Scrittori emergenti:
«Gli editori chiedono
soldi per pubblicarci
ma a noi serve fiducia»

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Noemi: «Ho contattato 24 case editrici ma alla fine ho scelto il digital publishing». Paola: «Imprenditori siciliani più vicini e meno freddi». Le odissee delle nuove penne per essere notati in un mercato sovraffollato

Sono numerosi, tra i 18 e i 30 anni, a scegliere di dare forma alla loro creatività. Se poi la qualità ci sia è un altro discorso. In generale, però, i ragazzi italiani che si cimentano con la scrittura ci sono e hanno successo. I siciliani non mancano e se ne potrebbero citare diversi che si sono fatti conoscere grazie alla selezione come finalisti a noti premi letterari, ad esempio il Campiello Giovani e lo Strega. Ma chi sono gli emergenti di oggi? Quali difficoltà incontrano? E cosa offrono loro le case editrici?

Noemi Villari, ventiduenne messinese, ha deciso nel 2015 di realizzare il suo sogno di pubblicare una storia fantasy. «Dopo aver terminato di scrivere “Believeland – Le gemelle” ho iniziato subito a cercare tramite Internet le case editrici disposte a pubblicare gli esordienti. Ne ho contattate ben ventiquattro, conscia che l’attesa di un parere è di almeno sei mesi e le risposte possono non arrivare mai. Mondadori mi ha risposto, seppure con un rifiuto. Una nota casa editrice romana, invece, mi ha risposto in tempi stranamente strettissimi, proponendomi un contratto per cui dovevo sborsare 2780 € e vendere 500 copie prima di poter guadagnare qualcosa. Chiaramente ho rifiutato, ma loro mi hanno contattato più e più volte per tentare di convincermi».

Alla fine la giovane scrittrice ha scelto la strada del “digital publishing”, pubblicando il suo romanzo con una casa editrice online che offre servizi di editing e pubblica sui principali store digitali, attivando su richiesta il servizio “Print On Demand”. «Con questo sistema – spiega entusiasta Noemi – si annulla il rischio delle copie invendute. Il libro viene venduto sotto forma di ebook o stampato appositamente per l’acquirente che ordina da casa o presso una libreria». Il rapporto con la casa editrice è quindi “freddo”, ma positivo. «Mi hanno inviato le bozze del libro – continua – e poi il campione finale. Il tutto gratuitamente. Il guadagno è chiaramente nelle vendite, online e cartacee». Quello dell’editoria online è un settore in forte crescita, al punto tale che nel 2015 l’arrivo di “Amazon Publishing” in Italia aveva fatto gridare qualcuno (per l’ennesima volta) alla morte dell’editoria tradizionale.

«Con il servizio “Print on demand” il libro si stampa solo quando viene venduto, ma il rapporto con l’editore è freddo»

Ma, pur risolvendo il problema della stampa, come si fa per la promozione? Noemi ha dovuto fare tutto da sola, organizzando autonomamente (con l’aiuto di un’associazione giovanile) la presentazione del suo libro in una nota libreria della sua città. Sicuramente utile, ma è sufficiente per emergere in un contesto molto competitivo? «Per la mia carriera – spiega la poetessa venticinquenne catanese Paola Tricomi – la svolta è arrivata quando il Maurizio Cucchi ha recensito il mio primo libro sulle pagine di Tuttolibri (l’allegato culturale de La Stampa). E dire che il volume, edito da una piccola associazione culturale, non aveva nemmeno il codice Isbn». Recentemente Paola ha dato alle stampe la sua terza raccolta di poesie, “La voce a te donata”. «Ho sempre scelto case editrici siciliane – spiega ancora – per avere un rapporto diretto. Avere un editore che viene a tutte le presentazioni e crede davvero nel suo lavoro può fare davvero la differenza. Viceversa, con i grandi editori ho avuto esperienze non molto positive. Una conosciutissima casa editrice del Sud Italia, oltre a domandarmi una somma in denaro, mi ha richiesto un’esclusiva per la pubblicazione delle opere prodotte nei successivi vent’anni. La avrei pure valutata, ma che senso ha senza una vera promozione? Le case editrici importanti impongono dei costi o comunque un’assenza, quando, al contrario, noi giovani abbiamo solo bisogno di essere lanciati».

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