Credi all’incontro con l’anima gemella? Tutta colpa di Platone

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La stagione dei matrimoni ci spinge a chiederci cos’è che, nell’era dei divorzi, delle difficoltà economiche e dei narcisismi, muove due persone a promettersi amore? Uno dei più celebri miti del filosofo ateniese forse può darci qualche riposta

Giullari, principesse, poeti e cantanti, che siano con le lacrime agli occhi o con il cuore in gola, ci narrano da sempre la fiaba più bella di tutte, quella dell’anima gemella. Uno studio britannico ha persino calcolato le probabilità di incontrare la dolce metà ma, nonostante la fiducia di qualche matematico, c’è chi resta scettico; al massimo qualcuno pensa che semmai esista su 7 miliardi di persone l’anima gemella, di certo non sarà single. I più ottimisti invece, sperando che ogni volta sia quella buona, inseguono i colpi di fulmine e restano sistematicamente folgorati. In fondo però confidiamo tutti nel fatto che possa esserci da qualche parte di questo piccolo pianeta una persona con cui condividere interessi, ideali ed emozioni. Questa credenza ce la tramandano fin all’asilo quando ci insegnano che il cuore si disegna con due parti uguali che si curvano l’un l’altra. Poi magari cresci, studi anatomia e scopri che non siamo fatti proprio così e che nessuno è perfetto come le due metà di una mela. E lì le lacrime d’amore diventano amare. Colpa della Disney? Colpa dei primi scarabocchi? Colpa dei poeti? È Platone il colpevole del più grande tormento della nostra vita, quello che dai primi album colorati ci spinge sull’altare passando per i ciondoli a mezzo cuore degli adolescenti.

IL MITO DELL’ANDROGINO. Siamo fra V e IV secolo a.C., a quei tempi durante i banchetti niente cornici-selfie: il padrone di casa, per intrattenere durante il pasto, sceglieva un tema da discutere con tutti gli invitati. Nel “Simposio” Platone ci racconta di uno di questi convivi tipici dell’antica Grecia a cui i più romantici avranno sognato di prender parte sorseggiando vino mielato: l’argomento prescelto è proprio l’amore. Se la descrizione più bella resta quella che Platone fa dire a Socrate, la più celebre è sicuramente quella che lascia esprimere ad Aristofane con il mito dell’androgino. In origine esistevano tre sessi: il maschile, il femminile e l’androgino che aveva le caratteristiche di entrambi i primi due. «Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare». Gli uomini erano, insomma, dei corpi sferici forti e vigorosi, ma la loro potenza li aveva presto resi superbi a tal punto da sfidare l’Olimpo. Zeus allora decise di punirli. «Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole». Una volta divisi, fece in modo che potessero guardarsi l’ombelico, la ferita di quel taglio a memoria dell’arroganza punita.

DALLA DIVISIONE ALLA RICERCA DELLA METÀ PERDUTA. «Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra». La specie stava rischiando l’estinzione quando Zeus, impietosito, spostò i loro organi in modo che poterono unirsi sessualmente: con il piacere del ricongiungimento fisico poterono ricostruire l’unità perduta, per poi ritornare alle faccende della vita. Il mito non spiega soltanto le relazioni eterosessuali: le donne che derivano da un essere completo di sesso femminile cercheranno una donna e gli uomini un tempo uniti a un unico essere maschile cercheranno un uomo, mentre uomini e donne separati da un androgino cercheranno il sesso opposto con cui potranno generare. «Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole». Da allora vaghiamo alla ricerca della nostra metà che, come insegna questo mito, non è da intendere in senso geometrico bensì spirituale: l’amato è l’amante che ci completa perché ci esalta in ciò che di più prezioso abbiamo, il nostro animo; ecco perché si parla di anima gemella. Cosa cercano infatti due innamorati? Stando al racconto mitologico, non è solo questione di attrazione sessuale, c’è qualcosa di inesprimibile che li spinge gli uni verso gli altri: quel che ricercano per tutta la vita è fondersi con l’altra anima. Da qui viene il detto “due corpi un’anima”. L’amore può ridarci, chiosa l’Aristofane platonico, la perfezione perduta.

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