Un’esistenza così ordinaria da essere speciale: ecco perché “Ogni attimo è nostro”

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Quando a dare il senso alla vita non è solo il carpe diem, ma la condivisione dell’istante. La lezione di Mino, protagonista del romanzo di Luigi Ballerini

Ci sono argomenti da cui molte persone, per varie ragioni, tendono a fuggire. Confrontarsi con tematiche come la sofferenza o la morte, spesso induce a voltarsi dall’altra parte. In che modo porsi di fronte a un romanzo che prende le mosse da una vicenda dolorosa come la scomparsa improvvisa di un adolescente?

“Ogni attimo è nostro” è un libro coraggioso (pubblicato con altrettanto coraggio dalla “De Agostini”), che apparentemente disattende molto di ciò che qualcuno si potrebbe aspettare da una pubblicazione in una collana per ragazzi, perché anziché portare il lettore in un mondo fantasioso, si pone quasi come uno specchio sulla vita di ogni giorno. Luigi Ballerini prende per mano il lettore e lo trascina in una vita ordinaria, così ordinaria da essere speciale.

Scritto in prima persona, da una voce che in premessa ci svela di trovarsi in un non luogo, il romanzo racconta la storia di Mino, un ragazzo come tanti, in preda ai suoi piccoli complessi che lo fanno apparire troppo goffo, mediocre agli occhi di un mondo che vorrebbe tutti sorridenti e perfetti come le foto dei profili su Instagram.

Per gran parte del romanzo, dal punto di vista narrativo, non ci sono colpi di scena, ma l’utilizzo di una scrittura che strizza l’occhio alla sceneggiatura cinematografica, con la vicenda che scorre quasi in “tempo reale” (gran parte del libro è ambientato nella stessa giornata), induce il lettore ad affezionarsi in fretta al giovane protagonista.

Del resto, a partire dal racconto di una turbolenta colazione, in cui il fratello di Mino ha consumato tutti i biscotti, costringendolo a ripiegare sui cereali dietetici della mamma, addentrarsi nella vita del giovane protagonista, fatta di quella “normalità” che ognuno di noi vive e ha vissuto, diventa non solo uno spunto per riflettere sul senso del vivere con la consapevolezza del “carpe diem”, ma anche – come suggerito dal titolo – sul fatto che è nella condivisione che l’istante assume il suo pieno senso.

Ma se l’attimo va condiviso e vissuto sul momento, come può esso permanere? La risposta ce la offre Martina, primo grande amore di Mino, con la sua passione per la fotografia. Nel suo fare clic una e una sola volta (nonostante scatti in digitale), ci svela di aver compreso non solo l’irrepetibilità dell’istante, ma anche che, intrappolato dalla macchina fotografica, esso possa rimanere per sempre. Il personaggio della ragazza è tratteggiato con pennellate lievi, che lasciano intravedere la presenza di un segreto doloroso. Un segreto che l’ha fatta crescere in fretta. Per Mino questa sua maturità è tanto un punto di riferimento, col suo essere in grado di stare in piedi nonostante l’incertezza del suo vivere da adolescente, quanto un fascino misterioso che, come ogni innamorato, lo porta a chiedersi come mai lei abbia scelto proprio lui. A condividere gioie, speranze e delusioni con il protagonista è poi l’amico Fabione, suo confidente, a volte voce della coscienza. È insieme a loro che Mino ha affrontato l’esame di maturità, ed è insieme a loro che in qualche modo si appresta ad affrontare la vita, comprendendo in un viaggio verso una vacanza a Gallipoli assieme al suo miglior amico, che per avere successo nella vita non è necessario essere delle rockstar.

“Ogni attimo è nostro” è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, in cui l’autore (scrittore-psicanalista) ci invita a riflettere sul nostro approccio alla vita, maneggiando con cura – ma con fermezza – temi delicati e dimostrando che, col giusto approccio, non esistono argomenti tabù da raccontare a giovani e adulti.

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