Italian Harmonists:
un crossover di generi
e grandi emozioni

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Cinque cantanti, un pianista e tre cd. Sono questi i numeri dell’ensemble milanese, fra gli ospiti della IV edizione di Castelbuono Classica, rassegna di musica colta che si terrà in provincia di Palermo fino a domenica 26 agosto 2018

Andrea Semeraro, Giorgio Tiboni, Luca Di Gioia, Massimiliano Di Fino e Sandro Chiri e Jader Costa sono gli Italian Harmonists, un quintetto vocale composto da quattro tenori, un basso e un pianista, con un repertorio che tributa la canzone italiana dagli anni Trenta ai Cinquanta. Un passato da musicisti e un presente che li vede impegnati anche come artisti del Coro alla Scala di Milano. Abbiamo incontrato a Palermo il tenore Andrea Semeraro, in occasione della “Castelbuono Classica”, per farci raccontare quest’avventura nata nel 2003 e che ha visto gli Italian Harmonists fra l’altro vincitori del Premio Carosone 2007 e della medaglia d’argento della Regione Lombardia nel 2013.

Andrea Semeraro, come le è arrivata l’illuminazione di “Italian Harmonists”?
«Ci siamo ispirati ai “Comedian Harmonists”, un gruppo berlinese degli anni Trenta, artisti del coro come noi che nel tempo libero si incontravano per rivisitare il repertorio popolare tedesco, mentre noi ci siamo dedicati a quello italiano. Siamo usciti con un primo disco nel 2009 dal titolo “Quando la radio”, con molti brani italiani anni ‘30 e ’40 riarmonizzati e riarrangiati dal nostro pianista Jader Costa. Da un paio d’anni a questa parte, con “Classicheggiando”, abbiamo intrapreso un progetto più nelle nostre corde se vogliamo, con un repertorio di musica classica dove noi stessi ci siamo occupati dell’armonizzazione e dell’arrangiamento. Un lavoro che riteniamo sicuramente più interessante dal punto di vista musicale».

Riuscite ad arrangiare con facilità i brani per le vocalità di tenore e basso?
«Il quarto tenore Giorgio Tiboni dal punto di vista canoro è un po’ un jolly, la sua vocalità duttile gli permette di cantare sia parti baritonali sia, come nella Barcarola de “Les contes d’Hoffmann” di Offenbach, i sovracuti insieme al nostro tenore primo. Infatti, oltre a Massimiliano Di Fino i tenori effettivi siamo Luca Di Gioia ed io, le nostre voci sono simili come colori e tessitura e poi c’è il basso Sandro Chiri che in questo concerto però è assente giustificato dal momento che si trova insieme alla moglie a Vladivostock per adottare un bambino. Siamo molto contenti per lui e per l’occasione verrà sostituito da un nostro collega musicista e organista».

Il repertorio di “Classicheggiando” include brani di Puccini, Boccherini, Rossini, Schubert, Verdi fino a Porter e Bernstein. Questi ultimi li possiamo annoverare fra gli autori classici?
«Assolutamente. Leonard Bernstein è con Benjamin Britten, uno dei pochi compositori del Novecento in grado di creare una continuazione con autori come Puccini, Mascagni e Leoncavallo.
La parte per tenore in “West Side Story” è davvero bella e Bernstein è un compositore vero. Per quanto riguarda Cole Porter abbiamo scelto “Night and day” perché è un evergreen e ci permette di chiudere in maniera leggera il concerto».

La fine dei “Comedian Harmonists” fu decretata dall’emanazione delle leggi razziali in Germania, essendo alcuni suoi componenti ebrei. Quali discriminazioni cercate di abbattere con la vostra musica?
«Noi lavoriamo alla Scala ed essendo un’eccellenza mondiale siamo abituati ad avere colleghi di ogni nazionalità e dai tanti colori della pelle, da questo punto di vista la musica unisce e abbatte barriere. Da quello strettamente musicale il nostro genere è un crossover, un incrocio fra la musica classica, pop e di ricerca. L’obiettivo è rendere maggiormente fruibile la musica classica, anche per chi non la ascolta abitualmente e la considera troppo seriosa. Indubbiamente abbiamo brani molti impegnativi come l’intermezzo di “Manon Lescaut” o l’ouverture del “Nabucco”; dobbiamo divulgare grandissime melodie, pagine musicali memorabili usando solo le nostre voci e devo dire che questo approccio funziona e conquista il pubblico, perché la voce è uno degli strumenti più potenti in grado di arrivare dritta al cuore delle persone».

In alcuni brani vi sostituite agli strumenti mentre in altri ricercate sonorità ed effetti vocali. Come ci riuscite?
«La vocalità del cantante lirico è più varia e ricca, possiamo cantare con voce impostata, pop oppure imitando gli strumenti. È grazie alla tecnica se possiamo spaziare come tavola di colori, sonorità, in tante direzioni; ovviamente l’imitazione strumentale, la posizione del falsetto o della voce piena devono essere contestualizzate all’esecuzione del brano, avere uno scopo ben preciso e non essere mai fine a se stesse».

Dopo Castelbuono Classica dove vi potremo riascoltare?
«Alla Casa Verdi di Milano, dove inaugureremo la loro stagione concertistica. Avevamo già avuto modo di farci conoscere per la promozione del nostro cd, quando ci hanno chiamati siamo stati molto felici perché è prestigioso suonare di fronte a un pubblico così competente e in un luogo dove il livello dei concerti è sempre molto alto».

Non ci resta che invitare il pubblico stasera alle 21.00 al Chiostro di San Francesco a Castelbuono, provincia di Palermo. A che tipo di concerto assisteremo?
«Non sarà un concerto lirico o l’esecuzione di un gruppo tradizionale o a cappella ma un evento live unico tutto da ascoltare, nel quale la voce naturale arriverà in maniera più diretta del disco avvolgendo la platea. Nessun microfono o amplificazione potrà mai riprodurre l’acustica, l’emozione, i colori e i respiri di un’esecuzione dal vivo».

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