Lo sforzo che dà senso all’esistenza. È lunedì, prendila con sport!

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L’importante è partecipare è solo una magra consolazione? E cos’è che spinge i recruiter alla voce hobby? In che senso se amiamo quel che facciamo non lavoreremo neanche un giorno della nostra vita? Con Ortega y Gasset e Platone in tuta parliamo di alpinismo, calcio, atletica e ciclismo

Manchi la parata al 90° e la tua squadra non va in finale? Ti classifichi quarta nelle gare d’atletica? «L’importante è partecipare» – dicono. La tua amica colleziona fregature in amore e ridendoci su ti dice: «Ormai lo faccio per sport»? Tutte magre consolazioni? I recruiter ammettono che buona parte dei 9 secondi della lettura dei curriculum vitae la dedicano curiosamente alla voce hobby: lì stanno le nostre ore di libertà e lo sport è emblema di tutte le sottovoci che segnano come frecce su carta topografica la nostra sensibilità vitale. Cosa c’entra tutto questo?

Abbiamo scritto tutti almeno una volta un tema sui vantaggi fisici e sociali dello sport. Ma sapevate che ha anche vantaggi filosofici? Non solo aumenta autostima e conoscenza di sé; favorisce l’autocontrollo; sfoga emozioni e tensioni. È anche rimedio ai solipsismi umani (socializzare davanti a una palla è semplice) e ambientali: lo sport (e non telecomando o schedina) ci riporta alla natura. L’etica sportiva fornisce chiari esempi educativi a prova di disquisizioni filosofiche: l’atleta che non imbroglia per ottenere risultati, che si diverte, che cena con l’avversario, che riconosce il fallo, è un vero kantiano. Un alpinista non dirà mai che è tale per la vetta ma per il piacere dell’ascesa. Chiedereste mai a un ciclista dove sta andando?

«E tale liberissima accettazione di un penoso sforzo è la definizione stessa dello sforzo sportivo», evidenzia in La ragione storica (1940) il filosofo José Ortega y Gasset. Non solo. «Alle opere veramente di valore si arriva soltanto attraverso la mediazione di questo sforzo antieconomico: la creazione scientifica e artistica, l’eroismo politico e morale, la santità religiosa sono i sublimi risultati dello sport». Non è un caso se ad infiammarsi non sono più le piazze, dove sono rari anche i bambini, ma i nostri divani, spettatori di lucro. In Il tema del nostro tempo (1923) spiega che il problema sta nella divinizzazione del lavoro col suo carattere quantitativo, a cui contrappone un altro tipo di sforzo: «Se nel lavoro è la finalità dell’opera a dare senso e valore allo sforzo, nello sport è lo sforzo spontaneo che dà dignità al risultato». C’è qualcosa di più sportivo (e di più antieconomico) della filosofia e più filosofico dello sport? Filosofia e sport condividono gli stessi natali: due facce della medesima vitalità, rivolte alla comune sfida di migliorarsi, raggiungere l’armonia e dare senso all’esistenza. Platone è un filosofo in tuta, ma senza completino Adidas: ex lottatore e amante praticante della filosofia, per lui l’esercizio ginnico è palestra anche per la virtù morale dei giovani e dei futuri custodi della Kallipolis. Sta qui il senso del concetto di Kalokagathia. Mens sana in corpore sano, raccomandano gli antichi e canta Luca Carboni. Per questo da anni si parla di Filosofia dello Sport, fra metafisica, etica e politica. Quando trattiamo con le idee, esorta il pensatore madrileno in La Ragione storica, dobbiamo installarci «tra l’opprimente serietà della vita, del vivere, e la irresponsabile leggiadria del gioco». La filosofia è scienza degli sportivi, in cui «bisogna entrarvi con allegria, la limpidezza, la disinvoltura e l’indifferenza del buon sportivo». È questo il pensare «che procura alla mente l’ampiezza dei movimenti». Lo faccio per sport: non è forse fare qualcosa con un certo impegno non curante?

Fai quello che ti piace e non dovrai lavorare neanche un giorno della tua vita. Significa forse che non farai fatica? Non di certo. Ma «darà al suo sforzo quell’aria gioviale, generosa e un po’ scherzosa che è propria dello sport. Attenuerà, per quanto possibile, l’aspetto triste del lavoro che pretende di giustificarsi con patetiche considerazioni sui doveri», scrive ne Il tema del nostro tempo. Allora l’uomo «tratterà la sua arte con la punta del piede, come un buon calciatore» e riuscirà a dare alla vita «l’aspetto tranquillo di un giorno di festa». Che lo sport sia libertà ce lo ricorda l’etimologia di ginnico coi suoi derivati: gli atleti dell’Antica Grecia si allenavano nudi. Sì, l’importante è partecipare. Prendiamola con filosofia. Prendiamola con sport, sintesi felice di libertà e disciplina. «Vivere significa trovarsi in una valle di lacrime» ma farne un’avventura sportiva, leggiamo in La ragione storica. La libertà ha il sapore salato della gratuità dello sforzo.

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