Nei luoghi dei Florio: dove trionfo e decadenza si intrecciano
La grande epopea della famiglia partita da un piccolo centro calabrese e capace di costruire un vero impero a Palermo è ormai entrata nell’immaginario collettivo grazie ai libri e ai prodotti audiovisivi che l’hanno fascinosamente raccontata. Eppure, non tutto ha trovato spazio o perfetta corrispondenza. Per scoprire ciò che ancora gli edifici e le testimonianze di quell’epoca nascondono, abbiamo percorso luoghi e tappe di questa incredibile storia: dalle sue origini, al suo apice, fino alla caduta. Tra Liberty, spazi verdi, maestose residenze e botteghe
Dallo sfarzo alla povertà, dalle ville in stile Liberty alla totale assenza di fissa dimora. Quella dei Florio è una storia che libri e TV hanno ampiamente raccontato – con tutti gli abbellimenti del caso – ma che cela, oltre le abilità della penna e quelle della regia, l’ascesa e la decadenza di una delle famiglie più influenti dell’Ottocento. Per comprenderne davvero la portata, abbiamo ripercorso i luoghi simbolo della loro parabola, seguendo le tracce ancora visibili di un impero che ha lasciato un segno profondo nella storia della città che fece da cornice alla loro ascesa e, in seguito, all’inarrestabile declino. Originari di Melicuccà, arrivarono in Sicilia partendo da Bagnara Calabra per vendere spezie in quella che, allora, era la capitale dell’isola: Palermo.
IL LIBERTY COME SIMBOLO DI SFARZO E POTERE. La Palermo dei Florio era, soprattutto, quella degli incontri mondani: non grandi feste da ballo, ma momenti riservati a pochi eletti che avvenivano all’interno del cosiddetto Villino Florio “all’Olivuzza”, progettato dall’architetto Ernesto Basile tra il 1899 e il 1902. Situato nel quartiere Noce, accoglie oltre una maestosa cancellata di ferro che fa spazio a una struttura simbolo della Belle Époque in Sicilia e dell’architettura Liberty. Lo sguardo, infatti, incontra subito l’abitazione in pietra chiara, con una piccola fontana posizionata sotto l’ingresso centrale e un’ampia scalinata a condurre oltre un solenne portone in legno. Una volta varcata la soglia, si ha la sensazione di immergersi in un’altra epoca. La luce è calda e filtra attraverso le vetrate colorate, riflettendosi sugli elementi in legno e sulla carta da parati verde chiaro, decorata con motivi floreali e spesso estesa oltre le pareti, su tende e divani. Colonne in legno, adornate con capitelli corinzi, dividono lo spazio, alternandosi a maioliche colorate ed elementi in ferro battuto. Si tratta, però, di una ricostruzione che emula gli arredi antichi, bruciati in seguito a un incendio innescato da un avvocato palermitano che, dopo avere acquistato la villa, tentò – fallendo – di incassarne l’assicurazione. Il meticoloso restauro effettuato in seguito ha lasciato spazio ad alcuni elementi originali, come il cornicione del camino e la boiserie.
Sulla parte alta dell’edificio, torrette e terrazze consentivano a ospiti e residenti di ammirare il mare e il giardino sottostante, in cui si trovavano gli alberi della china: dalla loro corteccia, i Florio estraevano il chinino, che veniva poi venduto come rimedio contro la malaria. Ancora oggi questi alberi circondano il villino, separandolo, insieme alle mura, dai palazzi della Palermo moderna.

UNA TONNARA DIVENUTA CASA: LA PALAZZINA DEI QUATTRO PIZZI. Spostandosi verso il mare dell’Arenella e oltrepassando la lussuosa Villa Igiea, che oggi ospita un hotel, si arriva alla Palazzina dei Quattro Pizzi, la Tonnara Florio, l’unica proprietà immobiliare che oggi appartiene ancora agli eredi della famiglia. È questo il luogo che, forse più di tutti, racconta l’ascesa dei Florio in Sicilia: uomini e donne di modesta cultura, ma dalle spiccate abilità imprenditoriali, in grado di generare ricchezza attraverso il commercio. Aromatari prima, poi fabbri, maestri d’ascia, costruttori di imbarcazioni e armatori, all’interno della tonnara riuscirono a industrializzare la conservazione del tonno sott’olio.
La palazzina, al contrario di quanto rivelano i libri e la serie televisiva dedicata, non fu la residenza estiva dei Florio. Nacque come tonnara nel 1300, e solo nel 1799 fu acquistata da Vincenzo Florio Senior. Dove oggi si ergono i Quattro Pizzi, si trovava una torre di avvistamento medievale, dalla quale potevano essere rilevate eventuali minacce provenienti dal mare. Al suo interno veniva fatto essiccare il tonno, la cui pesca avveniva tra i mesi di maggio e giugno. In questo periodo, la tonnara diventava una sorta di sala di rappresentanza commerciale, in cui i Florio si dedicavano a vere e proprie operazioni di marketing, ricevendo persone illustri, che irretivano attraverso i vistosi elementi di arte e architettura che adornavano la parte superiore dell’edificio. Il tetto era – ed è, ancora oggi – decorato con miniature che omaggiavano la Francia di Lucie Henry, moglie di Vincenzo Florio Junior, stagliate su un appariscente fondo di colore giallo. La piccola metratura della stanza era inoltre ampiamente compensata dal panorama, che si apriva oltre le numerose porte aperte sulle pareti, proiettando lo sguardo verso l’infinito e mostrando così la potenza di questa grande famiglia a coloro con cui entrava in contatto, spesso nobili. Oggi come allora, il vento profumato di sale inonda la stanza, avvolgendo la sua storia e alcuni oggetti di uso quotidiano appartenuti ai Florio: dei quadri, un pianoforte e degli abiti eleganti, uno dei quali realizzato da Gabrielle Chanel.
La Palazzina divenne residenza soltanto nel 1930 e, di fatto, fu l’ultima prima che i Florio cadessero in miseria. Dopo, furono costretti a vendere all’asta i propri beni e a chiedere ospitalità a casa di amici.






I LUOGHI DEGLI AFFARI, TRA LE VIE DI PALERMO. La magnificenza dei Florio è ancora viva tra le vie di Palermo. Nella Cala dove, un tempo, si trovava la Doganella, l’ufficio di sdoganamento delle merci. Nella Fonderia Orotea, che oggi si mostra rustica e impeccabile, circondata da un giardino con un piccolo stagno artificiale e immersa in un paesaggio urbano che mescola abitazioni rosa, in perfetto stile Liberty, e costruzioni popolari. In via dei Materassai, dove si trovavano l’abitazione dei Florio e la loro bottega, che oggi appare come una normale officina, il cui compito di ricordare l’antica appartenenza ai Florio è affidato solo a dei pannelli colorati, su cui è impresso il loro nome insieme a teschi e motivi motociclistici.
L’insegna originale è conservata alla Tonnara: una massiccia fascia di legno in cui è rappresentano un leone magro e malandato, che si abbevera in una pozza d’acqua. Sullo sfondo, gli alberi di china che, “contaminando” l’acqua, faranno guarire il leone. Una perfetta metafora di ciò che i Florio sono stati: abili strateghi commerciali, sempre pronti a intercettare i bisogni delle diverse tipologie di clientela e trasformarli in prodotti, merci, ricchezza.
(In copertina: l’esterno del Villino Florio. Foto di Sabrina Francalanza)
Hai apprezzato questo contenuto?
Il Sicilian Post è gratuito e continuerà a esserlo.
Ma il giornalismo indipendente ha un costo: ogni inchiesta, ogni storia verificata, ogni articolo nasce dal lavoro di persone che scegliamo di retribuire in modo equo.
Se sei arrivato fin qui, forse questo lavoro per te ha valore.
Per continuare a offrirlo a tutti abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Abbonarti significa sostenere un’idea di informazione libera e responsabile.
Come segno di ringraziamento, agli abbonati riserviamo alcuni contenuti e iniziative editoriali.




