La cassata: un dolce tipicamente siciliano anche nelle origini?

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Dire Sicilia significa inevitabilmente dire pasticceria, dessert, ricotta fresca. In una parola, cassata. Un dolce tipico che non smette di conquistare estimatori e curiosi, e che porta alto il nome dell’isola nel mondo intero. Eppure, per quanto tradizionale sia ormai da secoli, questa torta non ha un’origine tutta nostrana

L’etimologia del termine cassata viene dall’estero, in particolare dalla vicina Spagna: quesada (o quesadilla) è non a caso il termine che in castigliano designa un prodotto culinario a base di formaggio, dal latino caseata che ha la medesima radice.
Non si tratta, però, di una mera questione di denominazione. La stessa ricetta ha una provenienza lontana, che nel caso specifico arriva dall’altra parte del Mediterraneo.

Secondo la leggenda, un giorno un contadino siculo si imbatté in un pastore arabo che era alle prese con la preparazione di un cibo a lui sconosciuto, che come ingrediente principale aveva la ricotta.
Incuriosito, il contadino domandò cosa stesse cucinando, ma il pastore capì male e rispose a un’altra domanda: non «Che cos’è?» il piatto quasi pronto, bensì «Che cos’è?» il recipiente utilizzato dall’uomo. Così, la risposta del pastore fu: quas’at, che in arabo significa bacinella. Il malinteso non fu chiarito, e il contadino tornò per la propria strada convinto di avere ottenuto il nome esotico di una nuova pietanza.

Da lì, probabilmente come esperimento del curioso paesano, nacque la cassata, che oltre alla frutta candita e alla pasta reale – di cui la Trinacria è un’esperta conoscitrice – porta con sé un pizzico delle due culture delle quali è il risultato: il pan di Spagna e la ricotta di pecora. Un mix di sapori che si riflette anche nel nome con cui l’ultima portata del pasto è passata alla storia e che custodisce più di un segreto.

Ora che molti sono stati svelati, non resta che assaggiarla e gustarsela fino all’ultimo boccone!

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