Il futuro è… vintage: Vinokilo, quando lo shopping diventa esperienza sostenibile
Note jazz si alternano a momenti di gamification e di coloratissime esposizioni. In mezzo, articoli di abbigliamento usati – ma non solo – vengono riscoperti in barba al fast fashion e acquistati al peso in casse che ricordano quelle di raccolta degli agrumi. Anche a Catania l’evento del brand fondato dal tedesco Robin Balser, che ha scelto la città etnea come sua seconda casa, ha attirato tante persone desiderose di immergersi in un contesto del tutto originale, nato come clothing library e trasformatosi in un fenomeno internazionale: «Le persone devono poter venire, godersi la giornata e aprire la mente all’idea del second-hand come vera alternativa al nuovo. Credo che quando partecipi a un evento Vinokilo vivi un’esperienza che dimostra che non è necessario vendere prodotti che danneggiano il pianeta»
«Vogliamo guidare le persone verso una nuova consapevolezza: indossare il second-hand è valido quanto acquistare abiti nuovi e credo che chi partecipi a un evento Vinokilo viva un’esperienza che lo dimostra». Robin Balser, CEO e fondatore del brand, racconta con orgoglio la realtà a cui è riuscito a dare vita – puntando tutto sulla sostenibilità e sul rispetto per l’ambiente. Oggi Vinokilo è ufficialmente una B Corp, ma soprattutto un marchio itinerante che porta la cultura del riuso in giro per il mondo. Dal 21 al 23 novembre ha fatto tappa anche a Catania, con un pop-up store allestito tra i suggestivi spazi del Casale dell’Arte.
La sostenibilità come fondamenta, la cultura del riuso come bussola. Se Vinokilo è, per definizione, “il brand vintage leader in Europa”, per il suo fondatore Robin Balser è molto di più: un’esperienza che va oltre la vendita di abiti vintage o di seconda mano e che porta chi acquista verso nuove consapevolezze su ciò che indossa ogni giorno. Ai microfoni del Sicilian Post ha raccontato l’evoluzione del progetto – nato da una clothing library – e il valore che si cela dietro la scelta di ogni articolo, che pone sempre al centro l’ambiente e le persone.
DALLO SCAMBIO DI ABITI USATI A UN BRAND INTERNAZIONALE. Imprenditori del calibro di Jeff Bezos e Steve Jobs hanno avviato le rispettive attività dal garage di casa, Balser lo ha fatto da un piccolo negozio di scambio abiti e libri usati che gestiva e da cui è stato successivamente sfrattato: «Un mio amico mi chiese di portare la stessa idea a un evento nella città di Mainz, per vendere tutto ciò che ci era rimasto, ed è così che è nato Vinokilo.» Un’occasione che si annuncia, da subito, come il preludio del successo. «Si creò una fila di persone che aspettarono due ore sotto la pioggia e la neve pur di entrare e vivere l’esperienza Vinokilo. In quel momento ho capito che avevamo in mano qualcosa di grande e che valeva la pena investire e far crescere il progetto». Osservando il pop-up store di Catania, allestito tra i colori e le forme del Casale dell’Arte (ex fonderia Scibilia), è evidente come Vinokilo sia in grado di attirare un gran numero di persone, Millennial e Gen Z perlopiù, sedotti dall’ampia scelta di articoli ma, soprattutto, accomunati da una forte attenzione verso le tematiche legate all’ambiente. Tra gli stender, posizionati sia all’esterno che all’interno, è un caos di mani che toccano i tessuti, di occhi che scrutano attenti – alla ricerca del capo perfetto. Del resto, l’offerta è in grado di accontentare tutti: dalle giacche in pelle agli abiti da sera, dai dischi in vinile alle macchine fotografiche, passando per gioielli, scarpe e accessori. «Durante gli eventi utilizziamo un kilo concept. Lo facciamo perché vogliamo mettere le persone al centro delle decisioni: possono scegliere se acquistare qualcosa di pesante o di leggero. C’è una trasparenza totale e anche un elemento di gamification legato alla sostenibilità».



L’aspetto non è quello di un classico negozio, e la percezione che si ha passeggiando tra stoffe e colori è ben lontana da quella di una fruizione veloce, tipica dei negozi di fast fashion ammassati nei centri commerciali. La musica è lenta, gioca tra nostalgiche note di jazz francese e la voce calda di Ornella Vanoni. Sembra quasi di passeggiare all’interno della cabina armadio di un artista, tra quadri e scorci di bianco e blu che si alternano per l’ampio casale. Conclusa l’esperienza, il pagamento avviene dopo avere pesato gli abiti nelle tipiche casce di legno usate per la raccolta degli agrumi.

RIVALUTARE IL SECOND-HAND. «Per noi, moda sostenibile non significa semplicemente vendere abiti second-hand o vintage. Significa, piuttosto, creare un contesto, un’esperienza, che nasce anche dalla collaborazione e dal lavoro con molte realtà locali» spiega Balser. «Le persone devono poter venire, godersi la giornata e aprire la mente all’idea del second-hand come vera alternativa al nuovo. Credo che quando partecipi a un evento Vinokilo vivi un’esperienza che dimostra che non è necessario vendere prodotti che danneggiano il pianeta. Puoi creare un’esperienza e un prodotto che non causano alcun impatto negativo. Vinokilo è un ottimo esempio in questo senso e può aiutare altri dando loro un precedente a cui ispirarsi.» Balser e il suo team credono molto in questa missione, tanto che Vinokilo è, ad oggi, annoverato nella prestigiosa lista delle B Corporation: «Siamo diventati una B Corp perché ci siamo resi conto che c’era troppo greenwashing, e che dovevamo fare più di ciò che semplicemente ci suggeriva la nostra etica personale. Rimanere fedeli ai nostri valori e alla nostra missione è stato difficile, non lo nego. Viviamo in un periodo segnato da molti conflitti e crisi, e ci si ritrova sempre in bilico tra esigenze finanziarie e sostenibilità. Trovare un equilibrio in tal senso è stata la vera sfida».
Ciononostante, l’imprenditore tedesco fa una promessa: «comunità, creatività e impatto rimarranno sempre al cuore di Vinokilo.» Anche in materia di progetti futuri, che riguardano soprattutto i negozi pop-up e le collaborazioni strategiche con le realtà locali in cui Vinokilo si incastra. Esattamente come è avvenuto a Catania, che per Balser è ormai una seconda casa: «Mi sono trasferito a Catania per amore della città, delle persone, del Paese. Mi piace davvero molto l’energia con cui la gente vive qui, e voglio restare.» Ma, tiene a precisare, «Il fatto che io viva a Catania non ha avuto alcuna influenza sull’arrivo di Vinokilo in città: alcune persone del team di Vinokilo vengono dalla Sicilia ed è stata una loro idea portare Vinokilo qui. Io sono solo un “bonus”, e sono molto felice che sia successo.»
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