“Mediterraneum Collection”, segni
e scatti di un mondo
che non c’è più

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Eventi che hanno segnato il nostro passato, sguardi alternativi e acuti sulla realtà che ci circonda, un potere evocativo che invita alla riflessione sui grandi temi dell’esistenza. Ecco un concentrato di ciò con cui, da oggi fino al 6 gennaio, i visitatori appassionati di fotografia potranno entrare in contatto a Catania nel cuore del suo centro storico

Una mostra sui generis. Una mostra che non ha un tema preciso. Ne ha mille, forse di più. Questa è “Mediterraneum Collection” dedicata alla fotografia internazionale d’autore, inaugurata a Catania vicino il Castello Ursino, in un quartiere, “Angeli Custodi”, cuore del centro storico, presso il polo museale, ubicata negli spazi dell’ex convento S. Chiara, che per anni è stato adibito ad anagrafe del capoluogo etneo. Nel dialogare con uno dei curatori, Vittorio Graziano, emerge il perché dell’evento che sarà possibile visitare fino a domenica 6 gennaio.

La mostra si compone di fotografie donate dagli autori all’associazione “Mediterraneum” negli anni da fotografi italiani e stranieri che negli ultimi 50 anni hanno vissuto le contraddizioni della nostra Sicilia e del mondo. Contraddizioni che sono in noi stessi, quando ci inoltriamo oltre la superficialità che contraddistingue il nostro grigio quotidiano.

Nei 55 scatti esposti emergono, soprattutto, volti di un mondo che forse non c’è più, ma che hanno tutta la forza di uno sguardo sulla realtà tutta particolare. Passando dal modo di osservare il mondo e di raccontarlo di Ferdinando Scianna con la foto intitolata “Bagheria”, allo straordinario punto di osservazione mobile, come lo definisce lui stesso, di Giovanni Chiaramonte nella sua foto “Gela” tratta da “Ultima Sicilia”. Al dettaglio del volto di un uomo sporco di carbone, immortalato dal catanese Fabrizio Villa a Serra San Bruno, in Calabria, che pur esprimendo il duro lavoro che compie non smarrisce la dimensione umana della speranza. All’interno della collezione, allestita con sobrietà, ma con gusto in un ambiente unico come un ex convento, vi sono anche pregevoli elaborazioni fotografiche che hanno il merito di fare riflettere, permettendo di fare pure un cammino di introspezione non comune.

L'uomo sporco di carbone immortalato da Fabrizio Villa
L’uomo sporco di carbone immortalato da Fabrizio Villa

Tanti sono gli eventi che nelle foto si raccontano. Eventi che hanno segnato passaggi importanti dello scorso millennio e che attraverso il potere dello scatto fotografico hanno la possibilità di rimanere indelebili davanti a noi in una rara collezione che si spera, tra non molto, abbia una “casa” permanente nella nostra città. Chiunque visiterà la mostra sarà costretto a farsi delle domande sulla vita e sulla morte e, in qualche modo, leggendo anche i titoli che ogni artista ha dato alla propria foto, sarà costretto a guardare quel particolare della realtà quasi con un atteggiamento di contemplazione.

Prezioso, il catalogo, che viene offerto ai visitatori. Una possibilità di portare con sé la raccolta di scatti di artisti da cui non si finisce mai di imparare.

Un momento dell'inaugurazione
Un momento dell’inaugurazione
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