Nicolò Govoni e “Still I Rise”: «Con la scuola restituiamo i sogni ai dimenticati del mondo»

Comincia da un viaggio il progetto che oggi conta realtà educative d’eccellenza in luoghi come Grecia, Siria, Kenya, RD Congo, Yemen e Colombia. Il viaggio di un ragazzo partito da Cremona per liberarsi dei ricordi delle bocciature e delle etichette di studente inadeguato. Che tutti i giorni si impegna per dare un futuro migliore agli ultimi e per far sì che l’istruzione non sia un lusso. E che di recente è stato ospite a Catania per raccontare questi anni intensi

«Sono stato bocciato due volte: da adolescente ero quello che i tuoi genitori non vogliono che frequenti. Una prof. una volta mi disse che sarei finito a inscatolare merendine in fabbrica: questa frase è stata un buco nero. Poi ho incontrato Nicoletta Fiorani, la prof. di Lettere che mi ha dato fiducia». A parlare è Nicolò Govoni, cremonese classe 1993, cofondatore di Still I Rise, organizzazione umanitaria indipendente che dal 2018 offre istruzione d’eccellenza ai bambini profughi e vulnerabili del mondo secondo il modello delle IB World School. Lo abbiamo intervistato in occasione della proiezione a Catania del docufilm “School of Life”, diretto da Giuseppe Marco Albano e prodotto da Groenlandia e Rai Cinema. Un evento che, nonostante le alte temperature e il ricordo ormai sbiadito di campanelle, banchi e quaderni, ha riempito le sale del Cinema King tra entusiasmo e curiosità.

«La mia battaglia si è fatta strada come ricerca di libertà. Abbiamo tutti dei sogni ma averli non è sufficiente per realizzarli: la grande differenza è avere fame. La fame non può stare nel cassetto, sennò muori»

Nicolò Govoni

QUI DOVE IL FUTURO NON È UN LUSSO. «In un mondo in cui solo lo 0,1% della popolazione ha accesso alle Scuole di eccellenza – ha spiegato Govoni – abbiamo democratizzato l’istruzione dell’élite rendendola accessibile ai più svantaggiati. Le nostre Scuole Internazionali sono le prime a offrire gratuitamente il Baccalaureato Internazionale ai bambini profughi e vulnerabili nei contesti globali più complessi». L’obiettivo? Crescere tra i piccoli dimenticati di oggi leader per un domani migliore per tutti: «L’istruzione è potente quando sfida lo status quo». Il percorso dura 8 anni e coinvolge in ogni scuola dai 100 ai 300 bambini che al loro ingresso hanno circa 9 anni. «Le iscrizioni sono effettuate in base alla vulnerabilità. La calcoliamo con una griglia che misura diversi fattori: se si abita in una casa in lamiera o mattoni, se si ha accesso all’acqua corrente, se si hanno i genitori, se si hanno bisogni speciali e consideriamo l’attitudine alla leadership». Le scuole Still I Rise hanno una sala comune dove si entra scalzi e aule progettate per scoraggiare la lezione frontale: lo studente è al centro del processo di insegnamento-apprendimento, l’insegnante non parla per più di 10 minuti e non ci sono compiti per casa. Due volte l’anno gli studenti valutano agli insegnanti, «in questo modo tutti possiamo crescere». Accanto alle Scuole Internazionali, l’organizzazione cura anche l’istruzione in contesti di crisi umanitarie, rispondendo a un bisogno immediato di sopravvivenza, tutela dell’infanzia e dignità. Tra Grecia, Siria, Kenya, RD Congo, Yemen e Colombia, gli istituti intitolati ai versi della poetessa Angelou incarnano un approccio educativo innovativo, frutto di un assemblaggio intelligente delle migliori pratiche educative, dai modelli finlandesi, al metodo Montessori, passando per l’approccio di don Milani alla pedagogia Waldorf: un sincretismo pedagogico che mira a un impatto misurabile. Ma cosa ha spinto Govoni a mettere su tutto questo?

Nicolò Govoni durante il suo intervento a Catania. Foto di Still I Rise Sicilia

IL RISCATTO CHE PASSA DAI BANCHI. Gli insuccessi scolastici sono stati per il 32enne il catalizzatore di una profonda rivalsa. Il primo viaggio arriva a 19 anni in India: «Sarei dovuto restare per 3 mesi e invece sono passati 4 anni». Dopo l’India, dove si laurea in giornalismo, la volta della Palestina e poi dell’isola di Samo dove insegna in uno dei più grandi campi profughi d’Europa. Mentre cerca intorno al mondo la sua strada, matura la visione della scuola dei sogni. «Presentando il mio primo libro in una scuola di Milano ho scoperto il baccalaureato internazionale e mi sono innamorato di questo modello. Ma in Italia ha costi proibitivi. Allora capì cosa volessi fare: salvare vite attraverso quella cosa che quasi mi aveva distrutto». Così la traiettoria personale si trasforma in un movimento globale per la giustizia educativa. A 25 anni cofonda Still I Rise e segue vari progetti in Turchia che però non sortiscono l’effetto sperato. «Un’esperienza – ha commentato – che mi ha insegnato a reinterpretare i fallimenti in modo che non siano qualcosa da dimenticare». Si sposta allora in Kenya: qui nel 2020 nasce la prima Scuola Internazionale dell’associazione. In quello stesso anno, il suo impegno è riconosciuto con la nomina al Premio Nobel per la Pace. «La mia battaglia si è fatta strada come ricerca di libertà. Non volevo permettere che qualcuno potesse avere l’ultima parola sul mio futuro. È sempre stata una questione di voglio essere libero, voglio essere libero di forgiarmi la vita che desidero. Abbiamo tutti dei sogni ma averli non è sufficiente per realizzarli: la grande differenza è avere fame. La fame non può stare nel cassetto, sennò muori».

«La dispersione scolastica nel nostro Paese ci dice che i ragazzi non capiscono il senso di 13 anni di fatica sulla fede che l’impegno gli sarà utile. È un pessimismo che dobbiamo scrollarci di dosso»

Nicolò Govoni

UN LABORATORIO PEDAGOGICO GLOBALE. Il progetto, che richiede ogni anno uno sforzo economico di circa 3 milioni di euro, si sostiene principalmente grazie a privati. «Molti donatori sono insegnanti, persone del settore che si identificano in quello che facciamo», ha sottolineato con una punta d’orgoglio. Il forte coinvolgimento del pubblico presente a Catania ha testimoniato che Still I Rise raccoglie attorno a sé un bisogno di cambiamento che riguarda anche le istituzioni scolastiche italiane. «La dispersione scolastica nel nostro Paese ci dice che i ragazzi non capiscono il senso di 13 anni di fatica sulla fede che l’impegno gli sarà utile. È un pessimismo che dobbiamo scrollarci di dosso». E mentre qualcuno ha acclamato un progetto a Catania nel quartiere di Librino, il cremonese ha rivelato: «Stiamo lavorando all’apertura di una scuola anche in Italia. Non posso dire dove, ma sarà al Sud». Così Still I Rise rappresenta un modello pedagogico in un mondo dove, troppo spesso, la scuola non suona. Non perché sia finita, ma perché mai cominciata. La missione è chiara: dare voce a chi è dimenticato, istruzione a chi è escluso, futuro a chi è stato lasciato indietro. Cambiare il mondo, un bambino alla volta. Un sogno troppo audace? Un progetto troppo ambizioso? Beneficenza? No, giustizia.

(Foto in copertina Aaron Burden | Unsplash)

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Laureata in "Scienze Filosofiche" presso l'Università di Catania. Giornalista pubblicista, collabora col Sicilian Post dal 2018, curando la rubrica "Il filo di sofia" e occupandosi di tematiche legate alla cultura e all'ambiente.

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