Marc Abrahams: «L’IgNobel celebra l’insolito e cambia le vite degli uomini»

 -  - 


In occasione dell’incontro che ha tenuto al Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, ci siamo fatti raccontare dal matematico statunitense l’origine e le peculiarità del premio da lui ideato che premia invenzioni improbabili – che in un primo momento suscitano ilarità ma che poi fanno pensare – incontrando poi alcuni docenti catanesi che nemmeno un decennio fa ne sono stati insigniti

Immaginate di camminare in avanti con una tazza di caffè caldo fra le mani e di rovesciarne qualche goccia. Ora immaginate di camminare all’indietro, sempre con la vostra tazza fra le mani: cambierebbe qualcosa dal punto di vista fisico nel movimento del vostro corpo? Il caffè cadrebbe ugualmente? A questa domanda ha risposto uno studio scientifico condotto dallo studente coreano Han Ji-Won, che per la sua ricerca nel 2017 ha vinto un premio di tutto rispetto. No, non si tratta del Nobel, ma di un suo “competitor” denominato IgNobel (che in inglese si pronuncia come l’aggettivo ignoble, cioè ignobile) e fondato nel 1991 da Marc Abrahams, un matematico laureato ad Harvard che sempre negli anni Novanta ha creato la rivista bimestrale Annals of Improbable Research, in cui sono raccolti i risultati degli esperimenti più inusuali e curiosi di tutto il mondo.

ALLE ORIGINI DELL’INIZIATIVA. Abbiamo avuto il piacere di conoscere Marc Abrahams a Catania, durante la tournée annuale che sta compiendo in giro per l’Europa, e in occasione dell’incontro che ha tenuto al Dipartimento di Fisica e Astronomia ci siamo fatti raccontare l’origine e le peculiarità del suo progetto. «Prima di allora – ha dichiarato Abrahams – non avevo ancora pubblicato un articolo degno di nota, ma mi ero candidato per collaborare nella redazione di una rivista scientifica, nella speranza che il mio interesse per gli studi inusuali potesse colpire la loro attenzione. In effetti mi richiamarono subito dopo per assumermi, cosicché per cinque anni mi convinsi che trovare lavoro in quel settore funzionasse un po’ per tutti così».

«Naturalmente capii di avere torto – ha proseguito – quando ho provato a fondare la mia prima rivista e ho lanciato il premio l’anno successivo. Per fortuna, però, fin dalla sua prima edizione l’iniziativa ha avuto un enorme successo grazie al supporto volontario di scienziati, studenti e figure eminenti del mondo della cultura: non abbiamo il supporto finanziario di grandi istituzioni, e tuttavia l’evento conclusivo di ogni edizione si svolge nel teatro della Harvard University e la partecipazione di chi crede nel valore della divulgazione è per noi sempre essenziale».

LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE. In settembre, in effetti, una delle Università più prestigiose del mondo organizza una serata dalle caratteristiche davvero peculiari: «Ogni vincitore riceve il suo trofeo dalle mani di un premio Nobel, che accetta di mettersi in gioco con ironia. A supportarci per più anni sono stati soprattutto Benoît Mandelbrot, l’inventore dei frattali, e William Lipscomb, premio Nobel per la chimica nel 1976. Quest’ultimo, in particolare – ci ha tenuto a dire Abrahams – era noto per la sua serietà e intransigenza, motivo per cui in molti mi avevano sconsigliato di contattarlo per coinvolgerlo nell’IgNobel. Quando ho deciso di fare comunque un tentativo, lui ha invece stupito tutti esclamando: “Fortuna che me lo hai chiesto! Non vedevo l’ora di essere dei vostri!”». E non è tutto, dato che la cerimonia prevede anche la presenza di un bambino al lato del palco che interviene per interrompere i discorsi di ringraziamento più lunghi con un insistente «Please stop, I’m bored», un brano satirico eseguito come fosse un’aria lirica a conclusione dell’evento e il tradizionale “lancio dell’aeroplanino di carta” da parte del pubblico in sala.

UN PREMIO PER RIDERE E RIFLETTERE. Tratto distintivo del premio, che vede nominati 10 vincitori su circa 10.000 partecipanti ogni anno, è di valorizzare ricerche di qualsiasi ambito e argomento, a patto che rispondano a due requisiti imprescindibili: fare ridere in un primo momento, ma rimanere in testa e indurre poi a riflessioni più profonde per via della loro originalità. «Uno dei nostri vincitori del 2000, Andrej Gejm, nel 2010 ha poi addirittura vinto il Nobel per la fisica per le sue ricerche sul grafene, a dimostrazione del fatto che gli studi sono condotti da personalità di tutto rispetto». Di questi, peraltro, molti sono anche giovanissimi: «Fra i ragazzi più talentuosi ricordo Jillian Clark, una studentessa delle superiori che nel 2004 ha ottenuto l’IgNobel per la biologia per avere testato la validità della famigerata “regola dei cinque secondi”». E cosa ha rilevato? Che dipende dalla pulizia della superficie su cui cade il cibo e dalla sua consistenza: se si tratta di una sostanza umida, assorbirà subito qualsiasi germe e batterio, altrimenti no. «Incredibile anche il caso di alcuni boy scout francesi che nel 1992 si sono aggiudicati l’IgNobel per l’archeologia per avere capito che i graffiti dei quali dovevano garantire la rimozione nella grotta di Meyrieres non erano il risultato di qualche atto vandalico, ma di una forma d’arte primitiva», ci ha rivelato con un sorriso Abrahams.

Marc Abrahams durante l'intervento al Dipartimento di Fisica dell'Università di Catania
Marc Abrahams durante l’intervento al Dipartimento di Fisica dell’Università di Catania

I TRE IGNOBEL CATANESI. All’incontro erano presenti anche Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda, due fisici catanesi che nel 2010 insieme a Cesare Garofalo si sono aggiudicati il premio per il management per avere dimostrato matematicamente che le aziende sarebbero più efficienti se promuovessero il loro personale sulla base di un criterio casuale. «L’idea mi è venuta in mente per caso – ha raccontato il prof. Pluchino – quando in una bancarella di Milano ho trovato un libro che prometteva di svelare come mai i superiori di qualsiasi dipendente fossero degli incompetenti. In effetti, di solito viene promosso il migliore di ogni reparto, che però in tal modo si ritrova ad avere nuovi compiti, per i quali non è detto che risulti essere ancora il migliore – anzi, più fa carriera, più è probabile che non sia all’altezza della sua posizione».

«Da qui – ha continuato allora il prof. Rapisarda – siamo partiti per simulare concretamente la teoria di Lawrence Peter risalente agli anni ’60. Abbiamo capito che era ancora valida e ci siamo chiesti cosa sarebbe successo, allora, promuovendo il peggiore impiegato. Le chance di sapere gestire nuove task restavano uguali, ma l’effetto psicologico sul resto del team era chiaramente negativo. Così, abbiamo tentato di applicare i numeri casuali al nostro esperimento, scoprendo che il metodo permetteva di scovare nuovi talenti e di evitare casi di nepotismo, mentre l’efficienza della società aumentava significativamente. Non per niente la strategia veniva già applicata nell’Atene dell’antica Grecia e durante le elezioni del Doge della Repubblica di Venezia».

SCOPERTE CHE CAMBIANO LA VITA. Molte delle ricerche selezionate ogni anno, insomma, possono cambiare tanto il corso della storia quanto l’esistenza di milioni di individui. È quanto è successo con l’invenzione del karaoke, con la conferma che usare una bambola voodoo contro gli abusi di potere allevia la condizione delle vittime e che un giro sulle montagne russe può fare eliminare i calcoli renali, o con quella che più di tutte ha migliorato la vita di Abrahams: «Si tratta dell’IgNobel per la letteratura 2011, andato a John Perry per avere messo a punto la teoria della procrastinazione strutturata, grazie a cui è stato dimostrato che i procrastinatori possono essere motivati a svolgere compiti difficili, tempestivi e importanti, purché vengano percepiti come un modo per non dedicarsi a un’attività ancora più importante presente nella loro lista».

L’ennesimo caso in cui «celebrare l’insolito e onorare l’immaginazione stimola l’interesse delle persone per la scienza, la medicina e la tecnologia, aiutando ciascuno di noi a stare meglio (e con più allegria) al mondo», parola dello stesso fondatore.

Da sinistra: Alessia Tricomi, Andrea Rapisarda, Marc Abrahams, Alessandro Pluchino, Valerio Pirronello, Francesco Priolo
Da sinistra: Alessia Tricomi, Andrea Rapisarda, Marc Abrahams, Alessandro Pluchino, Valerio Pirronello, Francesco Priolo
12 recommended
comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *