Giovani in fuga, salari bassi, donne svantaggiate: il rapporto INPS 2025 fotografa i cronici problemi del Sud
Presentato a Catania con la presenza del presidente nazionale Gabriele Fava e del direttore di INPS Sicilia Sergio Saltalamacchia, il report annuale dell’ente conferma le dinamiche di un paese nel quale l’economia fa dei passi avanti, ma senza riuscire a trovare una soluzione efficace alle storiche disuguaglianze. Tra imprese che non riescono a trovare i profili di cui hanno bisogno, una stabilità nell’occupazione che non raggiunge i livelli del Centro-Nord e lavoratrici spesso ancora costrette a scegliere tra carriera e famiglia, la strada è ancora parecchio lunga
«Uno specchio formidabile della società italiana». Così il presidente dell’INPS Gabriele Fava, in occasione della presentazione presso l’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, ha definito il rapporto che l’Istituto Previdenza Sociale elabora ogni anno, «una bussola per l’Italia» indispensabile per orientare le scelte future del Paese e comprendere i più importanti processi economici e sociali. Il rapporto fotografa un’Italia in forte ripresa sul fronte del lavoro ma con molti chiaroscuri. Il numero di occupati è ai massimi storici (quasi il 63%, ma resta il più basso d’Europa) e anche l’INPS registra un utile record di 15 miliardi (Fava rassicura: «le pensioni ci sono e ci saranno sempre, per tutti»). Tuttavia, il Paese è attraversato da profonde disuguaglianze e grandi sfide demografiche. Se la direzione indicata dalla bussola è chiara, cioè ottimizzare il mercato e i servizi – anche con l’ausilio dell’IA – generare valore pubblico e mettere al centro i giovani, alcune fragilità strutturali della Sicilia e del Mezzogiorno segnano un divario importante tra le aree del paese, e fanno pensare al Meridione come all’ago rotto della bussola – Calabria, Sicilia e Campania restano le ultime regioni d’Europa per occupazione – o comunque a uno sviluppo costitutivamente più fragile e meno sostenibile.
PASSI AVANTI, MA NON ABBASTANZA. «Molti dati sono incoraggianti: la crescita del numero di assicurati INPS è stata più intensa nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord (7,4% contro il 5,3%)» spiega Fava. «Anche il lavoro dipendente al Sud ha avuto un incremento superiore rispetto al Nord (+2,4% rispetto all’1,4%), ma nonostante queste dinamiche di recupero, la distanza assoluta tra le due macroaree resta molto cospicua: servono più infrastrutture». Il tasso di occupazione in Lombardia è maggiore di 25 punti di quello in Sicilia, il Centro-Nord mantiene una durata media degli impieghi molto superiore rispetto al Sud (2,5 settimane pro capite). Ma il grande punto debole è l’occupazione femminile: se è vero che è cresciuta del 6,7%, insieme a quella giovanile (+11,2%) resta pur sempre la più bassa d’Europa. «Lo abbiamo ribadito ad aprile in una nota – dice Fava – la maternità impone un significativo peggioramento retributivo e un rischio elevato di uscita dal mercato del lavoro. Le madri più giovani, under 35, affrontano un rischio maggiore di uscita dal lavoro (25% nel settore privato, rispetto al 12% delle over 35), e nel Mezzogiorno la probabilità si alza al 26%». Non solo: la carenza di servizi per l’infanzia e le basse retribuzioni disincentivano le donne a cercare lavoro, che trovano più conveniente occuparsi dell’accudimento dei figli.
«Il lavoro dipendente al Sud ha avuto un incremento superiore rispetto al Nord (+2,4% contro +1,4%), ma nonostante queste dinamiche di recupero, la distanza assoluta tra le due macroaree resta molto cospicua: servono più infrastrutture»
Gabriele Fava, presidente INPS
IMPRESE E LAVORO: DUE RETTE PARALLELE? «C’è poi il paradosso italiano e soprattutto siciliano di un notevole disallineamento tra l’offerta e la domanda di lavoro» dice Sergio Saltalamacchia, direttore dell’INPS Sicilia, «cioè la differenza tra le caratteristiche dei posti di lavoro richiesti dalle imprese e le caratteristiche dei lavoratori che cercano un impiego. In Sicilia non solo sono tanti gli inoccupati, cioè chi non ha e non cerca un lavoro, ma sono tantissimi gli “espatriati”. In una regione dove i decessi sono quasi il doppio rispetto alle nascite, 20mila siciliani – di solito giovani e preparati – lasciano ogni anno la propria terra per cercare un lavoro che non trovano qui. Ma spesso l’offerta di lavoro c’è: le imprese cercano professionalità che non trovano».
UNA FRAGILITÀ ENDEMICA. L’INPS ha introdotto strumenti come il SISL (Sistema Informativo per il Lavoro e l’Inclusione) – una piattaforma che utilizza l’Intelligenza Artificiale per costruire percorsi formativi e incrociare domanda e offerta – «ma è pochissimo utilizzata» afferma Saltalamacchia. «Allo stesso modo, il Sostegno per la Formazione e il Lavoro (SFL), un sussidio economico legato alla partecipazione a percorsi di formazione o politiche attive, è utilizzato solo da poche migliaia di persone in Sicilia, con una fruizione media inferiore ai 2 mesi su un potenziale di 24». Anche l’efficacia dell’app ufficiale dell’istituto, INPS Mobile, «pensata per i giovani, con il linguaggio dei giovani» precisa Fava, potrebbe fermarsi di fronte a un dato strutturale che neanche l’app più user friendly può scalfire: nel Mezzogiorno il 23,3% dei giovani non studia, non lavora, e non si forma, più del doppio rispetto al Nord.
Sintomo della fragilità del tessuto sociale del Meridione è anche il dato che i nuclei beneficiari dell’Assegno Di Inclusione (che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza) si sono concentrati maggiormente nel Sud e Isole, raggiungendo il 68% del totale dei nuclei (e il 73% delle persone coinvolte). Similmente, il tasso di adesioni all’Assegno Unico e Universale (AUU) è elevatissimo nel Sud (98,3%), superando il Nord (92,5%) e il Centro (93,0%). Questo dato indica che le politiche di sostegno economico raggiungono efficacemente le fasce di popolazione a basso reddito, ma il contrasto con il basso utilizzo degli strumenti di attivazione (SISL/SFL) disegna un modello in cui il bisogno è sanato, ma l’inclusione lavorativa rimane un obiettivo lontano.
La presentazione all’Università di Catania

La presentazione si è svolta il 9 ottobre presso il Palazzo Centrale dell’Università id Catania. Oltre al presidente nazionale dell’Inps Gabriele Fava sono intervenuti rettore Enrico Foti, il direttore regionale Inps Sicilia Sergio Saltalamacchia e il prof. Antonio Guidara, che ha moderato l’incontro. Dopo la relazione introduttiva del dott. Gianfranco Santoro e della prof.ssa Monica Paiella, che hanno illustrato i principali dati sul mercato del lavoro e sulle politiche previdenziali, il prof. Roberto Cellini, direttore del Dipartimento di Economia e Impresa, ha offerto un’analisi delle dinamiche occupazionali, con particolare attenzione alle disparità territoriali e al contesto del Mezzogiorno. In chiusura, il prof. Luigi Bonaventura ha presentato il nuovo master in “Consulenza del Lavoro”, promosso dall’Ateneo in collaborazione con l’Inps e la Consulta regionale degli Ordini dei Consulenti del Lavoro della Sicilia, che sarà ospitato al Convitto Inps “Luigi Sturzo” di Caltagirone.
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Riccardo Vigneri
3 mesi agoArticolo interessante e molto ben scritto su un tema di grande attualità.
Complimenti
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