«Quando un bene pubblico comincia a diventare sempre più un luogo rilevante per le pratiche di attività e della comunità di riferimento, ecco che allora esso si trasforma in un “bene comune”». E Francesco Mannino di queste operazioni di rinnovamento se ne intende. La sua associazione Officine Culturali che sul territorio etneo già si occupa della valorizzazione di beni tra cui il Monastero dei Benettini di San Nicolò l’Arena e l’Orto Botanico, oggi si prepara a ridare nuova vita ad un altro pezzo di storia: il Castello – ex carcere di Vizzini. L’associazione catanese è infatti capofila del progetto “BeeDINI – Vizzini 2030”, ideato in partnership con l’Università di Catania con i suoi Dipartimenti di Agricoltura Alimentazione e Ambiente (Di3A) e di Ingegneria Civile e Architettura (DiCAr), del Caffè Sicilia di Noto, dell’Associazione Isola Quassùd e dell’Associazione regionale apicoltori siciliani e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD. Obiettivo dell’iniziativa è di trasformare il Castello in sede di un’impresa sociale dedicata alla produzione di miele e altri prodotti legati all’apicoltura, dando al contempo il via a percorsi di formazione che sviluppino talenti e professionalità direttamente sul territorio.   

SAPERI ANTICHI. «Come Officine Culturali – spiega il suo presidente Francesco Mannino – il nostro interesse è sempre quello di fare da mediatori tra il patrimonio culturale e le comunità e favorire una riflessione che ci permetta di capire come siamo diventati oggi e da dove siamo partiti». Dopo un periodo di ricerca su come valorizzare al meglio il Castello – ex carcere di Vizzini, l’associazione ha compiuto una scelta di campo: «abbiamo deciso di candidare un progetto – continua – che avesse al centro una visione di imprenditoria coesiva, tratto che accomuna tutti i nostri partner. Infatti, il progetto è nato per contrastare lo spopolamento delle aree interne di Vizzini, recuperando al tempo stesso uno di quei saperi produttivi che nel frattempo se è andato, è scomparso, cioè l’apicoltura».

UN’IMPRESA COLLETTIVA. Man mano che l’idea ha preso forma, Officine Culturali ha creato un vero percorso democratico tramite il quale raccogliere le opinioni e gli spunti di riflessione da parte di coloro che vivono il Castello. Si è aperto così un dialogo costante con l’amministrazione, le associazioni locali, i ragazzi del Servizio civile, e con un comitato di indirizzo formato dai cittadini in modo tale che le finalità di BeeDINI collimassero sempre con quelle della collettività. È per questo che – continua Mannino – «una parola chiave del progetto è stata ed è tuttora “partecipazione”, un obbligo per tutti e un’opportunità che deve essere data a ciascuno affinché i processi decisionali siano il più possibile partecipati, frutto di processi di chimica sociale, di un ragionamento fatto con chi poi di quelle decisioni dovrà usufruire». D’altra parte, tenendo che quello di Vizzini è un territorio – come molti altri in Sicilia – in cui spesso «non si può fare una scelta se non che quella di andare altrove» come ricorda Mannino, la soluzione è «creare un’alternativa non solo attraverso la cultura (secondo noi, una proposta fortemente ipocrita e, soprattutto, non coerente con la realtà dei fatti) ma – prosegue – sempre tramite il recupero di una competenza, un sapere produttivo».

NON SOLO MIELE. E se la nascente impresa sociale, come ricorda Mannino, «dovrà affrontare delle sfide di mercato significative come un’aggressione del prodotto estero sul prezzo», i suoi benefici per il territorio non si esauriscono nella vendita del prodotto ma coinvolgono le forze vive e i talenti ancora sopiti nell’acquisizione di competenze preziose. «Non limitandosi a quelle persone che hanno scelto di fare questo percorso di formazione – spiega – ma lasciandolo “poroso” a chi verrà non solo casualmente ma anche perché coinvolto nelle attività di Officine, il Castello manterrà una visione coesiva». Oltretutto, «nel frattempo, il luogo dentro cui avverrà la formazione sarà animato da attività educative, culturali, laboratoriali e teatrali in una dimensione formativa non convenzionale ma sociale». 

I PROSSIMI PASSI. Quale conclusione sperare? «Noi ci auguriamo – conclude il presidente di Officine Culturali – che l’impresa possa nascere e possa costituirsi formalmente verso la fine del 2022, dopo aver partecipato ad un percorso di accompagnamento nelle prime fasi di esecuzione delle attività produttive e d’impresa fino a quando l’ex carcere – Castello possederà delle competenze e delle attrezzature, vedrà degli sciami che produrranno e andrà verso una florida attività produttiva, sperando possa essere in grado di costituire una valida alternativa per chi dovrà decidere se andare o restare tra un paio d’anni».

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