Storia e mistero in
un abbraccio di colori:
cosa simboleggia la bandiera siciliana?

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Rosso come la lava e giallo come il grano? Tre gambe come le tre estremità geografiche? Non solo. Il simbolo della nostra regione ha profonde radici storiche e religiose che ne fanno la custodia della formula magica che ci rende ciò che siamo stati e ciò che continuiamo ad essere, lo scrigno dei nostri segreti più intoccabili

L’orgoglio di un intero popolo sotto forma di stemmi e colori, la storia irripetibile di una terra dal cuore di fuoco, la lotta che continua incessante: tutto questo e molto altro ancora campeggia sulla bandiera della Regione siciliana, nell’incontro trasversale tra il giallo e il rosso e nell’immagine maestosamente centrale della testa con tre gambe. Perché proprio dei simboli così specifici? Cosa possono svelarci questi elementi caratteristici sul passato della nostra terra e sulla nostra vera natura? La nostra bandiera, una delle più antiche del mondo, è davvero la rappresentazione materiale dei nostri sentimenti?

La prima questione che si pone davanti alla nostra curiosità è l’accoppiamento cromatico tra due colori caldi, il rosso e il giallo, come detto. Sebbene intuitivamente si sarebbe tentati dall’associare le due tonalità alla lava vulcanica e alla presenza del grano – due fattori che comunque hanno reso l’isola proverbialmente famosa nel mondo – la vera ragione ha profonde e significative ragioni storiche: il rosso e il giallo, infatti, richiamano, rispettivamente, Palermo e Corleone, le prime due città che insorsero contro la dominazione angioina e che diedero il via ai fondamentali Vespri Siciliani nel 1282 (descritti dalla storico siciliano Michele Amari), coi quali i siciliani, con un atto per l’epoca e perfino per i secoli successivi assolutamente rivoluzionario, scacciarono i francesi affidandosi agli Aragonesi. Indomabilità, coraggio, battaglia contro l’oppressore di turno: questo contraddistingue da sempre, fin dalla formazione della bandiera, il nostro popolo, a testimonianza di una forza vitale che non è mai scemata, tantomeno in tempi di crisi.

In mezzo all’abbraccio tra le sfumature della storia, si staglia, misterioso, il Triscele, composto dalla mitologica testa della Gorgone e dalle tre gambe disposte in maniera quasi concentrica. Anche in questo caso, ciò che appare non è che la punta di un iceberg dalle grandi dimensioni: nonostante le tre estremità rimandino istintivamente alle tre punte geografiche della regione – Pachino, Peloro e Lilibeo – e nonostante sia probabile che i Romani le intesero proprio in questa maniera, l’immagine ha in realtà provenienza orientale e indica l’alternarsi delle stagioni, l’infinita ciclicità del tempo che toglie e che dà, che ignora i più deboli col suo corso inesorabile ma che, a volte, a questi stessi deboli può concedere la rivincita. E la Gorgone? Un dettaglio ci fa cogliere la sua peculiarità: rispetto all’iconografia greca, dove viene rappresentata con dei serpenti al posto dei capelli, la versione sicula presenta delle spighe di grano. Entrambe, comunque, mantengono l’originario significato di amuleto contro la cattiva sorte. Tempo, grano, fascino dell’antico e diffidenza per il destino: cosa c’è di più siciliano di questo concentrato mitico che campeggia sulla nostra bandiera? Il Triscele, per i siciliani, è rispetto del tempo, è speranza che, nel suo scorrere, arriverà il momento giusto da cogliere, è consapevolezza che dopo ogni mietitura ci saranno sempre spighe pronte a rinascere. Tutto ciò con il retrogusto quasi spirituale di quelle tre gambe avvolgenti, che ci riportano al senso religioso e intimistico con cui giunsero in Sicilia e fecero il paio con la sua struttura geografica.

La nostra bandiera, dunque, che tante volte diamo fin troppo per scontata o che concepiamo quasi come una macchietta divertente, è lo scrigno dei nostri segreti più intoccabili, la custodia della formula magica che ci rende ciò che siamo. È l’opportunità che ogni giorno si pone davanti a noi di rivivere tutti gli sforzi che abbiamo compiuto e di riconoscere i valori che dobbiamo continuare a difendere. Che sono storia, multiculturalismo, fragilità, coraggio senza limite.

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