Il silenzio millenario delle Trabacche: l’ipogeo dei “letti di pietra” nel cuore degli Iblei
Situata a pochi chilometri da Ragusa, si tratta di un maestoso ipogeo del IV secolo d.C., celebre per i suoi monumentali sarcofagi a baldacchino scavati nella roccia e la luce suggestiva che filtra da un oculo centrale nel soffitto. Già ammirata nel Settecento dal viaggiatore Jean Hoüel, deve la sua notorietà moderna al set della fiction Il Commissario Montalbano per l’episodio “Il cane di terracotta”
Se vi trovate a vagare tra gli altipiani calcarei dei monti Iblei, nel ragusano, potreste imbattervi in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, lontano dai soliti circuiti turistici. Parliamo della Grotta delle Trabacche, una vera e propria gemma dell’architettura funebre che si nasconde sotto la superficie della terra, situata in Contrada Buttino, a circa 5 km da Ragusa.
L’ARCHITETTURA DEL SILENZIO. Si tratta di una catacomba, o ipogeo di epoca romana o tardo-romana, datata al IV secolo d.C. e successivamente utilizzata in epoca bizantina. Già nel Settecento, il celebre viaggiatore e artista Jean Houël, durante il suo “Grand Tour”, rimase così colpito dalla sua maestosità da descriverla e disegnarla minuziosamente nei suoi volumi del Voyage Pittoresque. L’origine del suo nome così particolare si perde tra diverse ipotesi affascinanti: la più accreditata lega il termine “Trabacche” alla somiglianza tra i monumenti funerari interni e le antiche strutture a baldacchino dei letti, mentre un’altra teoria suggerisce una radice araba dal termine tabaqa. Per i più fantasiosi, esiste anche una leggenda popolare secondo cui il nome deriverebbe da tre mucche (“tre vacche”) che, entrate nella grotta, non riuscirono più a trovarne l’uscita. Entrare nella Grotta delle Trabacche significa immergersi in un’atmosfera quasi mistica all’interno di un ipogeo di circa 380 metri quadrati formato da due grandi cameroni adiacenti. Ciò che rende il sito unico e monumentale è la presenza di due grandi sarcofagi a baldacchino (noti anche come tegurium) che troneggiano al centro della camera, ornati da pilastri e colonne ricavati direttamente dalla roccia viva. L’interno ospita un complesso sistema di sepolture che comprende 58 sarcofagi, oltre a tombe a fossa e piccoli loculi destinati agli infanti, con ulteriori sepolcri ad arcosolio dislocati lungo le pareti. Sebbene oggi non rimangano tracce degli antichi affreschi, l’ambiente è reso estremamente suggestivo da un “oculo” centrale nel soffitto, da cui filtra una luce naturale che illumina i monumenti sottostanti.

LO SGUARDO DI CAMILLERI. Nonostante la sua natura “segreta”, la Grotta delle Trabacche ha vissuto un momento di grande notorietà internazionale grazie alla televisione. Gli appassionati della serie Il Commissario Montalbano la riconosceranno sicuramente come l’iconico set dell’episodio “Il cane di terracotta”, dove il celebre personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri si muove tra le antiche sepolture per risolvere un mistero legato al passato.
COME RAGGIUNGERLA. Per chi desidera avventurarsi in questo luogo, la grotta è raggiungibile percorrendo la strada provinciale SP.13 (Beddio-Tresauro-Piombo) che da Ragusa conduce verso l’antica Kamarina. Al chilometro 3,2 della provinciale, una stradina in leggera discesa che diventa presto sterrata conduce verso un costone roccioso dove, dopo poche centinaia di metri, si rivela l’ingresso di questa necropoli monumentale. La Grotta delle Trabacche non è solo un sito archeologico, ma un luogo del cuore che ci ricorda quanto la Sicilia sappia ancora custodire gelosamente i suoi tesori più preziosi. Se cercate un’esperienza che unisca archeologia, natura e un pizzico di mistero cinematografico, questo ipogeo silenzioso vi aspetta nel cuore profondo del ragusano.
(In copertina: Ph. Codas | C.C by SA 4.0)
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