«Quanto bene mi vuoi?» «2.890 KB» Dall’Homo sapiens sapiens all’Homo vitreus

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I clic del web sono tessere di un puzzle che, se ricomposto, ci restituisce un’immagine di noi che noi stessi spesso non crediamo di avere. Diventiamo trasparenti non a noi stessi ma all’altro digitale

Lo dice la scienza: l’Homo sapiens sapiens, l’aristotelicamente animale razionale, si è evoluto. La nuova specie pare fosse già comparsa sul pianeta Terra ma gli scienziati minacciano soltanto adesso di renderne note le conseguenze. Il mammifero in questione presenta come tipicità una variazione dell’epidermide. È l’Homo vitreus, trasparente non a se stesso ma all’altro digitale: computer, banche dati, social, conti correnti, tessere della spesa, riconoscimenti facciali e cip di ogni misura.

Forse non prestiamo abbastanza attenzione al fatto che i clic del web sono tessere di un puzzle che ogni bravo informatico può comporre e sfruttare, restituendoci un’immagine di noi che noi stessi spesso non crediamo di avere. Winston Smith fa la spesa, compra medicine, ritira libri in biblioteca, rinnova l’abbonamento al corso di Yoga della risata, il tutto usando bancomat e tessere elettroniche che lasciano tracce dietro di sé come le mollichine di Hansel e Gretel. Il Grande Fratello esperto in informatica incrocia tutti i dati e scopre che Winston, impiegato del Ministero della Verità, lavora in nero, nasconde alla sua famiglia una malattia ed è un sostenitore dell’opposizione. Una pratica un po’ complessa ma funzionante. Tuttavia esiste una scorciatoia a tutto questo, di cui siamo complici nel momento in cui non ci rendiamo conto che anche le informazioni che spifferiamo qua e là sui social possono essere manipolate per pilotare le nostre scelte da chi sa bene che sapere e potere non possono essere disgiunti, come la società Cambridge Analytica. Ecco partorita la nuova specie: l’uomo di vetro è cittadino del Panopticon studiato da Focault, figlio non riconosciuto di madre ossessione per la sorveglianza e padre ossessione per l’apparenza.

A essere colpiti da questa scoperta sono gli psicologi. Mentre sono già pronte le dimissioni di Freud – non servirà più parlare con loro per conoscere Io e Super Io – giunge la notizia della morte di Socrate: a darla è proprio Orwell. Non più «conosci te stesso» ma «Lui conosce te stesso». Di chi stiamo parlando? Del grande occhio azzurro di Zuckerberg. Sei in crisi d’identità? Soffri di psicosi? Non ti ricordi quale donna dei cartoni o fumetti sei nel quiz del 2009? Sospetti che il tuo ragazzo ti menta? La formula magica è sotto i nostri occhi: clicca la freccia verso il basso che si trova in alto a destra della homepage di Facebook e seleziona “Impostazioni” e da qui la voce “Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook“. Pazzesco. Per la prima volta abbiamo la possibilità di stalkerare qualcuno di veramente interessante: noi stessi. Se si dispone del sistema operativo Android si potrà scorrere un elenco di contatti telefonici e riscoprire numeri dimenticati. Per tutti invece, il grande file stupirà con i registri degli inviti ad eventi e rispettive conferme di partecipazione, foto, post sulla bacheca, amicizie strette ed eliminate, e soprattutto l’elenco completo di tutte le chat che d’ora in poi permette di rispondere in modo più appropriato alla domanda «Quanto bene mi vuoi?»: «2.890 KB». Ogni conversazione infatti è ordinata o secondo la data o secondo la dimensione. Se l’importanza di una relazione si misura in kilobyte, banditi anche i poeti.

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