“Le Bor­del d’A­vi­gnon”: Spiegare attraverso la danza il senso di un quadro cubista

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L’opera di Pablo Picasso alla base dello spettacolo che ha visto come madrina Carla Fracci al Metropolitan di Catania

«Ho visto tantissimi spettacoli di danza, ma mai uno simile. Questi ballerini non sono semplicemente bravi, sono straordinari, meritano un successo internazionale». Queste le parole di Carla Fracci, signora indiscussa della danza, a conclusione dello spettacolo di cui è stata madrina “Le Bordel d’Avignon”, andato in scena al Metropolitan di Catania giorno 9 febbraio. Non meno entusiasta il marito, il regista Beppe Menegatti, che alzatosi dalla platea ha preso la parola per complimentarsi con gli artisti. Nato dalla collaborazione di Cristian Cosentino, Sebastiano Sicilia e Daniele Caruso (Direzione Artistica) e portato in scena dalla neonata compagnia Experience Theatre Ballet, questo balletto realizza un perfetto sincretismo tra pittura, musica, danza e poesia.

Pittura in danza. Cosa si cela dietro un celebre quadro quale “Les demoiselles d’Avignon” di Pablo Picasso? Nel dipinto appaiono cinque prostitute nude i cui corpi sono deformati dalle geometrie del Cubismo. Con la danza queste donne prendono vita, hanno dei nomi e dei volti ben definiti: sono Marie Therese, Jaqueline, Françoise, Eva e Fernanda, storica amante di Picasso. Abbagliato dalla bellezza di quest’ultima, che spicca in mezzo alla folla della piazza, il pittore la segue fino a una porta e con delusione scopre che è una prostituta. Nella casa d’appuntamenti si respira un’aria inebriata di piacere e insofferenza: i rapidi movimenti delle ballerine esprimono la loro necessità di fuga da quegli uomini in cerca di libidine.

Passione travolgente. Superando la delusione, Picasso (Cristian Cosentino) si abbandona tra le braccia di Fernanda (Felicia Bisicchia) in un passionale passo a due che simboleggia il superamento del pregiudizio: i corpi si intrecciano celebrando un piacere d’annunziano e alla fine nel pittore, quasi invasato, giunge l’ispirazione.

Il quadro. Con le prostitute che ricompongono un mosaico di cubi, appare sulla scena il dipinto, “Le demosilles d’Avignon”: davanti a esso, seduto, Picasso in estasi, dietro le ballerine immobili, nude, quasi rappresentazioni viventi di quello che il quadro mostra. È così che la nudità non è più volgare, ma purificazione di una bellezza corrotta da tempo ed eternata dall’arte.

 

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