Ida Nicotra: «La felicità è un diritto costituzionale. La conoscenza è il suo fondamento»

Mentre il Mezzogiorno sconta i ritardi dell’istruzione terziaria e perde migliaia di giovani qualificati, la Scuola Superiore di Catania, nata nel 1998 sul modello della Normale di Pisa, risponde valorizzando il merito e dando alla futura classe dirigente gli strumenti per incidere sul territorio in cui si è formata. «Alla Scuola gli studenti seguono anche un percorso fatto di laboratori, seminari, viaggi tematici e incontri con studiosi ed esperti. È un modo per mettere continuamente in relazione umanesimo, nuove tecnologie, sostenibilità, innovazione e grandi trasformazioni globali. La sfida è proprio questa: rinnovare costantemente l’offerta formativa per restare al passo con un mondo che cambia». Dal ruolo delle istituzioni accademiche come ascensore sociale alle sfide dell’area mediterranea, il sapere è ancora la chiave per comprendere il mondo

In un Paese dove il luogo di nascita sembra pesare ancora più del talento, il Mezzogiorno continua a rappresentare il banco di prova più difficile per il merito. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, qui soltanto il 25,9% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, contro il 31,6% della media italiana e il 44,1% dell’Unione europea.

A questo divario territoriale si aggiunge quello familiare: tra i giovani con almeno un genitore laureato consegue un titolo terziario il 66,6%, mentre tra chi proviene da famiglie con genitori in possesso al massimo della licenza media la quota si ferma al 12,9%. E sebbene il ruolo degli atenei come ascensore sociale rimanga decisivo, perché in termini assoluti molti laureati italiani provengono ancora da famiglie in cui nessuno dei genitori ha frequentato l’università, resta un nodo di fondo: la promessa del merito ha bisogno di luoghi capaci di riconoscere il talento, accompagnarlo e aiutarlo a superare le condizioni di partenza.

C’è poi una sfida ulteriore: chiedersi dove, e in quali condizioni, quel talento potrà esprimersi. Secondo Svimez – Save the Children, tra il 2002 e il 2024 quasi 350 mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno verso il Centro-Nord, con una perdita netta di circa 270 mila. Per una scuola universitaria d’eccellenza che ambisce a formare la futura classe dirigente, questa è forse la domanda decisiva: in quale contesto quei talenti potranno esprimersi, assumere responsabilità e contribuire allo sviluppo del territorio?

È dentro questa sfida che si inserisce, da oltre venticinque anni, la Scuola Superiore di Catania. Fondata nel 1998 e ispirata al modello della Scuola Normale Superiore di Pisa, l’istituto di alta formazione dell’Università di Catania è oggi una delle poche scuole universitarie di eccellenza presenti nel Mezzogiorno. Ogni anno seleziona un numero limitato di studenti, offrendo loro un percorso di alta formazione che affianca quello universitario con seminari, laboratori, attività interdisciplinari, esperienze internazionali, vita collegiale, borsa di studio e alloggio.

Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania

Ne abbiamo parlato con la professoressa Ida Nicotra, costituzionalista e presidente della Scuola Superiore di Catania, in occasione dell’apertura del nuovo bando di ammissione. Ne è nata una conversazione sul valore della conoscenza, sul diritto alla cultura, sul pensiero critico, sulla formazione della futura classe dirigente e sul ruolo che il Sud e il Mediterraneo possono avere nel leggere e costruire il futuro.

In un Paese in cui il punto di partenza continua a incidere profondamente sulle opportunità educative, quale ruolo può avere oggi una scuola universitaria d’eccellenza? Può essere ancora un ascensore sociale e, allo stesso tempo, contribuire a formare la futura classe dirigente?
«L’università rappresenta ancora il principale strumento di mobilità sociale. È una conquista importante del nostro sistema accademico e, direi, soprattutto degli atenei del Mezzogiorno, dove iscriversi all’università e conseguire una laurea rappresentano ancora un passaggio decisivo per costruire il proprio futuro. In questo contesto la Scuola Superiore di Catania occupa un posto particolare. All’interno dell’Ateneo catanese, e più in generale del Sud Italia, rappresenta un’esperienza unica di alta formazione. Il nostro compito è offrire a ragazze e ragazzi di talento un’opportunità in più, una carta vincente per affrontare il mondo della ricerca, delle professioni e delle istituzioni. Ma c’è un aspetto che considero altrettanto importante. La Scuola si fonda sulla collegialità: i nostri allievi vivono insieme, studiano insieme, condividono esperienze. Questo significa imparare la solidarietà, l’empatia, il rispetto reciproco, ma anche l’umiltà. Perché la conoscenza parte dalla consapevolezza di sapere e di non sapere. In questo senso la Scuola Superiore è anche una scuola di vita, non soltanto un luogo in cui si formano eccellenze».

«Il talento non coincide necessariamente con un numero. Quello che ci interessa è la voglia di mettersi in gioco, di continuare a imparare, di coltivare la conoscenza come strumento di libertà. Io credo che dallo studio passi anche la felicità di essere liberi»

Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania

La Scuola Superiore ha sempre fatto dell’interdisciplinarità uno dei propri tratti distintivi. A questo si aggiunge una forte vocazione mediterranea. È questa combinazione una delle chiavi con cui oggi si formano i giovani chiamati a confrontarsi con le grandi trasformazioni del presente?
«Credo di sì. Trovarsi al centro di questo spazio significa poter osservare il mondo da una prospettiva privilegiata. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno riportato il Mediterraneo al centro della geopolitica mondiale e proprio qui si incrociano alcune delle grandi sfide del nostro tempo. L’interdisciplinarità, del resto, è un elemento essenziale della nostra proposta formativa. Superiamo gli steccati tradizionali tra area umanistica e area scientifica perché le grandi questioni contemporanee – dall’intelligenza artificiale alle migrazioni, dalle trasformazioni della democrazia alla crisi climatica – non possono più essere affrontate da una sola disciplina. I nostri studenti frequentano i corsi di laurea dell’Università di Catania, ma nella Scuola seguono anche un percorso fatto di laboratori, seminari, viaggi tematici e incontri con studiosi ed esperti. È un modo per mettere continuamente in relazione umanesimo, nuove tecnologie, sostenibilità, innovazione e grandi trasformazioni globali. La sfida è proprio questa: rinnovare costantemente l’offerta formativa per restare al passo con un mondo che cambia».

Ogni anno la Scuola seleziona venti nuovi allievi, dieci per la Classe di Scienze umanistiche e sociali e dieci per la Classe STEM. Al di là delle prove di ammissione, che cosa significa oggi riconoscere il talento? Quali qualità cercate nei ragazzi e nelle ragazze che entreranno a far parte della Scuola, e quale promessa può fare loro la Scuola Superiore di Catania?
«La preparazione è fondamentale. Ma non basta. Cerchiamo soprattutto motivazione, curiosità, desiderio di conoscere. Per questo non è previsto un voto minimo all’esame di maturità: il talento non coincide necessariamente con un numero. Quello che ci interessa è la voglia di mettersi in gioco, di continuare a imparare, di coltivare la conoscenza come strumento di libertà. Io credo che dallo studio passi anche la felicità di essere liberi. Se conosci, puoi scegliere con la tua testa. Puoi costruire le tue opinioni senza limitarti ad aderire a quelle degli altri. La conoscenza rende davvero più liberi. È anche questa la promessa della Scuola Superiore: offrire gratuitamente un’esperienza difficile da trovare altrove, fatta di laboratori, viaggi tematici, incontri con alcune delle più importanti personalità della cultura italiana e internazionale e un percorso di alta formazione che accompagna quello universitario. Ma soprattutto cercare di dare concreta attuazione a uno dei principi più belli della nostra Costituzione, quello contenuto nell’articolo 34: permettere ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i propri obiettivi. In fondo, questa è la nostra ambizione: aiutare i giovani a realizzare i propri sogni e, attraverso la conoscenza, a costruire anche la propria felicità».

«Il cosiddetto diritto a restare può diventare concreto soltanto se esistono condizioni adeguate: servizi efficienti, infrastrutture, opportunità professionali e qualità della vita. È una sfida che nessuno può vincere da solo. La Scuola può fare la sua parte costruendo un’alleanza con le istituzioni e con tutte le realtà che contribuiscono allo sviluppo del territorio»

Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania

La Scuola Superiore di Catania non è soltanto la comunità dei suoi allievi. In questi anni è diventata anche un luogo di confronto aperto alla città, ospitando incontri, convegni e iniziative pubbliche. Quale ruolo può avere oggi una scuola universitaria d’eccellenza nei confronti del territorio?
«Ho sempre pensato che gli studenti debbano costruire la propria formazione anche attraverso esperienze fuori da Catania e fuori dall’Italia. È un arricchimento indispensabile. Ma penso anche che ciò che ricevono debba, almeno in parte, ritornare al territorio. Le risorse che investiamo nella formazione dei nostri allievi devono produrre valore anche per la comunità in cui la Scuola opera. Per questo organizziamo incontri pubblici, promuoviamo il dialogo con le istituzioni, con il mondo delle professioni e con la società civile. Restare non deve essere un obbligo, ma una grande opportunità. Il cosiddetto diritto a restare, cioè la possibilità di vivere e lavorare in Sicilia, può diventare concreto soltanto se esistono condizioni adeguate: servizi efficienti, infrastrutture, opportunità professionali e qualità della vita. È una sfida che nessuno può vincere da solo. La Scuola può fare la sua parte costruendo un’alleanza con le istituzioni, con il sistema produttivo, con gli ordini professionali e con tutte le realtà che contribuiscono allo sviluppo del territorio».

Alcuni anni fa, in occasione del ventennale della Scuola Superiore di Catania, Salvatore Settis dedicò la sua lectio magistralis al diritto alla cultura, richiamando anche il tema del diritto di resistenza proposto da Giuseppe Dossetti durante i lavori della Costituente. Oggi formare cittadini autonomi e capaci di pensiero critico può essere una delle forme più concrete di attuazione dello spirito della Costituzione?            
«Credo proprio di sì. Tutto parte dalla capacità delle persone di essere consapevoli. E questo significa anche riconoscere il diritto alla verità. Ma la verità si costruisce lentamente. Il tempo è una variabile fondamentale della conoscenza. Viviamo in una società che ci abitua al “tutto e subito”. Eppure la velocità non garantisce né la verità né la conoscenza. Anzi, può favorire la diffusione di informazioni false e di rappresentazioni distorte della realtà. Per questo partirei dal rapporto tra informazione e formazione. L’università, e la Scuola Superiore in particolare, hanno il compito di educare persone capaci di comprendere criticamente il mondo e di esercitare la propria libertà attraverso la conoscenza».

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Direttore responsabile del Sicilian Post. Giornalista, laureato in comunicazione. Collabora con le pagine di cultura e spettacolo del quotidiano "La Stampa". Ha pubblicato su svariate testate nazionali e regionali, tra le quali "La Repubblica" e "La Sicilia". Dal 2018 è promotore del workshop internazionale "Il giornalismo che verrà". Attivo sul piano dell'innovazione è tra gli ideatori di "ARIA", tool per infografiche finanziato da Google DNI. Il suo ultimo libro è "L'unica donna nel CDA" (Guerini Next, 2023).

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