Assifero sceglie la Sicilia: «Da qui una nuova idea di Europa mediterranea»

Ospitata presso l’Università di Catania, l’assemblea nazionale dell’Associazione italiana delle fondazioni e degli enti filantropici ha ribadito quanto la filantropia e il terzo settore siano un motore fondamentale per l’economia del Paese. «Crediamo – ha affermato il presidente Antonio Danieli – che dal terzo settore possa passare una nuova idea per il Vecchio Continente, più articolata e fedele alla propria tradizione. In tante realtà i modelli ibridi di collaborazione fra pubblico e privato sociale identificano soluzioni creative a problemi nuovi. Il terzo settore può co-guidare, forse perfino orientare molte scelte»

Con una breve ricerca sul TLG, la banca dati digitale che raccoglie tutti i testi scritti in greco dell’antichità, si scopre che una delle prime apparizioni della parola “filantropo” si deve a un autore siceliota – forse siracusano – ovvero il comico Epicarmo. Anche le parole hanno una loro geografia della parola e portano con sé in maniera invisibile una tradizione millenaria. Cioè che la creazione di modelli alternativi per rispondere a bisogni sociali, che oggi chiamiamo anche filantropia, ha con il nostro paese, e con la nostra terra, un legame forte. E non è un caso che, nel rispetto di questo legame, sia stata Catania quest’anno ad ospitare l’Assemblea nazionale di Assifero, l’Associazione italiana delle fondazioni e degli enti filantropici, cioè organizzazioni private e non profit che utilizzano il proprio patrimonio esclusivamente per scopi di utilità sociale e in attività di interesse generale come la ricerca, il welfare e la cultura.

EUROPA FEDELE A SÉ STESSA. La scelta della Sicilia non è scontata per un’associazione nazionale che ha solo 6 soci in Sicilia e più di 180 nel Centro-Nord, ma ha delle motivazioni profonde che ha spiegato il presidente di Assifero, Antonio Danieli. «Crediamo che dal terzo settore possa passare una nuova idea di Italia e anche di Europa più mediterranee, cioè la speranza di un’Europa diversamente nuova, più articolata e più fedele alla sua tradizione mediterranea, a quel mare in cui è nata. La rilevanza della Sicilia nel mediterraneo ci ha fatto scegliere Catania». La scelta è stata dettata anche dalla presenza di soci attivi come la Fondazione Marea, che ha organizzato l’assemblea. Il presidente della Fondazione, Antonio Perdichizzi, ha ribadito l’importanza della scelta: «La Sicilia può essere un laboratorio perfetto, straordinario, perché siamo ricchi di contrasti molto potenti. La regione in Italia che cresce più come PIL in termini percentuali, ma dove le diseguaglianze non stanno arretrando, che accoglie sempre più turisti, ma che si spopola più delle altre regioni, e ancora, che sta guidando la transizione energetica con la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici d’Europa, ma che ha il maggior numero di NEET d’Europa. E questi contrasti ci fanno pensare al fatto che dobbiamo saper cogliere le tante opportunità e potenzialità della nostra terra con una capacità di ascolto, di azione e di collaborazione». 

Antonio Danieli, presidente Assifero

MOTORE ECONOMICO. Assifero ha proposto l’inclusione a pieno titolo delle fondazioni e degli enti filantropici nel Piano nazionale per l’economia sociale, un documento finalizzato a disciplinare e promuovere il Terzo Settore in Italia, che sarà approvato tra pochi giorni dal Consiglio dei Ministri. L’economia sociale in Italia non è cosa da poco: «Il comparto genera un valore economico stimato in circa 84 miliardi di euro all’anno, una cifra che corrisponde al 4,4% del Prodotto Interno Lordo nazionale» ha spiegato Antonio Danieli. In totale, l’economia sociale impiega quasi 950.000 lavoratori dipendenti, che equivalgono a circa il 7% degli occupati nel settore privato in Italia. A questa base di professionisti contrattualizzati si affianca una componente di circa 4,6 milioni di volontari.

AVANTI, INSIEME. Uno dei messaggi più importanti dell’Assemblea è stato “nessuno ce la fa da solo”. A fare cosa? A creare una società giusta, equa e plurale, come recita il titolo dell’incontro pubblico che Assifero ha tenuto all’Università di Catania. Il richiamo è rivolto sia agli enti del terzo settore a fare rete e agire in una visione sistemica, sia allo Stato, che in quello che qualcuno ha chiamato “autunno della democrazia” non può da solo garantire livelli di welfare soddisfacenti. «Credere che la filantropia possa sostituirsi al welfare non è un modo per risolvere i problemi. Ma nemmeno lo Stato da solo è in grado, la sfida è troppo complessa» ha puntualizzato Antonio Danieli, «credo invece molto che la filantropia debba favorire la collaborazione tra pubblico e privato. Penso che i modelli polarizzati o solo mercato o solo pubblico inizino ad avere qualche problema. In tante realtà i modelli ibridi di collaborazione fra pubblico e privato sociale identificano soluzioni creative a problemi nuovi. Il terzo settore può co-guidare, forse perfino orientare molte scelte». 

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Studente di lettere classiche all'università di Catania e allievo della Scuola Superiore di Catania. Collabora con la rubrica culturale della Treccani "Il Chiasmo" e gestisce il giornale universitario "InChiostro".

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