In chiaro: Il decreto Caivano alla prova delle periferie di Catania e Palermo, tra ambizioni e polemiche

Il governo, sul modello degli interventi attuati nel comune campano balzato tristemente alla ribalta delle cronache per episodi di degrado e violenza, ha messo in cantiere delle azioni di riqualificazione per i quartieri difficili di sette città italiane. Tra questi, San Cristoforo a Catania e Borgo Nuovo a Palermo, per un totale complessivo di 45 milioni di euro. Tra gli interventi principali la ricostruzione di scuole, la rigenerazione di parchi urbani e aree sportive. Ma le opinioni già si dividono, tra chi intravede un’opportunità di rilancio per aree storicamente abbandonate e chi contesta il poco coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali

In chiaro è la rubrica del Sicilian Post che affronta con metodo e rigore i principali temi che riguardano la Sicilia. Ogni appuntamento analizza un caso di interesse pubblico – economico, sociale o culturale – distinguendo con chiarezza i fatti, le opinioni e le fonti. Tutte le informazioni provengono da fonti verificate e documenti ufficiali, citati e linkati direttamente nel testo per garantire al lettore la massima trasparenza. La precedente puntata riguardava Investimenti, darsena turistica e nodi ambientali del porto di Catania

In sintesi

Cosa succede Il “decreto Caivano bis” ha stanziato 45 milioni di euro per la riqualificazione dei quartieri di San Cristoforo a Catania e Borgo Nuovo a Palermo, scelti insieme ad altri sei quartieri di cinque città italiane per la loro “vulnerabilità sociale”: l’alto tasso di disagio socio-economico e criminalità minorile. I Comuni hanno elaborato piani di intervento focalizzati sul recupero di spazi, scuole, aree verdi e strade.

Il dibattito Gli interventi previsti hanno generato un acceso dibattito a Catania, e in misura minore anche a Palermo: se le amministrazioni parlano di grandi opportunità di sviluppo sociale e infrastrutturale, parte del mondo associativo lamenta la mancanza di processi partecipativi autentici. A Catania sono state mosse alcune critiche sulle scelte fatte per spendere i fondi, a Palermo invece emerge una certa soddisfazione, sebbene la scelta del quartiere a cui destinare gli interventi non sia stata priva di polemiche.

Nodi aperti A Catania i 9,5 milioni di euro destinati alla demolizione e ricostruzione di una scuola e a spazi di verde attrezzato potrebbero essere pochi. Il complesso immobiliare (l’ex-conceria) su cui dovrà sorgere la nuova sede della scuola ha una discarica abusiva che va bonificata e dove vive una comunità nomade di circa trenta persone: due dati che non erano emersi nel dibattito pubblico prima di dicembre. Di recente il Comune ha scoperto che non può intervenire su tutta l’ex-conceria, quindi non potranno essere realizzate tutte le opere previste per la nuova scuola, e non è ancora chiaro cosa. A Palermo la situazione appare meno incerta ma resta da chiarire un aspetto fondamentale: come riempire i nuovi spazi.

IL CONTESTO

I quartieri

San Cristoforo e Borgo Nuovo hanno entrambi una popolazione di circa 20 mila abitanti. Ma mentre Borgo Nuovo è una periferia ai margini del tessuto urbanistico palermitano, San Cristoforo è una periferia nel centro storico di Catania. Qui il 75% dei residenti ha un titolo di studio che non va oltre la licenza media, l’uscita precoce dal sistema di istruzione dei ragazzi tra i 18 e 24 anni è stimata al 40% e il tasso di occupazione nel quartiere è pari al 31,6%. Per Borgo Nuovo non sono disponibili dati precisi, se non tassi di scolarizzazione inferiori alla media cittadina (circa 4 residenti su 10 hanno come titolo di studio più alto la scuola media, contro poco più di 2 su 10 nella media di Palermo). In alcune interviste i residenti lo hanno definito “quartiere dormitorio” e hanno dichiarato che “non c’è un cinema o un teatro. L’unica attrazione resta il centro commerciale La Torre”.

LA LEGGE

Cos’è il Decreto Caivano

Il nome deriva da Caivano, il comune in provincia di Napoli dove nel 2023 un gruppo di minorenni si è reso responsabile di violenze sessuali ai danni di due ragazzine di 10 e 12 anni.

Il primo “decreto Caivano”, il decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, irrigidiva la risposta penale ai reati commessi dai minori, ampliando le misure restrittive e introducendo un nuovo percorso di “prova” più rapido e vincolante, e includeva interventi contro la dispersione scolastica e fondi per la riqualificazione di Caivano. Ha ricevuto critiche da alcuni tribunali, secondo alcune associazioni ha aumentato troppo la popolazione di minori detenuti ed è stato dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Un secondo decreto, il decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208 riprende il modello di intervento su Caivano e lo estende ad altri quartieri critici in sette città italiane con tre scopi principali: rigenerazione urbana, potenziamento della sicurezza e promozione dell’inclusione sociale. Il Piano ha ricevuto non poche critiche e lo stesso Fabio Ciciliano, il commissario straordinario per Caivano, ha dichiarato che non può esserci nessun “modello” poiché le periferie sono estremamente diverse l’una dall’altra, e pertanto «un copia incolla non è assolutamente proponibile”. Le stesse misure adottate a Caivano sembrano mostrare limiti importanti.

GLI INTERVENTI

PRINCIPALI INTERVENTI:

Catania

A Catania il piano si concentra soprattutto su scuole, servizi educativi e riqualificazione urbana. L’intervento principale è la demolizione e ricostruzione dell’Istituto comprensivo Dusmet Doria, con nuova palestra e asilo nido, per un investimento di circa 9,5 milioni di euro. Sono previsti inoltre la riqualificazione di via Plaia con un percorso pedonale tra Castello Ursino e la Playa (2 milioni), una nuova palestra per l’istituto Madonna della Provvidenza (2 milioni), il recupero dell’ex mercato coperto come polo multifunzionale per infanzia e arti (1 milione) e la riqualificazione dell’Istituto Rita Atria con spazi ludico sportivi (600 mila euro). Il piano include anche interventi sociali: un centro urbano per i servizi territoriali (2,3 milioni) e 450 mila euro per il contrasto alla dispersione scolastica.

Palermo

A Palermo gli interventi sono orientati a scuole, spazi pubblici e sport. Sono previsti il recupero della chiesa di San Paolo (2,5 milioni), la demolizione e ricostruzione di un padiglione dell’Istituto Rita Levi Montalcini (2,6 milioni), la riqualificazione delle palestre scolastiche (circa 270 mila euro ciascuna) e il recupero della casa del custode come spazio di quartiere (193 mila euro). Completano il quadro la rigenerazione di due parchi urbani (2 milioni e 800 mila euro), il recupero del complesso sportivo di largo Gibilmanna (2,4 milioni) e la realizzazione di un campo da calcio a undici in piazza Santa Cristina (3 milioni), insieme a interventi su illuminazione, videosorveglianza, marciapiedi, bonifiche e centri di aggregazione.

LE CRITICHE

Cosa è stato contestato

Palermo e Catania hanno molti quartieri “vulnerabili socialmente”, e i candidati potevano essere altri: Monte Po, Villaggio Sant’Agata, Librino, Zen 2, Brancaccio. La scelta dei quartieri, dunque, non è stata priva di polemiche, sopratutto a Palermo: per molti Borgo Nuovo non presenta una situazione di emergenza tale da giustificare il commissariamento.

A Catania, l’intervento ha tra gli obiettivi anche la creazione di un “percorso turistico pedonale attrezzato” che unisca il centro storico con il litorale della Playa. Le critiche a tale progetto riguarderebbero la poca attinenza alle priorità strategico-educative e agli scopi dichiarati dal decreto, focalizzati sul degrado e il disagio giovanile.

Voci di dissenso criticano la scelta di includere solo due scuole del quartiere (gli interventi a Palermo, invece, coinvolgono tutte e tre le scuole presenti nel territorio di Borgo Nuovo) oltre alla scelta di demolire lo stabile che attualmente ospita la scuola Dusmet Doria, dal momento che lo stesso piano riconosce condizioni infrastrutturali “discrete”, oltre alla scelta di ricostruirla in un immobile non posseduto dal comune.

Le perplessità del partenariato sociale “Assieme, per San Cristoforo” sulla scelta della demolizione.

I PROTAGONISTI

Enti e persone coinvolte

Comune di Catania e di Palermo: gli enti locali attuatori e responsabili della definizione della proposta di spesa.

Alfredo Mantovano: sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Meloni. È il principale referente politico del piano di riqualificazione. Coordina l’azione del Governo centrale e gestisce le risorse stanziate per il contrasto al disagio sociale e alla criminalità organizzata.

Fabio Ciciliano: Capo del Dipartimento della Protezione Civile, ricopre il ruolo di Commissario Straordinario di Governo per Caivano.

Assieme, per San Cristoforo: una vasta aggregazione (83 sottoscrittori) di organismi sociali ed economici. Nata su iniziativa del “Cantiere per Catania”, è coordinata dall’ex prefetto di Catania Claudio Sammartino. Ha redatto analisi e proposte operative, inizialmente in relazione al Decreto Caivano, poi per “costruire una prospettiva più complessa di analisi […] che non si esaurisce nel perimetro dell’attualità”. Pone priorità agli ambiti educativo-formativi e dei servizi sociali. Ha mosso critiche ed espresso perplessità circa l’utilizzo dei fondi.

LE OPINIONI

Punti di vista a Catania

«Vogliamo che attraverso questi interventi la gente pensi che si possa investire a San Cristoforo».

Enrico Trantino, Sindaco di Catania

Rimangono marginali i fondi destinati al contrasto della povertà educativa. La cittadinanza organizzata andrebbe ascoltata maggiormente.

Carlo Colloca, professore di sociologia urbana all’Università di Catania, promotore di “Assieme, per San Cristoforo” e responsabile del tavolo Rigenerazione urbana dell’Osservatorio prefettizio sul contrasto al disagio giovanile

Le azioni intraprese non sono in linea con le finalità specifiche del progetto Caivano, che dovrebbe essere orientato su progetti sociali mirati a contrastare il degrado e a favorire lo sviluppo e il benessere del quartiere.

Tuccio Tringale, consigliere comunale di Fratelli d’Italia

Non sia mai che la scelta di demolire il plesso “Andrea Doria” trovi più giustificazione nella necessità di “liberare” un’area che è la naturale estensione del c.d. “ex cementificio” – proprietà privata sulla quale insistono ambizioni imprenditoriali che potrebbero essere limitate dalla presenza della scuola -, che non le necessità di riqualificazione sociale ed ambientale di San Cristoforo.

Officina Democratica, circolo tematico del Partito Democratico a Catania.

Punti di vista a Palermo

Rappresenta uno dei più significativi investimenti mai realizzati in quest’area di Palermo.

Alessandro Aricò, Assessore regionale alle Infrastrutture

Bene i fondi e il progetto, ma la sfida resta quella di realizzare una rigenerazione urbanistica accompagnata dalla promozione umana e sociale. Lo Stato non può agire solo come “commissario straordinario”.

Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

“Non bastano nomine e interventi straordinari se non si affrontano le cause profonde del disagio sociale del quartiere con politiche che mettano al centro i cittadini, le istituzioni locali e un serio piano di sviluppo economico e culturale

Concetta Amella, consigliere comunale M5S

I MEDIA

La questione vista dai giornali

Cronaca istituzionale: Ansa racconta il coinvolgimento del governo e riporta le dichiarazioni degli attori coinvolti senza commentarle, così come Il Giornale di Sicilia. CataniaToday e PalermoToday pongono enfasi sui benefici attesi, riportando anche le dichiarazioni dell’opposizione politica.

Approccio monitorante: la Repubblica pone attenzione a ritardi e problematizza la destinazione dei fondi, adottando una prospettiva regionale: “Palermo sorride, Catania mugugna”. La Sicilia evidenzia tagli e imprevisti affiancando alla cronaca questioni di fattibilità, chiedendo flessibilità rispetto ai vincoli operativi.

Aperta critica: a Catania un sito d’opinione come Argo Catania si fa portavoce della posizione del terzo settore ed esprime dure critiche alle decisioni dell’amministrazione. Privilegia le registrazioni dell’operato della società civile piuttosto che dell’amministrazione. In maniera simile Iene Siciliane parla di “occasione mancata” e “scelte incomprensibili”, dando largo spazio anche alle posizioni dei gruppi politici di opposizione.

[Le letture si riferiscono agli articoli linkati, non all’intera linea editoriale delle testate]

DOCUMENTI

Le carte per orientarsi

Gli interventi a San Cristoforo e gli interventi a Borgo Nuovo

Il Piano straordinario per le aree ad alta vulnerabilità

Le proposte e le analisi delle associazioni a Catania.

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About Author /

Studente di lettere classiche all'università di Catania e allievo della Scuola Superiore di Catania. Collabora con la rubrica culturale della Treccani "Il Chiasmo" e gestisce il giornale universitario "InChiostro".

1 Comment

  • Gianni
    3 settimane ago

    Grazie per l’articolo, forse sintetico. Ma l’analisi è equilibrata
    Si potrebbe approfondire il fatto della scuola? o via plaia? Farete un In Chiaro sul ponte di Messina?
    vedremo come va a finire Caivano… speriamo bene…

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