeno dovrà farci i conti. Dialogo assente (e la voce scese in strada) è la raccolta poetica della giovane scrittrice siciliana Gisella Torrisi – recentemente pubblicata da Algra Editore – che darà voce e vita al suo dialogo poetico sabato 20 maggio alle 17.30 presso Villa delle Favare (Biancavilla). Gisella, già autrice del romanzo La perfezione è Libertà (2012) si dedica alla poesia come a una missione, la sua; scrivere significa per lei sottostare ad un dettato interiore, soddisfare una forte esigenza, stabilire un dialogo. Assente come «lo stato alfa in cui si cade quando prende il sopravvento l’ispirazione o, nel mio caso, la visione».

La copertina

La raccolta si apre con una sezione intitolata “Anno zero” ovvero il big bang originale, ma è una genesi fatta di condizionali senza tempo, è una sezione dedicata «alle parole che non volgi» come in un dialogo assente. È Ella Flaubert a prendere alla fine il sopravvento, nonostante sia stata invitata a tacere, perché per un animo tormentato e instabile come quello romantico è impossibile far silenzio. Proprio nel momento in cui la poesia si fa trascendentale frutto di una profetessa in trance, la realtà, quella vera, affiora e rivela l’esigenza del sopravvivere, la missione salvifica da compiere. È una poesia che sorprende il lettore rompendo continuamente con gli schemi tradizionali e vanificando ogni sua previsione. Il mondo narrato è composto da uomini che fuggono la giovinezza e da una natura armoniosa che a tratti scompare mentre le «molecole elettroniche prendono spazio».

Con “Bozza di una rivoluzione” si apre forse un varco mediante il racconto di un mondo fatiscente in cui le buste di plastica sono uccelli e chi cerca di salvarlo è incapace, come vegani che bevono da bicchieri i cui orli sono carne. In questa rivoluzione che è più un’involuzione la parola aborto è frequente e si sfiora a tratti la prosasticità. E allora qual è la rivolta? Forse sta tutta dentro il vaso di Pandora, da svuotare fino al fondo. O nel fiabesco mondo di “C’era una volta la pioggia”, mondo alla deriva i cui abitanti non godono più nemmeno del ricordo del buon tempo e si perdono pure gli odori, in un’omologazione di massa da cui chi tenta di sfuggire è disadattata, randagia perché «randagia è anche solo forse una parola detta all’immagine perfetta senza presa». Le piccole conchiglie chiudono il dialogo assente, la poesia senza nascite ma solo aborti di maternità infertili, private, come l’assenza. «Scrittura / snaturata in una casa / che non era dimensione / alcuna / non ero io».

 

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