Vendere arancini in Cina
da Catania a Changsha
con la catena Etnacoffee

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Dalla fine di settembre i fratelli etnei Gaetano ed Enrico Bauso hanno aperto quattro ristoranti ad HB Town, un grande parco a tema che riproduce alcuni importanti monumenti italiani nei pressi di una delle metropoli in espansione del gigante asiatico. Superate le prime difficoltà burocratiche, l’esperienza si sta dimostrano molto positiva. E nel 2019 inaugureranno altri 7 punti vendita nell’isola turistica di Hainan

Servire arancini, cannoli e pasta alla norma da gustare all’ombra della Basilica di San Francesco a Perugia, a due passi dal Canal Grande di Venezia, raggiungendole da un treno che parte dalla stazione di Siena. Non è un racconto di fantasia, ma la realtà quotidiana dei fratelli catanesi Gaetano ed Enrico Bauso, dal 29 settembre attivi con quattro punti vendita della loro catena Etnacooffee a HB Italian Town, un parco a tema nella città di Changsha in Cina.  All’interno dell’immensa struttura sono stati riprodotti in scala uno a uno molti dei monumenti delle tre città italiane. «Per ricreare una autentica atmosfera italiana, il grande network televisivo proprietario del parco ha chiamato noi e altre realtà di ristorazione per servire i piatti tipici dello Stivale. All’interno– spiega Gaetano Bauso -, abbiamo ben quattro punti vendita, il più grande proprio nella piazza San Francesco».

 

Gaetano Bauso (a destra) con alcuni clienti a Changsha

Il ristoratore italiano è titolare dal 2014 di due punti vendita a Londra, una posizione privilegiata che gli ha permesso di entrare in contatto con la grande società cinese. «Siamo presenti sia a Victoria station che a Baker Street, circostanza che ha favorito i contatti. Nonostante questo – prosegue Bauso -, non è stato facile organizzare questa grande trasferta: dal rilascio dei visti fino ad arrivare alle autorizzazioni specifiche, per seguire il percorso burocratico cinese siamo stati affiancati da un team che parla anche italiano, messoci a disposizione da Huayi Brothers Media Corporation, la società proprietaria del parco. E se con il loro supporto è stato difficile, senza sarebbe stato impossibile», spiega il proprietario di Etnacoffee.

Oggi, a poche settimane dall’apertura in Cina, può parlare di una scommessa vinta. «Io mio fratello abbiamo pensato tantissimo a questa opportunità: dai primi contatti, quasi due anni fa, ci siamo organizzati in modo tale da poter anche trasferirci stabilmente in Cina. Il che significa trovare casa, iscrivere i propri figli a scuola, organizzare le trasferte a Londra. In realtà arrivati a Changhsa abbiamo visto che non era necessario stabilirsi. È una città nell’entroterra, molto meno famosa e sviluppata di Shangai o Pechino, ma sulla quale il governo cinese sta investendo in modo massiccio, con collegamenti ferroviari ultraveloci, due università in cui si insegna anche l’italiano, un aeroporto internazionale. E – afferma Bauso -, un modo di vivere che mi ricorda molto quello catanese, con i locali in centro aperti fino a tarda notte».

I punti di contatto con l’Italia si fermano però qui. «La Cina è un paese immenso, ed è indubbiamente uno stato che controlla ogni aspetto. Infatti si guarda al futuro: il manager dei nostri ristoranti è un ragazzo nato a Changsha, che ha studiato nell’università vicino casa. Il governo cinese, per incentivare i giovani a non lasciare l’area per le grandi città, dà l’equivalente di 30mila dollari da investire».

La Basilica Di San Francesco a Changsha, nel parco HB town

La presenza nel grande parco, con clienti provenienti da tutta la Repubblica popolare, ha dato anche modo al ristoratore italiano di farsi una migliore idea della percezione che i cinesi hanno dell’Italia. «Dire Sicilia, o Napoli, o Torino per la maggior parte dei cinesi equivale a parlare di posti sconosciuti. Le uniche realtà con una propria identità, – spiega Bauso -, sembrano essere Roma, Firenze e Venezia. Noi stiamo però dando il nostro contributo per far conoscere la Sicilia: il locale è piano di foto, e capita spesso che chiedano informazioni aggiuntive sull’Etna o sulle città barocche, stupendosi di quante cose belle ci siano in un luogo, per loro, così piccolo». Per quanto riguarda i piatti più richiesti, nonostante «l’arancino abbia un suo corrispondente qui in Cina, al momento vince sicuramente la pasta alla norma, con le melenzane siciliane».

Quella a Changsha non sarà l’unica esperienza per Bauso e il suo Etnacoffee nel gigante asiatico. «A fine 2019 – prosegue – apriremo 3 bar e 4 chioschi nell’isola tropicale di Hainan a sud delle Cina. Evergrande, la seconda più grande società di costruzioni immobiliari della Cina, sta costruendo quella che sarà la più grande isola artificiale del mondo, che si chiama “Ocean Flower Island”. L’isola è il principale punto turistico balneare della Cina. Sarà una grande opportunità per far conoscere meglio l’Italia e la Sicilia».

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