Uni­ver­si­tà di Ca­ta­nia: «È ufficiale, dal 2019 abo­li­re­mo il nu­me­ro chiu­so a Me­di­ci­na»

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«Faremo fronte al turnover lavorativo – spiegano dall’Ateneo – e verremo ricordati come l’ateneo più democratico d’Italia». A Enna la facoltà rumena promette lauree in quattro anni: «L’UE ce lo consente»

Libera per tutti. A partire dall’A.A. 2019/2020 il corso di Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Catania non sarà più soggetto al numero chiuso. La decisione è stata annunciata nella giornata di ieri tramite una nota stampa divulgata dall’Università. «In Italia il turnover dei medici – viene spiegato nel comunicato – è molto limitato e l’offerta è sempre inferiore alla domanda. D’altro canto il crescente numero di ricorsi (spesso accettati, come il caso della studentessa ammessa senza aver superato il test d’ingresso in quanto laureata in altra disciplina sanitaria) sottolinea come sempre più giovani abbiano il sogno di indossare un camice. Noi daremo semplicemente a tutti la possibilità di realizzarlo».

L’assessore: «Il prossimo passo sarà l’estensione della deroga alle università di Palermo e Messina»

UN PROBLEMA NON SOLO SICILIANO. Il problema del turnover riguarda tutto il personale medico e, naturalmente, non è circoscritto all’isola. Considerando l’attuale tasso di sostituzione dei medici di famiglia (1100 ingressi l’anno nel tirocinio triennale) nel 2028 saranno entrati solo 11mila mmg: uno ogni tre necessari. «È evidente- proseguono dall’Ateneo – che questa tendenza  non sarà sostenibile nel lungo termine. Anche in virtù di tutto ciò, abbiamo ricevuto una deroga regionale sull’obbligatorietà del numero chiuso». Plausi e consensi arrivano quindi anche dalla politica, che ha festeggiato il primo effettivo riconoscimento dello Statuto Siciliano. «Finalmente – ha dichiarato l’assessore regionale Francesco Di Borbone – la nostra carta, recepita nella costituzione italiana fin dalla sua nascita nel 1947, è stata applicata nella sua pienezza. Il prossimo passo sarà l’estensione di questa deroga alle università di Palermo e Messina».

L’università rumena con sede a Enna: «A partire dall’anno prossimo, infatti, i nostri studenti potranno conseguire la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia in soli quattro anni»

A ENNA MEDICI IN 4 ANNI. «Quest’università è un atto di ribellione contro il numero chiuso, che viola il diritto degli studenti e la loro libertà di scelta». Interveniva così Rosario Crocetta all’inaugurazione del secondo anno accademico dell’università rumena “Dunărea de Jos” con sede a Enna, dimenticando però che anche il corso rumeno fortemente voluto da Mirello Crisafulli è a numero chiuso: 60 posti per Medicina e Chirurgia con 10.000 euro di tasse l’anno per il cui accesso è richiesto l’ottenimento dell’attestato del corso di lingua rumena e il superamento del test d’accesso. Ma cosa sarà ora di “Mirellolandia“? «Abbiamo fortemente voluto questo corso per dare una marcia in più ai nostri laureati – spiegano dall’ateneo rumeno – e la scelta di Catania non cambierà le cose. A partire dall’anno prossimo, infatti, i nostri studenti potranno conseguire la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia in soli quattro anni». A consentire tutto ciò sarebbe un cavillo nella normativa europea che prenderebbe le mosse dal modello del diploma quadriennale varato lo scorso anno dal Miur.

Le polemiche «Ci troviamo chiaramente di fronte a una macchinazione per far aumentare il numero di medici laureati e la medicina alternativa non riceve ancora sovvenzione alcuna dallo stato»

LE POLEMICHE. Come era prevedibile, da Nord a Sud non sono mancate le polemiche. Alcuni amministratori leghisti hanno dichiarato che non assumeranno più medici siciliani nelle strutture di Veneto, Friuli e Lombardia, mentre certi pentastellati siciliani gridano già al complotto. «Ci troviamo chiaramente di fronte a una macchinazione per far aumentare il numero di medici laureati e la medicina alternativa non riceve ancora sovvenzione alcuna dallo stato. Nel frattempo, però, continuiamo a vaccinare i nostri figli esponendoli a rischi sempre più grandi». A Roma invece, mentre si auspica la formazione di un governo tripartitico M5S – Lega – PD, si pensa già a un ministro unico per Istruzione e Sanità. Il nome più papabile sarebbe quello di Roberto Giacobbo, forte della sua esperienza a Voyager. Lo scenario, insomma, sembrerebbe uscire da un film comico. Da parte nostra, sperando di avervi strappato un sorriso, auguriamo buon pesce d’aprile a tutti.

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