L’asilo ritrovato: nel cuore fragile di Catania l’educazione diventa speranza

Nel quartiere di San Cristoforo, dove la dispersione scolastica resta un’emergenza quotidiana, riapre la scuola dell’infanzia Madonna della Divina Provvidenza. Dopo anni di chiusura, la struttura torna ad accogliere i bambini dai 3 ai 6 anni come spazio gratuito di crescita e di comunità, grazie alla Fondazione Ventorino e alle Suore Serve della Divina Provvidenza. Un presidio educativo che non vuole essere solo un luogo di insegnamento, ma un segno di fiducia e di riscatto per uno dei territori più fragili della città

Alberto ha tre anni. Si stringe accanto alla madre, come se volesse sparire, e si copre il viso con la manina. Poi, alla domanda: «Ti piace andare a scuola?», la timidezza lascia spazio a un sorriso. «Sì», dice con voce appena percettibile, «da quando vengo qui non piango più». In queste parole c’è già tutto: il senso della scuola che ricomincia a vivere e il peso che può avere, in un quartiere come San Cristoforo, il semplice gesto di aprire una porta a un bambino.

SAN CRISTOFORO, CUORE E PERIFERIA. San Cristoforo è un quartiere che sfugge a definizioni nette. Per chi vive a Catania è un luogo familiare, ma per chi lo osserva dall’esterno può sembrare una contraddizione. È a due passi dal centro storico barocco, eppure è considerato “periferia”. È un dedalo di vicoli che pulsano di vita, di botteghe e mercati, ma è anche un territorio segnato da povertà, degrado edilizio, marginalità. È il quartiere dove troppo spesso lo Stato arretra, lasciando spazio a reti informali, e dove il futuro di molti ragazzi si interrompe prima ancora di cominciare. Il problema della dispersione scolastica qui non è una formula astratta. È un fenomeno quotidiano che tocca intere famiglie. I dati cittadini parlano di una percentuale attorno al 25%, ma in aree come questa la soglia è ancora più alta. Non sono rari i casi in cui bambini e ragazzi smettono di frequentare la scuola elementare o la media per dedicarsi ad attività lavorative precoci, o perché non trovano un contesto educativo stabile in grado di trattenerli. La povertà educativa diventa così ereditaria: si trasmette di generazione in generazione, consolidando disuguaglianze che sembrano insuperabili. In questo scenario, una scuola dell’infanzia non è un lusso, ma un presidio essenziale. È il primo passo per costruire fiducia, per abituare i più piccoli a una routine, per insegnare loro che esiste un mondo più ampio dei pochi isolati in cui crescono. È, soprattutto, il modo per prevenire che quei bambini diventino i numeri futuri delle statistiche sulla dispersione.

LA STORIA DI UNA SCUOLA E UNA COMUNITÀ. Per anni la scuola dell’infanzia Madonna della Divina Provvidenza, gestita dalle Suore Serve della Divina Provvidenza, è stata uno di quei presìdi che fanno la differenza. Qui hanno studiato fratelli, sorelle, genitori, zii: la scuola era parte della memoria collettiva del quartiere. Poi, per ragioni economiche e gestionali, l’attività si è interrotta. La chiusura ha lasciato un vuoto che non è stato solo educativo, ma anche affettivo. Molte famiglie hanno continuato a guardare a quel cancello chiuso con nostalgia, raccontando di quanto fosse importante avere un luogo sicuro dove i bambini potevano crescere insieme, imparare, sentirsi accolti. Per loro non si trattava solo di un asilo, ma di una parte della propria storia.

«Aprire questa scuola significa aprirsi all’educazione, perché educare è il miglior investimento che si possa fare»

Michele Scacciante, presidente Fondazione Ventorino

DA TRAPPETO A SAN CRISTOFORO, LE SFIDE DELLA FONDAZIONE VENTORINO. La riapertura è stata possibile grazie all’impegno della Fondazione Francesco Ventorino, che da anni lavora nella città con una missione chiara: l’educazione come strumento di inclusione e riscatto. Intitolata a un sacerdote ed educatore catanese, la Fondazione gestisce già scuole paritarie e si muove in diversi ambiti sociali, dall’infanzia fino alle carceri, con l’idea che educare significhi prendersi cura della persona nella sua interezza. Il loro primo passo verso i quartieri più fragili è stato a Trappeto Nord, con la riapertura della scuola Mammola. Lì la Fondazione ha partecipato a un bando comunale per la gestione di scuole d’infanzia gratuite e ha dimostrato che è possibile offrire programmi di qualità anche dove le famiglie non possono sostenere una retta. Da quell’esperienza è nato un modello che oggi viene replicato a San Cristoforo. «Non è un progetto calato dall’alto – spiega il presidente Michele Scacciante – ma la risposta a una domanda reale. Le suore ci hanno chiesto una mano, abbiamo visto la comunità che lo desiderava e ci siamo messi in gioco. Perché se nasci in un quartiere meno fortunato rischi di pensare che il tuo mondo sia tutto lì. Noi vogliamo aprire finestre e mostrare che c’è altro».

Un momento dell’inaugurazione

UNA SCUOLA CHE TORNA A ESSERE DEL QUARTIERE. Il giorno dell’inaugurazione, l’emozione era tangibile. Tanti genitori hanno portato i figli, con l’entusiasmo di chi vede riaprirsi una porta che si credeva chiusa per sempre. Una madre, indicando la figlia che si stringeva alle sue gambe, raccontava: «Qui i bambini fanno inglese, musica, attività creative. Ma la cosa più importante è che sono felici». Gli educatori hanno accolto con entusiasmo la sfida di insegnare in un contesto non facile. «Abbiamo scelto di essere qui perché volevamo metterci in gioco», spiegano due insegnanti. «Il dialogo con le famiglie è stato positivo fin dall’inizio, ma sappiamo che serve di più: bisogna creare legami con il quartiere, proporre attività che coinvolgano tutti». Anche la coordinatrice, Daniela Di Gaetano, ha sottolineato l’importanza di questa dimensione comunitaria: «Per me è una sfida che riguarda tutta la città. I bambini hanno bisogno di essere educati allo stupore, ma anche al fare, al costruire con le mani. È così che si costruisce comunità».

UN SEGNALE PER LA CITTÀ. La riapertura della scuola dell’infanzia Madonna della Divina Provvidenza non è solo un fatto educativo. È un gesto che assume un valore politico e simbolico: in un quartiere spesso raccontato solo per i suoi problemi, una scuola che riapre significa che la città non ha rinunciato. Significa che le istituzioni, il terzo settore, la comunità possono allearsi per restituire opportunità a chi ne ha meno. «Aprire questa scuola significa aprirsi all’educazione, perché educare è il miglior investimento che si possa fare», ha detto Scacciante durante l’inaugurazione. Una frase che in altri contesti potrebbe sembrare retorica, ma che qui diventa concreta, perché descrive un lavoro fatto di risorse, persone, energie messe al servizio di chi rischia di restare indietro. A San Cristoforo, dove troppo spesso le cronache parlano solo di illegalità o di degrado, la scuola diventa il simbolo opposto: un luogo di luce, di possibilità, di futuro. Un segno che i bambini del quartiere non devono rassegnarsi a crescere in spazi chiusi, ma possono imparare a guardare oltre. E Alberto, con la sua manina abbassata e il sorriso che ha preso il posto delle lacrime, resta l’immagine più limpida di ciò che una scuola può rappresentare: la promessa che nessun bambino debba sentirsi già escluso a tre anni, e che anche nel cuore di San Cristoforo si possa crescere con la stessa dignità di chiunque altro.

Foto di copertina Giulia Bella


L’inaugurazione

Al tavolo da sn Suor Rosalia (Serve della Divina Provvidenza), Mons. Luigi Renna (Arcivescovo di Catania), Michele Scacciante (presidente Fondazione Ventorino)

Il 1° ottobre 2025, in via della Concordia a San Cristoforo, la riapertura della Scuola dell’Infanzia Madonna della Provvidenza è stata vissuta come una festa di comunità: insieme alle autorità civili e religiose, hanno partecipato numerose famiglie del quartiere, grate di poter riportare i propri figli tra quelle mura. Suor Rosalia, delle Serve della Divina Provvidenza, ha ricordato la vocazione originaria della scuola: «Investire sull’istruzione è la strada maestra. Queste mura sono nate per fare del bene al quartiere e ai suoi bambini». L’assessore comunale all’Istruzione, Andrea Guzzardi, ha sottolineato la centralità dei più piccoli: «Bisogna ripartire dall’infanzia se vogliamo aiutare davvero questa città». Il direttore generale del Dipartimento regionale dell’Istruzione, Vincenzo Cusumano, ha aggiunto: «Aver aperto di nuovo queste porte è un auspicio affinché il lavoro non resti solo sulla carta». Per il vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, «educare significa costruire e ricostruire una società. L’augurio è che questa scuola cresca e si alimenti di relazioni con tutta la città». Infine, l’arcivescovo Luigi Renna ha richiamato il ruolo decisivo delle persone: «Le strutture non hanno mai educato nessuno. L’educazione si trasmette da persona a persona. Per questo abbiamo bisogno, prima di tutto, di educatori».

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