Riscoprire il ruolo dei maestri: “I colori del sipario” e l’autenticità del teatro siciliano

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Il nuovo libro di Francesco Diego Tosto, presentato allo Student Lab di Catania alla presenza di illustri ospiti, affonda le radici nella grande tradizione teatrale isolana, intervistandone i grandi protagonisti. Il testo è stato l’occasione per fare il punto sul non felicissimo stato di salute dell’arte attoriale e sui possibili rimedi per invertire la rotta

«Il sipario è simbolo del teatro e il suo colore cambia: più le sue tende sono state aperte, più è scolorito e sgualcito e cela una lunga storia». Con queste parole Francesco Diego Tosto (Professore di lettere e latino) interpreta il teatro e la sua funzione. E a chi gli fa notare i tempi di crisi che l’arte sta attraversando, commenta: «Il termine crisi è ricco di sfumature: in senso negativo indica qualcosa che non va bene, ma in positivo assume il significato di innovazione, cambiamento e tendenza al miglioramento». Pur non essendo un critico teatrale, Tosto è autore del libro “I colori del sipario-DopoScena con attori siciliani”, una raccolta di interviste ad attori in ordine anagrafico. Il libro è stato presentato allo Student Lab di Catania, alla presenza dell’autore, del moderatore Rosario Castelli (Professore associato di letteratura italiana) e degli attori Leo Gullotta e Tuccio Musumeci.
«Si sente ovunque che i teatri sono in crisi, ma le sale sono affollate da gente che ascolta silenziosamente e a fine spettacolo commenta. La crisi è prevalentemente di tipo economico, è il Ministero che ha tagliato i fondi» afferma con una certa fiducia Musumeci.

MEMORIA STORICA DEL TEATRO. «Il teatro vive in una società composta da gente che pensa: esso forgia la nostra identità, per questo è fondamentale che i ragazzi affollino le platee» afferma Tosto dinanzi a una folta schiera di giovani. Non sembra però che l’importanza del teatro sia stata ben compresa in Italia: «Proprio noi Italiani, che con il Rinascimento abbiamo dato vita alla bellezza dell’arte, oggi abbiamo dimenticato quanto l’arte sia importante: all’estero il teatro è un maestro di filosofia e si studia nelle scuole. – afferma quasi con rabbia Gullotta – In Italia invece tendiamo a vedere il teatro solo come un passatempo, abbiamo perso la nostra memoria storica, non c’è più neppure il ricordo di quei tempi in cui lo Stabile di Catania, diretto da Mario Giusti, competeva con quello di Milano e Genova». Studiare teatro significa conoscere la sua storia, avere una formazione completa: «Come non esistono medici che operano soltanto appendiciti, ma conoscono tutto il corpo, così l’Attore con la A maiuscola deve conoscere i linguaggi teatrali a trecentosessanta gradi, dal palcoscenico alla televisione, dal tragico al comico, senza etichette. Il vero Attore deve essere capace di offrire il proprio personaggio al pubblico, entrando con pazienza nel ruolo e senza la fretta di emergere, di essere fotografato in scena con manie di protagonismo» continua Gullotta dall’alto della sua maestria, frutto di una lunga gavetta.

Da sinistra: Rosario Castelli, Francesco Diego Tosto, Tuccio Musumeci, Leo Gullotta.
Da sinistra: Rosario Castelli, Francesco Diego Tosto, Tuccio Musumeci, Leo Gullotta.

ATTORI MAESTRI E GIOVANI ATTORI. «Le interviste di questo libro sono come le tessere di un mosaico: offrono una storia non canonica del teatro siciliano. Ognuna di esse può casualmente gettare luce su un’altra e far vedere un dettaglio in una nuova ottica, come un caleidoscopio in cui le immagini cambiano in base alle angolazioni» commenta Castelli. «Ciò che mi ha maggiormente colpito di questoexcursus – continua il docente – è vedere come si è evoluta la dialettica maestro-allievo: un tempo i giovani attori tendevano a vedere nei più anziani dei maestri, dei modelli da cui rubare quanto più possibile, oggi invece sembra che ci sia fretta di staccarsi, emergere con egocentrismo e diventare maestri». In perfetto accordo, a queste parole fa eco Gullotta: «Oggi basta avere un aggancio al Comune e dei fondi per aprire una scuola, finta, di teatro. L’unico obiettivo è far pagare iscrizione e rette ai giovani che, inconsapevoli, credono di poter diventare davvero attori in questo modo. L’Italia è il paese dell’arte di arrangiarsi: tutti vogliono fare tutto, ma nessuno fa niente. Prima di diventare maestri bisogna fare gavetta e acquisire un certo bagaglio culturale da trasmettere».

INQUIETUDINE E VULCANICITÀ. «Il grande attore supera la barriera tragico/comico, riesce sempre a ritagliarsi un proprio spazio in scena a prescindere dal ruolo assegnato: gli attori siciliani sono un po’ simili ai pupi, dal volto cupo ma dalla grinta tipica dei paladini. Essi hanno ereditato il lato tragicomico del teatro di Aristofane, sono capaci di indicare il re nudo con un sorriso beffardo» afferma Castelli sottolineando la bravura dei due attori presenti e degli altri intervistati nel libro di Tosto. Quest’ultimo infatti ha messo in luce la versatilità e la verve degli attori siciliani: «Le interviste, realizzate in modo armonioso e senza troppe formalità, mi hanno permesso di cogliere una certa inquietudine in tutti gli attori: loro sono senza quiete, in continua ricerca, affamati di teatro, vulcanici come la nostra terra».

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