Musica per tutti: il Quartetto d’Archi del Bellini incanta sulle note di Mozart e Donizetti

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In occasione di uno degli appuntamenti previsti dal “Catania Summer Fest”, l’ensemble del Teatro Lirico etneo ha eseguito le composizioni del genio bavarese e del musicista bergamasco nello scenario unico del Castello Ursino, affascinando il numeroso pubblico accorso

Da una recente classifica in materia di svago, offerta culturale e attrazione turistica, pubblicata sul “Sole 24 Ore”, è emerso che la città di Catania si colloca al 77° posto rispetto alle 107 provincie analizzate. Una posizione sconfortante se consideriamo l’incessante attività artistica presente in città. Se parliamo poi di qualità del prodotto culturale sorge spontaneo chiedersi se le sezioni concerto e teatro abbiano inciso sul risultato finale, dal momento che le principali istituzioni culturali sono da tempo oggetto di pesanti tagli economici. Il dubbio è lecito soprattutto se consideriamo la precaria situazione in cui versa il Massimo Bellini, da poco affidato il commissario straordinario Daniela Lo Cascio. È proprio quest’ultima che, in cerca del sostegno dei catanesi, ha promosso una serie di appuntamenti musicali gratuiti, all’interno del cartellone “Catania Summer Fest”, che avranno come scenario la Corte del Castello Ursino. Le magistrali esecuzioni del Quartetto d’Archi del Bellini vanno proprio in questa direzione. «I problemi sono tanti – spiega – ma siamo pronti a sostenere il Teatro in tutti i modi possibili augurandoci che i cittadini, in particolare i più giovani, si stringano attorno al Massimo Bellini. Facciamo in modo che questo faro acceso sulla città non si spenga».

DA MOZART A DONIZETTI. Il Quartetto che ha allietato una platea attenta e numerosa, nasce nel 2018 per volontà del direttore artistico dell’Ente, Francesco Nicolosi, allo scopo di divulgare la musica colta. Formato da Alessandro Cortese (violino primo), Alessandra Borgese (violino secondo), Luigi De Giorgi (viola) e Vadim Pavlov (violoncello), l’ensemble ha aperto la serata eseguendo, insieme al clarinettista Angelo Litrico, il “Quintetto K.581” di Wolfgang Amadeus Mozart, a cui è seguito il “Quartetto per archi n. 18” di Gaetano Donizetti. Alla fine, prima di congedarsi i musicisti alla richiesta pubblico hanno regalato come bis l’”Adagio” del clarinettista tedesco Heinrich Baermann, il quale in epoca romantica scrisse l’opera che a lungo fu erroneamente attribuita a Wagner.

STADLER QUINTETT. Composto a Vienna durante un periodo economicamente difficile per Mozart, il “Quintetto per archi e clarinetto”, nacque allo scopo di onorare la sensibilità musicale dell’amico clarinettista Antonio Stadler, del quale la composizione prese nome. D’altra parte Mozart si era appassionato al clarinetto sin dalla più tenera età, nel periodo londinese, lasciando ai posteri un vero e proprio capolavoro che si distingue per doti cantabili e virtuosistiche. In questo senso Angelo Litrico mostra grande accuratezza esecutiva e una stupefacente capacità di amalgamare sin dal primo movimento – Allegro in la maggiore – il suono ammaliante del clarinetto a quello degli archi. Sebbene l’opera prevedesse l’utilizzo di un clarinetto di bassetto, più esteso nel registro grave, il suono dello strumento moderno ha saputo ricreare alla perfezione quella vena malinconica che si registra nell’attacco del Larghetto, dove il suono placido dello strumento a fiato, dopo aver regalato una serie di arpeggi ascendenti e discendenti, incontra il timbro squillante del violino. Il frenetico Minuetto lascia infine spazio all’Allegretto con variazioni, vera apoteosi nella fresca scrittura mozartiana in cui la destrezza dei violini, puntellati dal violoncello e dal conturbante intreccio della viola, fa emergere appieno tutte le potenzialità del solista. Gli archi restituiscono al pubblico un dialogo armonioso impreziosito da contrasti alternati che creano un equilibrio fraterno davvero originale fra le parti.

OPERA E QUARTETTI. Famoso per le sue opere liriche, Donizetti si dedicò alla scrittura cameristica per fare esercizio di composizione. Non è un caso che il primo movimento del Quartetto eseguito fu utilizzato in seguito nell’ouverture di “Linda di Chamounix” a testimonianza del fatto che la lirica fosse sempre presente nel suo percorso artistico. Alessandro Cortese, attento a introdurre ciascun brano della serata, ci ha raccontato un aneddoto secondo cui fra il musicista bergamasco e Vincenzo Bellini non corresse buon sangue, notizia smentita dal fatto che alla morte di quest’ultimo Donizetti scrisse un Requiem in segno di stima. L’effetto teatrale conferito nell’Allegro da viola e violoncello, pizzicato per accentuare la profondità del suono, viene esaltato dal frenetico tremolo del primo violino magistralmente suonato da Cortese. Vige una bella intesa fra i quattro componenti ed emerge chiaramente la sintonia dei musicisti che affrontano il brano con puntuale precisione. La tensione crescente del secondo movimento – l’Adagio – viene stemperata da Vadim Pavlov che puntella con il violoncello la frenesia musicale delle note acutissime raggiunte dal primo violino. Dopo il mutevole Minuetto, il quartetto si conclude con l’Allegro giusto in cui il ritmo cadenzato sostenuto dal violino esalta le capacità di ciascun musicista, prima del fulmineo finale. Non importa se a volte il pubblico ha interrotto i movimenti per mostrare apprezzamento nei confronti degli artisti con applausi calorosi, d’altra parte l’obiettivo di questa manifestazione era quello di avvicinare proprio tutti a quella musica classica che come ha sottolineato Daniela Lo Cascio “ingentilisce l’anima”. Lo scopo è stato raggiunto e siamo certi che nella prossima classifica, nonostante le difficoltà, qualche punto in più lo otterremo grazie a iniziative come queste che infondono passione per la musica.

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