Dentro il «cielo» di 12 musicisti siciliani con Leonardo Lodato: vivere e cantare la nostra isola

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Il nuovo libro del giornalista palermitano ci conduce attraverso il quotidiano e le rivelazioni di alcune interessanti personalità musicali della Sicilia. Dimostrando che, nonostante le difficoltà, il fermento artistico non si ferma grazie al coraggio di sognare

«Ho chiesto ad alcuni musicisti siciliani di spogliarsi degli abiti di scena e aprirsi come si fa la sera sotto le stelle». Così Leonardo Lodato, giornalista palermitano classe 1966, spiega come nasce “Cielo, la mia musica!” (Domenico Sanfilippo editore, 2020), il libro da ieri in edicola con il quotidiano “La Sicilia”. 12 interviste, 12 «amici del mondo delle sette note» – come ama definirli -, uno per ogni mese, uno per ogni volto diverso del cielo che il calendario ci regala. Da Bob Salmieri a Giuseppina Torre, dalla Compagnia d’Encelado Superbo a Mario Venuti: a suon di musica e metafisica sfogliamo le loro vite e il rapporto che hanno con l’arte e con la Sicilia, terra saccheggiata, condannata ma non sempre ascoltata. Lodato, cresciuto a pane, quotidiani e batteria, ci invita a farlo. Perché ascoltare e fare musica è come fermarsi a guardare le stelle: ti allarga lo sguardo, ti porta lontano «senza limiti di distanza, senza limiti di tempo», scrive nella prefazione Fabrice Quagliotti. E così facendo – continua il tastierista e leader dei Rockets – la musica ci spinge a riflettere e a cambiare.

Il libro si apre con una citazione del Paradiso di Dante. Come mai? Da dove nasce il continuo rimando al cielo?
«Spesso mi capita di ascoltare musica la sera, in giardino. Una notte mi trovai a giocare accostando a ogni stella un brano, così mi venne l’idea: perché non unire una costellazione di artisti della nostra terra capace di esprimere il cielo siciliano? Malgrado Catania non sia più la Seattle d’Italia, non è vero che in Sicilia non ci sono più stimoli musicali: purtroppo ho dovuto fare una selezione ma ce ne sono tantissimi, pure molto giovani, come Roberta Finocchiaro. Dante mi ha ispirato perché è il poeta delle stelle, colui che è riuscito a visitare in vita inferno, purgatorio e paradiso. Se mi chiedessero quale viaggio volessi fare risponderei il suo. Che poi è quello che facciamo con la musica».

Supponi l’arrivo di E.T., il rendiconto a San Pietro, confronti con artisti internazionali: poni domande un po’ fuori dal comune. Come hanno reagito?
«Ho voluto lasciarli liberi, partendo proprio dal rapporto tra la musica e il cielo e sono stati tutti felici di poter rispondere a interviste diverse da quelle canoniche che portano sempre alle stesse risposte. Sono venute fuori cose interessantissime. Una bella esperienza».

Cielo, la mia musica, Leonardo Lodato
La copertina del libro

Spesso vi siete incontrati proprio a casa loro. Cos’hai scoperto entrando nel loro quotidiano?
«Che molti sono artisti a 360°. Come Andrea Cantieri, che a casa sua dipinge quadri su cofani di auto, serrande e specchi. Come Rosalba Bentivoglio, che nella sua campagna a Milo compone e dipinge ispirandosi all’odore della terra, della pioggia, ai colori del tramonto e dell’alba. Mi sono reso conto dell’intimità che si crea tra l’artista e la natura e, in generale, il suo ambiente».

Si può parlare di una sicilitudine musicale?
«Sì, in parte è il dialetto ad esprimerla, che non è una diminutio ma una caratteristica apprezzata anche fuori. Diciamo che gli artisti siciliani rimangono siciliani nel più profondo del loro essere. Come Marian Trapassi, palermitana che vive e lavora a Milano e di cui avverti subito il legame con la sua terra. Molti poi si riconoscono in un comune atteggiamento di amore e rabbia per le bellezze dell’Isola che non riusciamo a valorizzare. Come Bob Salmieri, siciliano di Favignana che vive a Roma e che con le sue ricerche storiche, che ne impreziosiscono i brani, mostra che davvero la Sicilia è il centro del mondo».

Perché se un milanese dovesse avere tra le mani questo libro dovrebbe leggerlo?
«Perché la musica è un aspetto della cultura della nostra Isola che ti permette di capirla e perché il panorama musicale siciliano ha tanto in sé da offrire».

Si nota il marchio dei 75 anni del quotidiano “La Sicilia”. Pensi che libri come il tuo siano la nuova frontiera del giornalismo, un modo per sopravvivere e riqualificare questa professione?
«Il giornale non è più quello che ti dà la notizia del giorno prima perché oggi è già superata: deve servire da approfondimento. Non è una novità che i giornalisti si dedichino a libri ma sicuramente è una strada percorribile per sopravvivere nel mondo dell’informazione. Insieme dobbiamo inventarci tante altre cose, siamo qua per questo».

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