Falkberget e gli echi di Verga: anche la Norvegia ha i suoi Malpelo

Dalle ardenti cave di rena rossa alle gelide miniere di rame del Nord Europa: l’aspra fatica di una vita tra i cunicoli e lo sfruttamento dei giovanissimi, temi tanto cari alla letteratura, avvicinano due autori appartenenti a latitudini opposte. Il maestro siciliano del Verismo, con il suo stile impersonale e il suo scetticismo sulla possibilità di riscatto; e l’autore norvegese, egli stesso tra i tanti bambini privati dell’infanzia, eppure portatore della speranza di riuscire a trovare, sul fondo di quell’oscurità, un bagliore di dignità

Vivere da Siciliano in Norvegia significa abitare quotidianamente una frontiera. Un confine che non è solo geografico, ma mentale, culturale, simbolico e ovviamente linguistico. Da questa posizione “di mezzo” che vivo da quasi 13 anni, è nata la scoperta di un dialogo inaspettato tra due realtà letterarie a prima vista lontanissime: quella del catanese Giovanni Verga, con il suo Rosso Malpelo (1878), e quella del norvegese Johan Falkberget, giornalista e scrittore ancora poco conosciuto, con la sua trilogia Christianus Sextus (1927 – 1935). L’idea di mettere a confronto i due autori nasce dal mio quotidiano lavoro con la pedagogia, con l’educazione dei bambini, con l’insegnamento della lingua italiana e con la passione per la letteratura. Mi interrogo spesso su come le storie contribuiscano a formare coscienze, e su come la narrazione della sofferenza e dello sfruttamento infantile possa ancora oggi parlare alle nuove e alle future generazioni. È così che, avvicinandomi a Falkberget, leggendone la biografia e parte della sua opera, ho ritrovato degli elementi che avevo incontrato decenni prima nella cava di rena rossa di Malpelo. Lo stesso buio, lo stesso sfruttamento, la stessa fatica.

DESTINO SENZA SCAMPO. Verga narra la Sicilia post-unitaria, una terra sfregiata, come evidenziato pure dall’Inchiesta in Sicilia (1877) di Franchetti e Sonnino. Un territorio dove la povertà appare come un destino ovvio e immutabile. Malpelo non è solamente un ragazzino sfruttato: è marchiato, condannato dal suo stesso appellativo, dal colore dei capelli, da ataviche credenze popolari che giustificano soprusi e violenze. La sua infanzia, che dovrebbe essere rivolta al gioco e all’apprendimento, è invece vituperata da un sistema sociale che non gli dà possibilità di riscatto. La cava di rena rossa diventa il suo inferno terreno, dove anche l’amore paterno di Mastru Misciu Bestia viene sepolto sotto una montagna di sabbia.

Falkberget tra i giovani della miniera. Ph. Archivio del museo di Røros

UN CONFORTO NEL BUIO. Johan Falkberget, dal canto suo, quasi quarant’anni più giovane di Verga, racconta le miniere di rame di Røros, villaggio di montagna del centro della Norvegia e sito patrimonio Unesco, e racconta i guttepjokkene ovvero i carusi della Sicilia verghiana. I bambini descritti da Falkberget, nonché l’autore stesso, erano costretti a lavorare al gelo e al buio dall’età di 7 anni con turni massacranti. Qui però la prospettiva cambia. Nella durezza del lavoro in miniera, emerge una realtà collettiva e solidale, tipica della società norvegese, ma attraversata da una tensione etica e religiosa. Questo differenzia il verismo siciliano dal realismo etico-religioso norvegese. Se Verga osserva e tace, com’è tipico della narrativa verista, Falkberget interviene con una possibilità, la dignità umana come “pepita” da estrarre nelle profondità più buie della terra e dell’animo umano.

Nel Christianus Sextus si legge, infatti, di come Peder Monsen Rugelsjøen, responsabile delle miniere al servizio del Signor Dopp, sia un uomo profondamente onesto. Quando si imbatte un grande filone di minerale che potrebbe farlo diventare ricco, viene assalito dalla tentazione di mentire al Signor Dopp, ma riesce a dominare quel momento di debolezza. «E così si alzò, quasi stupito. Si mise il cappello, tolse la lampada dal supporto, sollevò lo stoppino ancora fumante e attraversò la galleria con passo deciso e fiero. Un uomo integro! Quel giorno Peder Monsen Rugelsjøen percorse il tratto sopra Vola fino alla città mineraria in sole due ore. Non portava non sé alcun peso più grande di una piccola stella nel cuore».

In un’altra sua opera, De fjerde nattevakt, l’autore scrive: «Quando sei laggiù, nelle profondità della montagna, ci sei solo tu, la miniera e i vecchi minatori che sono stati lì prima di te. Siamo bambini di montagna, nati da pietre e sudore. Nell’oscurità siamo tutti quanti uguali, accomunati dalla paura e dalla speranza. Nessuno al mondo può odiare di più come colui che ha dato via la propria anima».

Ph. Archivio del museo di Røros

DENUNCIARE E ORIENTARE. Questo confronto tra Rosso Malpelo e Christianus Sextus nasce dunque da questa esperienza liminale tra Nord e Sud Europa, tra Mediterraneo e Scandinavia. Da siciliano in Norvegia, riconosco che lo sfruttamento del lavoro minorile non è solo una questione prettamente storica o legata alla geografia locale, ma una questione universale, che la letteratura rende visibile ancor meglio di qualsiasi statistica. Sia Verga che Falkberget trasformano la fatica del lavoro in metafora dell’esistenza, entrambi adottano una chiave realista ed entrambi usano sapientemente il dialetto del luogo. Eppure, è proprio nella differenza della loro visione che si intravede uno spazio prezioso di riflessione pedagogica. Per chi si occupa di educazione, questo confronto è uno strumento potente. La letteratura serve a denunciare, anche implicitamente, ma anche a orientare. È capace di descrivere una responsabilità collettiva. Dal torrido cuore della Sicilia alle gelide miniere norvegesi, la fatica dei bambini sfruttati continua a porci domande.

(In copertina: Johan Falkberget. Ph. Archivio del museo di Røros)

Hai apprezzato questo contenuto?

Il Sicilian Post è gratuito e continuerà a esserlo.
Ma il giornalismo indipendente ha un costo: ogni inchiesta, ogni storia verificata, ogni articolo nasce dal lavoro di persone che scegliamo di retribuire in modo equo.

Se sei arrivato fin qui, forse questo lavoro per te ha valore.
Per continuare a offrirlo a tutti abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Abbonarti significa sostenere un’idea di informazione libera e responsabile.

Come segno di ringraziamento, agli abbonati riserviamo alcuni contenuti e iniziative editoriali.

Abbonati

Abbonati al Sicilian Post

About Author /

Start typing and press Enter to search