Il paradosso delle librerie siciliane che un bando (da solo) non può risolvere
Nella terra della cultura per eccellenza, che celebra i libri con festival e passerelle di lusso, quasi l’80% dei comuni a livello regionale è sprovvisto di una libreria. Un dato eloquente, che fa il paio con un declino a livello nazionale e che va in controtendenza con i dati secondo cui, negli ultimi anni, i lettori, specie i giovani, stanno tornando a crescere. Il Ministero della cultura ha proposto un provvedimento dedicato agli under 35, con un finanziamento a fondo perduto per avviare una attività libraria. Sarà sufficiente? Secondo lo scrittore Cono Cinquemani, responsabile del progetto Ambulanza Letteraria, decisamente no: «Finché una libreria non sarà considerata un presidio istituzionale e sanitario necessario, come le farmacie, il tema non avrà una vera soluzione»
«Can Yaman sarebbe stato visto aggirarsi per le vie di Taormina in evidente stato di agitazione. “Scusate, dov’è la libreria?” Da quel momento sarebbe calato il silenzio. Un passante avrebbe indicato una gioielleria. Un altro una boutique di lusso. Un terzo un hotel con suite da migliaia di euro a notte. Un quarto un ristorante esclusivo con vista sull’Etna. Ma alla richiesta di una libreria, nessuno avrebbe saputo rispondere».
Con queste parole, condivise sul suo profilo Instagram, lo scrittore Cono Cinquemani ha fotografato una realtà poco edificante: la città dei festival culturali, del G7, del cinema internazionale e dei red carpet ormai da dieci anni non ha una libreria. Il caso di Taormina è l’istantanea di un cortocircuito tutto siciliano: una terra che produce e celebra la cultura, ma che dimentica di coltivarne i presidi quotidiani. Il tema, in realtà, affonda le radici in un contesto ancora più ampio: a fronte di un aumento di lettori, seppur contenuto, del 4% tra il 2024 e il 2025, che spesso hanno anche prediletto la carta stampata al digitale, secondo l’analisi dell’Associazione Italiana Libri, nel nostro Paese, dal 2012 ad oggi, sono scomparse quasi 200 librerie. Un dato che si somma a quelli relativi alla Sicilia, nella quale, secondo quanto rilevato dall’Associazione Italiana Editori, sono ben 305 i comuni privi di librerie. Vala a dire il 78% del totale regionale. Sulla scia di questo quadro, il Ministero della Cultura una soluzione l’avrebbe anche proposta: il recente bando “Librerie under 35” ha stanziato 4 milioni di euro a fondo perduto per incentivare l’apertura di librerie indipendenti nei comuni che ne sono privi. Una misura che, tuttavia, ha subito sollevato diverse polemiche: tra i detrattori chi ritiene che la platea anagrafica sia troppo ristretta, e chi pensa che i fondi siano insufficienti per coprire i costi di distribuzione e affitto.
NON SI VIVE SOLO DI CONTRIBUTI. Ma lo strumento dei contributi a fondo perduto può rivelarsi davvero sufficiente a risolvere questo cortocircuito? Lo abbiamo chiesto proprio a Cinquemani, anima del progetto Ambulanza Letteraria, che da anni viaggia su furgoncini bianchi simili ad una vera e propria ambulanza per portare la biblioterapia nei borghi siciliani che altrimenti ne resterebbero sprovvisti: «I contributi sono un punto di partenza, ma non bastano e non saranno mai abbastanza se dal punto di vista politico e amministrativo non c’è la volontà di occuparsi del tema» spiega. Cinquemani pone l’accento sul bisogno delle librerie e dei librai di essere supportati dalle istituzioni regionali e nazionali, al fine di rendere il servizio che offrono un bene essenziale destinato alla collettività: «Proprio come si fa di tutto per garantire una farmacia in ogni comune, la libreria dovrebbe essere considerata un presidio istituzionale e sanitario, un servizio necessario alla collettività e non una semplice attività commerciale».
«Perché i comuni o i grandi mecenati non lanciano l’operazione “Librerie a 1 euro”, come si è fatto per le case nei borghi storici? Si potrebbero offrire spazi a canone azzerato o calmierato in cambio di servizi culturali per la cittadinanza»
Cono Cinquemani
TRA PASSIONE E PROVOCAZIONE. Al supporto delle istituzioni, poi, dovrebbe essere affiancato un programma di formazione di librai competenti, capaci di trasmettere il valore della lettura. Aprire una libreria, infatti, richiede competenze che nessun bando può decretare. «È una cosa seria: non faresti mai aprire una farmacia a un calzolaio. Oggi abbiamo splendide librerie gestite da persone che non conoscono la letteratura, guidate solo dall’esigenza di far quadrare i conti. Abbiamo bisogno di formare persone appassionate, capaci di orientare il lettore. Certo, non si può sapere tutto. Però bisogna essere appassionati. E già questo basta». Ma allora, se i contributi non sono abbastanza, dove si dovrebbe ricercare la soluzione per incentivare l’apertura delle librerie in quei luoghi dove mancano dei presidi culturali? Da qui la proposta – volutamente provocatoria – di Cinquemani: «Perché i comuni o i grandi mecenati non lanciano l’operazione “Librerie a 1 euro”, come si è fatto per le case nei borghi storici? Si potrebbero offrire spazi a canone azzerato o calmierato in cambio di servizi culturali per la cittadinanza».
UN BENE ESSENZIALE. In ultimo, la Sicilia potrebbe sfruttare le proprie prerogative di Regione a Statuto Speciale per istituire tavoli tecnici duraturi tra l’AIE, le amministrazioni e gli esperti, con l’obiettivo di favorire la nascita di incubatori sociali e cooperative e Immaginare, insomma, una vera e propria rete di aspiranti librai, da Taormina a Carini per dar vita a un modello unificato di editoria del territorio. L’esperienza di Ambulanza Letteraria, che per un anno ha riaperto gratuitamente la biblioteca comunale di San Cono, dimostra che la domanda di cultura esiste: i cittadini rispondono se i luoghi vengono aperti e curati. Il bando “Under 35” può essere sicuramente un punto di partenza, destinato però a sfumare senza il supporto delle amministrazioni, perché «di un bene di lusso si può fare a meno, della lettura no».
(Immagine in copertina generata con GeminiAI)
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