Il giornalismo resisterà all’IA: «Ma solo se gli editori saranno disposti a fare una grande alleanza»
Ospite della seconda giornata del workshop “Il giornalismo che verrà”, Madhav Chinnappa, già capo del News Ecosystem di Google e attualmente ricercatore presso il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, ha lanciato un monito su quelle che devono essere le condizioni attraverso cui il mondo dell’informazione può garantirsi sostenibilità in un tempo così complesso: «Viviamo un cambiamento epocale, perché siamo entrati nell’era dell’IA generativa, in cui controllo e valore dei contenuti non sono più una certezza. Per salvaguardare l’informazione di qualità è necessario un modello di cooperazione che porti le testate a confrontarsi con i grandi colossi della tecnologia»
Riuscirà il giornalismo a sopravvivere all’intelligenza artificiale generativa? Si interroga in questi termini uno dei massimi esperti al mondo di editoria digitale, Madhav Chinnappa, già capo del News Ecosystem di Google, oggi ricercatore al Reuters Institute di Oxford, intervenuto nella seconda giornata del workshop internazionale “Il giornalismo che verrà” targato Fondazione del Giornalismo Mediterraneo. La domanda di Madhav – che ha una risposta affermativa: sì sopravvivrà, ma a certe condizioni – indica nell’IA generativa un pericolo esistenziale per il giornalismo, cioè quella forma più complessa, matura e codificata con cui le società industrializzate producono, consumano e si scambiano informazioni da più di 200 anni: non sarebbe un’estinzione da poco. Il giornalismo peraltro affronta una crisi profonda e strutturale da almeno due decenni, insieme a quelle che sembravano altre minacce esistenziali: l’avvento di internet, la decimazione delle tirature delle maggiori imprese editoriali, i social network, i content creator e la delegittimazione politica dell’informazione. In questo scenario l’AI generativa parrebbe essere l’ultimo e definitivo colpo di grazia a un organismo già illanguidito.
GOOGLARE SARÀ PRESTO ANTIQUATO COME UN FAX. «Stiamo assistendo a un cambiamento epocale» avvisa l’esperto. Per anni il mercato dell’editoria si è fondato sul traffico web: gli editori permettevano ai motori di ricerca di indicizzare i loro prodotti in cambio di traffico e visibilità. Attualmente, questo scambio di valore è venuto meno. L’utente interagisce con interfacce chat che forniscono risposte dirette, quindi la navigazione nei siti è superflua, i produttori di contenuti originali non hanno più nessun beneficio o controllo dei loro prodotti, che sono fagocitati dall’IA. «Se chiedessimo tra qualche anno a un bambino di digitare dei termini in una casella per ottenere una serie di link, ci guarderebbe come mi guardano i miei figli quando parlo di fax» dice Madhav. Ad essere messa in gioco però non è tanto una tecnologia precedente, ma la sopravvivenza di un «ecosistema informativo sostenibile, pluralistico e sano». Al momento infatti, la maggior parte dei modelli linguistici di IA (LLM) ottiene le informazioni attraverso lo scraping (che vuol dire raschiare, si tratta di una raccolta di dati automatica) del web aperto, un metodo non controllato il cui rischio principale è l’inquinamento dell’informazione: se le testate di qualità bloccano l’accesso ai propri dati per proteggersi, l’IA finirà per addestrarsi su contenuti di scarto, propaganda o disinformazione offerti gratuitamente da attori malevoli.
«Il giornalismo ha oggi il compito vitale di chiedere trasparenza sugli algoritmi e sui dati di addestramento e può agire come contrappeso critico al potere tecnologico. Solo attraverso una combinazione di innovazione, coraggio editoriale e soprattutto una collaborazione collettiva senza precedenti, potrà non solo sopravvivere, ma anche prosperare»
Madhav Chinnappa
DALLA COMPETIZIONE ALL’ALLEANZA. Per salvare il giornalismo Chinnappa ha un’idea che egli stesso definisce la «meno peggiore tra le opzioni disponibili, ma forse l’unica»: la creazione cioè di una NATO per le notizie, un modello di cooperazione collettiva in cui gli editori si uniscono per negoziare con le grandi aziende tecnologiche, ispirato all’alleanza militare atlantica e al principio della sicurezza collettiva. «A dire il vero, non mi piace il nome» puntualizza ridendo Madhav, «lo uso solo come titolo da lavoro soprattutto perché è stata un’espressione usata dal CEO del Financial Times. Se avete un titolo migliore, per favore fatemelo sapere». La proposta prevede qualcosa di controintuitivo in un’economia di mercato, cioè che le organizzazioni giornalistiche di ogni paese superino la concorrenza individuale per unirsi in una coalizione con l’obiettivo di ottenere un maggiore potere contrattuale con i grandi modelli linguistici di IA.

DAL COPYRIGHT ALLA LICENZA DI ACCESSO. La Nato for News, nella prospettiva di Madhav dovrebbe sancire uno slittamento essenziale: «Il sistema editoriale ha monetizzato sul copyright per decenni, ma credo che nell’era della Gen AI questo sia il campo di battaglia sbagliato». Madhav propone invece che gli editori forniscano i contenuti all’IA tramite API (Interfaccia di Programmazione delle Applicazioni) uno strumento informatico che «permette una fornitura tecnica, strutturata e controllata dei dati alle aziende di IA al posto di una diffusione passiva ed economicamente dannosa dei contenuti sul web. L’oggetto del contratto non sarebbe più il singolo articolo protetto da copyright, ma il servizio di accesso continuo e tecnico ai dati attraverso l’API» argomenta Madhav. Anche per le aziende tecnologiche, ricevere dati via API avrebbe alto valore di prodotto perché sarebbero garantite informazioni più affidabili e aggiornate. «Già Reddit e Wikipedia hanno stretto accordi basati proprio sull’accesso ai dati piuttosto che sulla semplice proprietà intellettuale, ma andrebbe esteso a un livello generale»
UN NUOVO SPAZIO PER L’INFORMAZIONE LOCALE. A chi obietta che le alleanze tra giganti globali dell’editoria possano lasciare indietro le realtà locali e periferiche, Chinnappa risponde che il suo modello è invece l’unica possibilità di protezione del pluralismo informativo. Infatti Nato for news propone un sistema di pagamento doppio a carico dei grandi colossi IA: un canone annuale pagato dalle aziende di IA all’alleanza e poi distribuito tra i membri e micro-transazioni legati all’uso effettivo dei dati per il cosiddetto “grounding”, cioè il processo con cui l’IA verifica le proprie risposte, essenziale per evitare le cosiddette “allucinazioni”, informazioni completamente false, ma che spesso sembrano molto plausibili. Quest’ultimo punto è cruciale per le testate locali. «Se un utente pone una domanda specifica su Catania o sulla Sicilia e il Sicilian Post è l’unico ad avere la risposta, il Sicilian Post riceverà un beneficio economico. Capite bene che questo meccanismo premierebbe chi detiene informazioni originali ed esclusive».
LE BASI DEL MESTIERE. Nei momenti di crisi l’essenza di qualcosa tende ad emergere piuttosto che a nascondersi: «L’IA non potrà mai sostituire il grado zero di ogni articolo, la forma che sorregge il giornalismo stesso, e cioè la curiosità sul mondo, la capacità di andare sul campo per indagare, bussare alle porte delle persone e scrivere reportage sul campo» riflette Madhav. E se alcuni spazi tradizionali si chiudono per il giornalismo, se ne aprono anche di nuovi: «Il giornalismo ha oggi il compito vitale di chiedere trasparenza sugli algoritmi e sui dati di addestramento e può agire come contrappeso critico al potere tecnologico. Solo attraverso una combinazione di innovazione tecnologica, coraggio editoriale e soprattutto una collaborazione collettiva senza precedenti, il giornalismo potrà non solo sopravvivere, ma prosperare in un’epoca in cui l’attenzione umana è diventata la risorsa più preziosa e contesa».
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