Consiglio, Fondazione Con Il Sud: «Presto i giovani meridionali non basteranno più a salvare il Nord»

Il presidente di uno dei più importanti enti no profit del Paese, ospite a Catania dell’Assemblea nazionale di Assifero, è netto nel lanciare un allarme: «Negli ultimi sette anni, dal 2019 ad oggi, il flusso di persone che si sono trasferite verso le regioni settentrionali si è dimezzato». Quello a cui si va incontro è un doppio spopolamento: «Mentre i ragazzi della Lombardia o del Veneto vanno sempre più all’estero, quelli che provengono da Puglia, Campania o Sicilia prendono sempre meno il loro posto, a causa di mercati immobiliari e costi della vita proibitivi. La questione del Sud, insomma, riguarda tutti: ma la rassegnazione, di fronte ai dati, non salverà i tanti luoghi che stanno morendo insieme con la loro storia»

«Qualcuno crede che i problemi del Sud Italia si stiano risolvendo in modo paradossale, cioè con la scomparsa della popolazione: se non ci saranno le persone allora non ci sarà più questione meridionale. Ma lo spopolamento del Mezzogiorno riguarda tutta l’Italia: per ora al Nord il problema non viene percepito perché tanti ragazzi calabresi, pugliesi, campani e siciliani popolano ancora le scuole, le caserme, i tribunali e le imprese di Milano, Torino e Venezia, i cui giovani si trovano invece a Stoccolma, Londra o Madrid. Ma le cose stanno già cambiando». Si è espresso così Stefano Consiglio, presidente della Fondazione Con Il Sud, tra i più importanti enti non profit del paese, e Consigliere di Assifero, l’Associazione italiana delle fondazioni e degli enti filantropici, che a Catania ha riunito l’Assemblea nazionale del 2026, ospitata dall’Università di Catania. 

«Bisogna provare ad immaginare un futuro diverso. Quale? Non lo so. Come? Non lo so nemmeno, ma per molte persone è semplicemente inaccettabile vedere scomparire il paese dove si è nati, che ha anche una storia plurimillenaria e un patrimonio naturale unico

Stefano Consiglio, Presidente Fondazione Con Il Sud

MEZZOGIORNO A RISCHIO ESTINZIONE. Che l’Assemblea nazionale si svolga in Sicilia non è una cosa scontata: Assifero ha più di 200 soci, cioè enti filantropici (spesso fondazioni di banche, imprese o di comunità) di cui 129 al Nord e solo 6 in Sicilia. Infatti è stata un’occasione per parlare di questione meridionale: «ancora troppo spesso ai margini del dibattito pubblico» dice Consiglio. «Forse le persone sono annoiate a sentire sempre parlare delle stesse cose. Ma il tema resta, e ci sono anche molte novità. In primo luogo perché il PIL del Sud cresce più di quello del Nord. E non è successo stranamente solo quest’anno, ma va avanti da almeno quattro anni. Ma rimangono ancora tante fragilità, soprattutto sociali, tante diseguaglianze, e un enorme problema di lavoratori poveri. Il lavoro comincia a esserci, ma è un lavoro non pagato adeguatamente e che spinge le persone a più alto potenziale a cercare di meglio altrove». Ma per Consiglio bisogna parlare soprattutto del problema demografico: «le stime Istat ci dicono che nel 2080 nel Mezzogiorno saremo 8 milioni in meno, e saremo anche più vecchi. In una popolazione di nemmeno 20 milioni è un collasso. Se si pensa che invece il Centro-Nord – quasi 40 milioni di abitanti – perderà circa 5 milioni, il quadro è ancora più problematico».

Stefano Consiglio

DUE NARRAZIONI. Consiglio ha detto che di fronte i dati si può reagire in due modi: «rassegnarci e considerarli frutto di un cambiamento non reversibile, come fanno certi demografi, che invitano perfino a “non ostacolare il fenomeno”, e come aveva fatto la prima versione del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, oppure provare minimamente a governare il fenomeno e a immaginare un futuro diverso. Quale? Non lo so. Come? Non lo so nemmeno, ma per molte persone è semplicemente inaccettabile vedere scomparire il paese dove si è nati, e in cui si sono fatte le scuole – magari fino alle medie, perché al liceo si andava in un paese più lontano con l’autobus la mattina presto presto – e che ha anche una storia plurimillenaria e un patrimonio naturale unico».

COESIONE NAZIONALE. «Anche per me, fino a qualche tempo fa, era comodo credere che il problema riguardasse solo le aree interne» ha spiegato il Presidente di Fondazione Con il Sud. Ma le aree interne sono soltanto il luogo dove si è già manifestato un problema che è anche delle grandi città. Anzi, due problemi: una parte di popolazione non nasce più, e una parte se ne va, cioè gli under 35 spesso laureati e altamente qualificati. «Quali sono le regioni da cui vanno via più under 35? Lombardia e Veneto. Perdono tantissimi giovani che vanno all’estero, ma ne attirano tantissimi dal Mezzogiorno» ha detto Consiglio. Ma le cose stanno cambiando: «Queste persone non arriveranno più al Nord. Gli ultimi dati Istat ci dicono che il flusso Sud-Nord si è quasi dimezzato: nel 2019 le persone che si trasferivano al Nord, mediamente giovani e istruiti, erano 71.141. Nel 2020 sono scesi a 48.266, nel 2025 sono stati 45.312. Se riportiamo all’anno i dati del primo trimestre del 2026, il flusso diventerà di circa 38.500 persone. In sette anni il flusso si è quasi dimezzato. Perché? Le persone al Sud sono di meno, il mercato immobiliare al Nord è spesso proibitivo, il costo della vita è tale per cui molte persone mediamente benestanti al Sud rischierebbero di diventare indigenti al Nord». Consiglio quindi pone il tema dello spopolamento come centrale per la coesione del Paese: «Una nazione che guarda solo al centro dimentica che il centro funziona perché ci sono flussi che arrivano da qualche altro luogo. Se questo flusso si sta esaurendo è un problema di tutti. Coesione nazionale non significa soltanto fare del bene a chi è più fragile, a chi vive in periferia e nelle aree interne, ma è anche fare l’interesse del centro del paese».

(In copertina: Ph. Marco Lopez | Unsplash)

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Studente di lettere classiche all'università di Catania e allievo della Scuola Superiore di Catania. Collabora con la rubrica culturale della Treccani "Il Chiasmo" e gestisce il giornale universitario "InChiostro".

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