«Il mio paradiso perduto»: le voci siciliane dal caos del Venezuela
Per anni il paese sudamericano è stato, per tanti isolani, come un Eldorado in cui avventurarsi alla ricerca di nuovi orizzonti. «Erano in migliaia ad essere partiti da qui» afferma Sebastiano D’Angelo, presidente di “Ragusani nel mondo”. Così è stato per il padre di Carmela, che la portò con sé da Modica nel 1961: «Chi arrivava non voleva più andarsene». Poi, gli anni di Chávez e Maduro e l’oppressione senza fine: «Non si trovavano né medicinai né cibo. Il regime ha distrutto tante famiglie. Così ho deciso di tornare in Sicilia qualche anno fa». Anche per Adele, manager del settore assicurativo che ha assistito in presa diretta all’attacco americano, Caracas è diventata una seconda casa, la cui sorte è incerta: «Speriamo sia il primo passo di un cambiamento che tutti desideriamo»
«Il Venezuela era un paradiso. Ho trascorso lì più di cinquant’anni». Quando è approdata in America Latina, nel 1961, Carmela Ciacera aveva solo sedici anni. «Chi arrivava in Venezuela non voleva più andarsene» ricorda con una certa malinconia. Eppure, dopo una vita trascorsa al caldo di Puerto La Cruz, cittadina sulla costa del Mar dei Caraibi dove il padre, allevatore di pollame, era arrivato come tanti altri in cerca di opportunità, la difficile situazione del paese l’ha spinta a tornare in Sicilia, a Modica, dieci anni fa. «Negli ultimi anni tutto era già cambiato. Non sono più abituata al freddo», dice sorridendo in riferimento all’inverno particolarmente piovoso di quest’anno nella Sicilia sud-orientale
SOGNI DI UN TEMPO CHE FU. La storia di Carmela è quella di tanti siciliani in cerca di un nuovo orizzonte all’indomani della Seconda guerra mondiale. Il bisogno di manodopera portò più di 200mila italiani in Venezuela, molti dei quali isolani. Sebbene nei decenni a seguire molti emigrati fecero ritorno, ad oggi la comunità italiana in Venezuela conta circa 160mila persone, mentre quella degli italo-venezuelani sale a circa un milione e mezzo. Operai, muratori, carpentieri, manodopera che serviva ad alimentare lo sviluppo economico del Paese, oggi prima riserva al mondo di petrolio. Questo perché, come spiega Carmela, «prima di vivere gli anni di Chávez e Maduro, quando il Venezuela era ancora una democrazia, si stava bene». Tanti si erano imbarcati verso l’America Latina pensando di restare solo qualche anno, per poi stabilirsi definitivamente. «Una storia raccontata anche dal documentario ‘Americazuela’ di Ivano Fachin», aggiunge Sebastiano D’Angelo, direttore dell’associazione Ragusani nel Mondo. «Negli anni del dopoguerra il Venezuela è stato un nuovo Eldorado per tanti siciliani e connazionali, in generale. Solo la nostra associazione ne contava centinaia. Molti, dalla salita al potere di Chávez in poi, hanno compiuto il tragitto opposto, rientrando in Sicilia».
«Arresti politici, espropriazioni, ospedali al collasso e lavoratori che guadagnavano l’equivalente di due dollari al mese: questa era la realtà di ogni giorno. Il regime ha costretto tante famiglie a separarsi»
Carmela Ciacera
LA FRATTURA DEL REGIME. Tra di loro anche Adele Sulsenti, manager nel settore delle assicurazioni, che dal quartiere Los Naranjos di Caracas ha visto i bombardamenti di Trump dalla finestra, parte dell’attacco militare degli Stati Uniti finalizzato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. «Caracas è una valle, tutto quello che succede nel centro è ben visibile da una posizione più alta. All’inizio pensavamo che fossero tuoni fortissimi. Tremava tutta la casa», racconta riferendosi alla notte tra il 3 e il 4 gennaio. Un attacco che ha fatto – e continua a fare – discutere. Ma che per molti è stato il primo passo di una vera liberazione: «Il Venezuela che conoscevo non esisteva più già da quando sono partita», racconta Carmela. Al potere dal 2013, Maduro ha spostato il Paese dell’America Latina sempre più verso un regime autoritario, silenziando l’opposizione, servendosi di gruppi paramilitari e ampliando la censura e la sorveglianza sui cittadini. «Arresti politici, espropriazioni, ospedali al collasso e lavoratori che guadagnavano l’equivalente di due dollari al mese: questa era la realtà di ogni giorno. Per non parlare della criminalità, che negli ultimi anni è aumentata a dismisura: si teme persino di lasciare una macchina parcheggiata in strada». Una realtà che l’ha toccata duramente in prima persona: «Non c’erano farmaci. Soffro di pressione alta e mio figlio era costretto a girare diverse farmacie prima di trovare i medicinali necessari. Anche il cibo scarseggiava. È’ stato il peggior presidente mai avuto in Venezuela: ha trasformato il Paese e diviso famiglie» dice. Famiglie come la sua: uno dei due figli è rimasto in Venezuela, mentre l’altro si è spostato prima in Spagna per ragioni linguistiche, e poi negli Stati Uniti».
UN FUTURO ANCORA DA SCRIVERE. Diversi paesi dell’America Latina, come anche Unione Europea e Stati Uniti non hanno riconosciuto il risultato delle ultime elezioni che hanno visto l’esclusione della leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, e un rinnovo del potere di Maduro. Per molti venezuelani la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti è stato un atto necessario. «Andava fatto anche prima», afferma Carmela, consapevole che il sistema di cui per anni si è servito il presidente Maduro non è stato ancora destituito. Secondo diversi esperti e relatori speciali delle Nazioni Unite, l’attacco di Trump costituisce una violazione del diritto internazionale. «In tanti ha commentato negativamente quello che Trump ha fatto, ma a loro dico che non sanno quello che le persone al potere hanno fatto alla gente del popolo in questi anni», continua Carmela. «Speriamo che avvenga un cambio, perché è quello che vogliamo tutti», aggiunge Adele. In questi giorni confusi successivi all’attacco, il Paese cerca di ritrovare la normalità anche se in molti rimangono chiusi in casa in attesa di capire cosa accadrà. La speranza di Carmela è quella di tornare presto per poter riunire la famiglia: «Per i figli, per i nipoti, e per me che sono in Sicilia senza di loro».
(In copertina: Ph. Hugo Londoño | Flickr | CC BY-NC-SA 2.0)
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