In Italia, le imprese agricole guidate da giovani sono sempre di più, maggiormente attente all’ambiente e innovative. Abbiamo incontrato due imprenditori siciliani under-35 per capire quale gratificazione è possibile trovare in un mestiere che ti immerge nella natura

[dropcap]«[/dropcap][dropcap]S[/dropcap]opportare la pioggia e il freddo, il sudore, il caldo eccessivo, la stanchezza fisica, le punture, ma assistere ogni giorno a un’alba o un tramonto che ti avvicinano al mondo reale e che difficilmente posso spiegare attraverso le parole». È quanto afferma Salvatore Gennaro, trent’anni e una laurea in economia, quando gli chiedi cosa significhi lavorare a stretto contatto con la natura. La sua attività è, infatti, quella di gestire un’azienda agricola siciliana specializzata in apicoltura, a cui si è avvicinato quasi per caso.

Nel caso di Rosario Grasso, che con Salvatore condivide età e titolo di studio, si è trattato invece di una scelta consapevole. «Il motivo che mi ha spinto a intraprendere questa carriera – spiega – è l’amore e il rispetto per la mia famiglia, che da più generazioni si è impegnata in questo settore, oltre alla voglia di tutelare, promuovere e difendere la terra in cui sono nato». Da qualche anno Rosario ha infatti preso le redini dell’azienda di famiglia, specializzata nella produzione biologica di grano duro di Sicilia, olio d’oliva e agrumi, tra cui la tipica arancia rossa.

L’IDENTIKIT DEL NUOVO AGRICOLTORE. Salvatore e Rosario sono due esempi di “agricoltori 2.0” che hanno cavalcato l’onda del ritorno all’agricoltura, ma stavolta all’insegna del biologico e dell’eco-sostenibile. Secondo un Osservatorio sul comparto agricolo risalente a giugno 2018 e condotto da Nomisma-Edagricole, infatti, le aziende agricole in Italia guidate da giovani con meno di 35 anni sono il 14% in più rispetto all’anno prima, con un totale di 55.000 unità. Una cifra che supera quelle di Francia, Spagna e Germania. I giovani imprenditori agricoli under 35 sono laureati (1 su 4) o hanno conseguito un’istruzione specifica per il settore, viaggiano spesso e hanno la capacità e la volontà di applicare al settore agroalimentare tecniche e macchinari innovativi che garantiscono un minore impatto sull’ambiente.

UN LAVORO CHE REGALA LIBERTÀ. Salvatore Gennaro fa anche da praticante presso un commercialista. «Passo dalla scrivania alla totale libertà – racconta – ma è uno spettacolo assistere ogni giorno a fenomeni sempre nuovi, la natura sembra statica e invece ogni suo aspetto si ripete in maniera differente». Anche Rosario è dello stato avviso. «L’impresa agricola – confessa – regala la libertà di decidere i propri tempi, di non dire signor sì a nessuno, di autogestirsi come meglio si crede ed inoltre la possibilità di stare all’aria aperta, che in Sicilia significa quasi sempre godersi belle giornate di sole e stare in costante contatto con la natura, gli animali e i fiori».

BUROCRAZIA, INFRASTRUTTURE E ARRETRATEZZA.  Quello agricolo è un settore difficile, che non garantisce certo la rilassatezza del posto fisso. «In azienda – spiega Rosario – bisogna essere capaci di utilizzare i mezzi agricoli, decidere i piani di concimazione, i trattamenti sugli impianti arborei. Allo stesso tempo ci sono tante difficoltà da affrontare, dovute ai problemi derivanti dall’eccesso di burocrazia e soprattutto ai prezzi di vendita che non sempre permettono di coprire i costi di produzione». Anche Salvatore individua il primo ostacolo nella burocrazia eccessiva. «Inoltre le infrastrutture in Sicilia sono molto carenti e quindi facciamo tutto con il doppio della fatica e della lentezza».

LAVORARE CON LA NATURA: UN VANTAGGIO PER TUTTI. Ma che rapporto intrattiene questa agricoltura 2.0 con l’ambiente, rispetto a quella tradizionale? «Nonostante non si possa pensare di essere completamente a impatto zero – conclude Salvatore – lavorare con la natura può costituire un vantaggio per tutti. Sia per chi scende in campo a livello economico, sia per il consumatore. Se a spingerti è l’amore per l’ambiente e il rispetto per il prodotto che vendi, puoi offrire un alimento di qualità a cui, di conseguenza, il consumatore riconosce un valore economico superiore. E un bravo agricoltore che ha un profitto maggiore può, a sua volta, investire in nuove tecnologie che riducano ulteriormente l’impatto sulla natura. Si mette così in moto un vero circolo virtuoso».

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