«Ho iniziato a suonare il pianoforte a undici anni, piuttosto tardi rispetto alla media. Per due anni è stato solo un passatempo finché non è scoccata la scintilla studiando e ascoltando le incisioni di grandi pianisti come Horowitz, Arrau, Backhaus, Kempff, Pletnev, Volodos. È così che ho cambiato improvvisamente il mio modo di vedere e sentire la musica, facendola diventare a poco a poco la mia vita». Un sentimento, quello di Bertolazzi, cresciuto nel tempo ma radicato nel profondo dell’anima che l’ha spinto a lasciare la sua città natale, Verona, per trasferirsi prima a Venezia, dove si è diplomato in pianoforte e poi a Catania. Dopo aver vinto oltre trenta concorsi nazionali e internazionali ed essersi esibito in numerosi teatri, domenica scorsa il giovane virtuoso ha trionfato al “Franz Liszt International Piano Competition” di Budapest che insieme al “Fryderyk Chopin Piano Competition” di Varsavia è uno dei concorsi pianistici più prestigiosi al mondo. La voce tradisce ancora l’emozione che anche a distanza di giorni non sembra essere svanita: «L’importanza del concorso “Liszt”, che non a caso si svolge ogni cinque anni – spiega – è nella sua storia e nei nomi che hanno fatto grande il pianismo mondiale. Penso a Lazar Berman, che vinse il terzo premio negli anni ’50 o a Dino Ciani, che si aggiudicò il secondo premio esattamente sessant’anni fa».

DA NORD A SUD. Unico italiano nella terna, Bertolazzi, che per la competizione ha scelto alcune delle pagine più ostiche e complicate di Liszt, del quale quest’anno ricorre il 210° anniversario della nascita, è arrivato a Catania per seguire gli insegnamenti di Epifanio Comis, pianista di spicco e docente all’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini”. «Per la crescita di un giovane musicista – spiega Bertolazzi – la figura del Maestro sia fondamentale. Ho conosciuto il M° Comis in una masterclass nel 2017 e, nonostante il tempo a nostra disposizione fosse poco, sono rimasto folgorato dal suo approccio alla musica, dal suo modo di insegnare, dalla sua profondità di pensiero oltre che della sua visione dell’arte, tanto che ho deciso di trasferirmi in Sicilia». Una scelta in controtendenza, rispetto a quella continua fuga di cervelli che negli ultimi venticinque anni ha visto spostarsi al nord Italia e all’estero, 1,6 milioni di giovani meridionali (dati Confcommercio). Una piccola goccia nel deserto, che apre alla speranza di riuscire un giorno a invertire il trend dominante, restituendo alla nostra Isola la posizione di rilievo che merito in ambito sociale, economico e culturale.

UNA GIORNATA TIPO. «Quando preparo un concorso importante o un concerto con l’orchestra sento la necessità di isolarmi da ciò che mi può distrarre – aggiunge il concertista – incidendo negativamente sulla mia preparazione. Questo non toglie che pur studiando parecchie ore al giorno, cerco comunque di ritagliarmi dei momenti di riposo in cui magari fare una passeggiata o per rilassarmi ai fornelli. Trovo molto stimolante la ricerca di nuovi profumi, sapori e accostamenti; alla fine anche nella musica c’è la necessità di ricercare colori e sensazioni». Il suo piatto forte, come di tradizione, è il risotto ma ogni tanto si cimenta anche nella pasta alla Norma, dedicata a uno dei personaggi più celebri di Bellini. E proprio al compositore catanese questa sera Bertolazzi dedicherà un Tributo, proseguendo i festeggiamenti in suo onore iniziati un mese e mezzo fa. «Pur vivendo a Catania ormai da tre anni questo sarà il mio debutto al Teatro Massimo Bellini. Per me è un grande onore oltre a un momento di grande emozione». Immancabili nel programma alcuni dei brani eseguiti nella settimana ungherese, come gli ultimi due “Studi trascendentali”, la “Dante Sonata”, la “Rapsodia ungherese” e la “Rapsodia spagnola” di Liszt, a cui faranno seguito le trascrizioni di Sigismund Thalberg, rivale e contemporaneo del compositore ungherese, delle opere di Bellini. «La difficoltà principale? Quella di riuscire a rendere, con uno strumento percussivo, la bellezza del canto belliniano».

QUESTIONE DI STILE. Pur amando i capolavori di Mozart e Chopin, gli autori a cui Bertolazzi si sente più vicino sono certamente Liszt, Beethoven e Rachmaninov; esponenti di spicco di correnti temporalmente e stilisticamente distanti fra loro come il Classicismo, il Romanticismo e il Novecento russo; ma con i quali il giovane virtuoso si sente particolarmente affine. «Di Beethoven mi commuove la grandezza dell’uomo, – osserva – di Liszt la capacità di assorbire l’arte in tutti i suoi ambiti e le tantissime tradizioni, mentre di Rachmaninov l’incredibilmente malinconia e sensualità». Per quanto gli piaccia ascoltare il jazz o la musica leggera, l’attenzione di Bertolazzi resta concentrata principalmente sulla musica classica del passato e della contemporaneità. «Riconosco che nella musica leggera ci sono stati e ci sono alcuni grandi artisti tuttavia credo che alcuni generi musicali, che si sono diffusi recentemente, sono il risultato di un impoverimento dei valori. Funzionano solo perché hanno un impatto forte e trasmettono messaggi in maniera violenta risultando, per alcune persone, interessanti all’ascolto». Una critica neanche troppo velata al trap. Per un breve periodo, il pianista si è anche dedicato alla composizione decidendo, alla fine, di riversare tutte le sue energie, almeno per il momento, sulla sola interpretazione. «Ho composto ed eseguito alcuni brani – chiosa – ma questo mondo è talmente complesso che alla fine non avendo trovato un mio linguaggio ho deciso che sarebbe stato meglio continuare a suonare le opere dei grandi». E chissà che con il tempo, come molti suoi illustri predecessori, non riesca anche lui a toccare le vette più alte. Per il momento si gode quest’importante traguardo e la possibilità di tornare ad esibirsi sul palcoscenico. Dopo il concerto di Catania, infatti, sarà la volta di Cremona, Firenze, Padova e successivamente di alcune tappe all’estero.

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