Dai proiettili di Cattelan alle pietre di Guttuso: nel cuore storico di Catania, mezzo secolo di arte contemporanea
Si intitola “Da Burri a Cattelan 1970/2025” la mostra ospitata negli spazi della Fondazione Puglisi Cosentino, a Palazzo Valle. Ad attendere i visitatori, grazie alle opere che arrivano direttamente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, un’immersione in alcuni dei lavori che hanno fatto scuola negli ultimi 50 anni. Avanguardismo e sperimentalismo, pittura e fotografia, linguaggi intrecciati e cangianti come la società che, anno dopo anno, ha influenzato e rispecchiato la loro realizzazione
Un’immersione in alcune delle esperienze più significative dell’ultimo mezzo secolo di storia dell’arte. È questo lo scenario che lo spettatore si trova dinanzi agli occhi oltrepassando la soglia d’ingresso dello storico Palazzo Valle di Catania di Via Vittorio Emanuele. È lì infatti, negli spazi della Fondazione Puglisi Cosentino, che fino al 29 marzo 2026 sarà possibile visitare Da Burri a Cattelan 1970/2025: un percorso espositivo che consente di fruire di ben 53 iconiche opere di artisti italiani e internazionali. Il nucleo tematico di quadri e istallazioni arriva direttamente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e dialoga – per la prima volta – con la collezione permanente della Fondazione, grazie allo sguardo attento dei curatori Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC, e Gabriele Simongini.
UN VIAGGIO NEL TEMPO DAL CUORE DI CATANIA. Varcato l’arco che introduce alla storica dimora, sembra di entrare in una nuova dimensione in cui è l’arte, da subito, a fare da padrona. Le opere di Anselmo e Kounellis accompagnano il visitatore verso il cortile centrale, dove incontrano l’arte di Carla Accardi, che si palesa attraverso una grande istallazione caratterizzata dal contrasto di bianco e nero: due colori profondamente diversi ma armoniosi nell’insieme, esattamente come il barocco di Vaccarini, architetto del Palazzo, e le opere esposte al suo interno.

La mostra si articola su due piani, a cui si accede da un’imponente scalinata in marmo bianco. Gradino dopo gradino, il caos del centro storico di Catania si affievolisce e lascia spazio a una sensazione di quiete, in cui il tempo si riavvolge e mostra il suo scorrere attraverso quadri, fotografie, sculture di metallo e istallazioni che, in quel silenzio, sembrano urlare. Sulle pareti bianche, illuminate da fari di luce calda, esplodono colori e consistenze, nelle opere firmate da artisti di fama mondiale che hanno scritto la storia degli ultimi 55 anni. C’è Cattelan che provoca con Sunday, una lastra dorata crivellata di colpi che costringe lo spettatore a specchiarsi come se fosse, esso stesso, colpito dai proiettili. Kostabi che mostra un impeccabile gioco di forme, colori, luci e ombre in Counter Intelligence, inglobando nella sua arte Picasso, Cézanne, Warhol e altri. Il verde e il rosso delle montagne di Alberto Di Fabio catturano lo sguardo con sofisticata semplicità mentre i cerchi concentrici di Ugo Rondinone quasi lo disturbano, offrendo colori ben distinti tra loro ma apparentemente sfocati. Clemente dona sensazioni visive chiare con pochi elementi, Pintaldi porta su tela dettagli che, ripetuti, costruiscono un’immagine di forte intensità. Non mancano poi i riferimenti alla Sicilia con Guttuso che, olio su tela, restituisce con accurata autenticità le pietre di un Muro di Erice.

L’ARTE CHE CAMBIA INSIEME ALLA SOCIETÀ. Il percorso espositivo attraversa 55 anni di arte italiana e lo fa chiamando in causa artisti/ambasciatori delle correnti che hanno segnato questo mondo dal 1970 a oggi. Il risultato è un’attraente polifonia visiva che chiama in causa, tra gli altri, l’Arte Povera, l’Astrattismo, la Pittura Oggettuale, la Pittura Colta e quella Analitica, la Transavanguardia, la Scuola di San Lorenzo e la fotografia. Le raffigurazioni a olio o in acrilico, così come quelle in grafite e carboncino, si accostano all’uso di materiali nuovi, spesso di uso comune, che l’artista reinventa in modo sorprendente. Scialoja, per esempio, utilizza Vinavil mescolata con sabbia; Burri lascia che sia il fuoco, o meglio la combustione, a innovare l’arte, mentre Guerrini trasforma la pietra tuscia in espressione di Vittoria. E poi ci sono le fotografie di Luisa Lambri, sviluppate attraverso la tecnica di stampa cibachrome e impresse su plexiglass e alluminio. Vettor Pisani realizza il suo Hermes, capovolto sull’isola di Capri, utilizzando tre elementi: alluminio, cavi elettrici e acciaio. L’incontro tra velluto nero e fili colorati di cotone dà vita, invece, al Sole scucito di Marta Lai.
Alla fine, quando lo sguardo volge nuovamente sull’affollata Via Vittorio Emanuele, la sensazione è quella essere tornati nel proprio tempo dopo avere fatto un lungo viaggio: nell’arte e nelle sensazioni che quest’ultima regala, costringendo a guardarsi dentro e a osservare il mondo con nuovi occhi.
(In copertina: “Sunday” di Maurizio Cattelan. Foto di Sabrina Francalanza)
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