Le commedie teatrali di Carmelo Greco: «Così la letteratura diventa integrazione»

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Messi in scena in contesti particolari come la Casa circondariale di Siracusa, i testi sono stati raccolti in un volume che sarà presentato il prossimo 22 settembre a Biancavilla

Quali e quanti sono gli scopi del teatro? È possibile che quest’arte, così antica e universale, diventi uno strumento d’integrazione? Le commedie sociali di Carmelo Greco sembrerebbero rispondere proprio a questa domanda. Il giornalista e scrittore, autore di apprezzati testi teatrali didattici presenterà venerdì 22 ottobre alle 18 il proprio volume “L’italia e altre commedie” (Edizioni di Pagina, 2016) presso Villa delle Favare a Biancavilla (CT).

VERSO UN TEATRO SOCIALE. Le tre commedie che compongono la raccolta sono state tutte messe in scena in contesti particolari, con attori d’eccezione: carcerati della Casa circondariale di Siracusa e ragazzi magrebini che vivevano in Sicilia. Il progetto di un teatro sociale è nato dal confronto con la professoressa Manuela Caramanna, docente presso il carcere siracusano: «Il suo obiettivo – racconta Carmelo Greco – era coinvolgere i detenuti in un’attività ricreativa ed educativa che solo il teatro può offrire. Perché ciò potesse accadere era necessario non usare un dramma d’autore già noto, ma scrivere qualcosa di inedito che si adattasse alle loro capacità e soprattutto ai loro interessi».

COLLABORARE PER VINCERE LE DIFFICOLTÀ. Trovare tematiche che interessino tante persone contemporaneamente e allestire una commedia dal nulla con attori improvvisati (che magari fino a quel momento non hanno mai interagito con il mondo del teatro, neppure da spettatori) è una sfida molto difficile, che è possibile vincere solamente con la collaborazione e l’impegno di più persone. I testi pensati da Greco sono stati quindi adattati alle alle esigenze educative da Manuela Caramma e la messa in scena è stata possibile grazie all’impegno dei registi. Primo tra tutti Liddo Schiavo, che ha avuto la pazienza di insegnare ai detenuti l’arte della recitazione, a partire da come si sale su un palco e si tiene la scena affrontando l’impatto con il pubblico. Per la realizzazione delle opere sono stati poi fondamentali trucco, abiti, scenografie, il tutto generosamente offerto da volontari. «La collaborazione supera le difficoltà» afferma soddisfatto Carmelo Greco.

IL VALORE UNIVERSALE DEI NUMERI. Nella commedia “I conigli di Fibonacci” l’autore ha immaginato l’incontro tra animali parlanti in una fattoria del Medioevo. «Il testo teatrale – spiega – mette in scena le difficoltà di comunicazione che possono sussistere tra razze diverse». Si tratta di una scelta tutt’altro che casuale. Se la committenza, infatti, ha sempre la sua importanza, in questo caso il dramma era destinato a essere rappresentato da ragazzi magrebini giunti in Sicilia. «Il valore didattico – continua Greco – emerge anche dal riferimento a Fibonacci e alla matematica: i numeri, di origine araba, sono internazionali e superano le barriere tra Oriente e Occidente. In questo modo è stato possibile anche far avvicinare i ragazzi alla matematica».

TUTTI DIVERSI, MA TUTTI UNITI. Le difficoltà di comunicazione, però, possono nascere in tutti i contesti: ne è un esempio la commedia “Italia”, in cui garibaldini del nord e del sud della penisola non riescono a comprendersi per i differenti dialetti. Il fatto che la commedia si concluda con un gioioso inno d’Italia intonato tutti insieme indica come anche dalla diversità può nascere unità. «Della diversità siamo fatti tutti noi: ogni individuo è diverso dagli altri. Prima di tutto dobbiamo conoscere noi stessi, sapere di che pasta siamo fatti. Solo dopo possiamo decidere se e chi accogliere, io mi limito a dare al lettore uno spunto di riflessione».

“TARALLUCCI E VINO”. Competizione come discordia o come sano sprono a migliorarsi? In “La Maratona” l’accordo finale raggiunto da due piccoli paesi di campagna sembrerebbe evidenziare il lato positivo della competizione, tuttavia il testo è attraversato da una sottile ironia. «La conclusione – spiega ancora Greco – è un’allusione ironica al fatto che in Italia tutto finisca sempre a “tarallucci e vino”, proprio come se l’Italia stessa fosse una commedia. La mia è una provocazione e allo stesso tempo un invito ad abbattere le inutili barriere che noi stessi costruiamo».

DENTRO LA STORIA. Dal Medioevo all’età contemporanea, passando per l’Unità d’Italia: così le tre commedie attraversano un arco temporale lungo quanto gran parte della storia della nostra penisola. «Il mio orizzonte – conferma Greco – è la grande letteratura. Nel mio piccolo ho voluto alludere al significato etimologico di commedia in senso dantesco, cioè caratterizzata dal lieto fine, e ho preso spunto dal romanzo storico manzoniano. Sappiamo già come è andata la storia, conosciamo i fatti, ma non possiamo leggere nelle menti di chi la storia l’ha vissuta, non abbiamo idea di cosa pensassero gli uomini mentre vivevano in prima persona ciò che noi oggi studiamo. A questo servono poeti e scrittori, a rivelare i pensieri reconditi che nessuno sa».

 

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