Speciale Oasi: cercare senso nel deserto del nostro tempo

Il deserto è una delle immagini più potenti del nostro tempo: spazio di fratture, conflitti e solitudini, ma anche luogo in cui, contro ogni evidenza, possono nascere oasi. Da questa tensione prende forma Oasi, lo speciale editoriale 2025 del Sicilian Post. Un racconto corale che attraversa il Mediterraneo e oltre, alla ricerca di storie, comunità ed esperienze che resistono all’aridità del presente: oasi civiche, culturali, umane, spesso invisibili, ma decisive per comprendere il mondo che abitiamo. Un lavoro di ricerca e di narrazione che prova a dare nome a ciò che continua a esistere contro ogni pronostico.

C’è un’immagine che, più di ogni altra, si presta ad incarnare il nostro tempo: è quella del deserto. Un luogo sconfinato, custode di ostilità e di enigmi che mettono a dura prova la nostra resistenza. Una distesa di nulla, di tempi frammentati, come quelli ridotti a brandelli dall’odio delle guerre. Eppure capace, nonostante tutto, di sorprendere. Perché deserto non significa solo sabbia e desolazione, ma anche e soprattutto oasi.

È sul binario di questo dualismo che, da un po’ di tempo a questa parte, al Sicilian Post abbiamo innestato le riflessioni che oggi trovano piena maturazione nello speciale editoriale 2025 Oasi. Un atto di responsabilità verso un momento storico nel quale certezze che credevamo acquisite – la pace, l’interconnessione, il dialogo aperto, la fluidità della frontiere – appaiono fragili. Fragili come le storie di oasi che abbiamo raccolto in questo volume: testimonianze di qualcosa che va controcorrente, che si ostina ad esistere contro ogni pronostico. Ma che solo una ricerca attenta e premurosa può riportare alla luce dalla sabbia. E che solo mediante il racconto può assumere sostanza. Sparse per il Mediterraneo – ma non solo – abbiamo quindi provato a farle incontrare, a riannodarle, a dare loro un nome. O a prendere in prestito quello che, per anni, loro stesse si erano date nel silenzio. 

È il caso del popolo saharawi e della sua eterna speranza di tornare a casa, o del destino incrociato che unisce Sicilia e Gibuti attraverso il mare. O, ancora, della vicenda esistenziale del poeta Ibn Jubayr, naufrago che trovò conforto nell’isola. Tante, come di consueto, le firme prestigiose che hanno voluto contribuire: Laura Silvia Battaglia al-Jalal, reporter catanese specializzata in zone di conflitto che ci ha offerto uno sguardo sul coraggio e sull’inventiva delle donne giordane, capaci di imbrigliare l’energia solare; Domenico Quirico, inviato di guerra del quotidiano La Stampa che ha voluto riflettere su quanto il deserto, lontano dalla nostra percezione, continui ad essere lo scenario decisivo per decifrare il mondo che ci aspetta; Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica e Facta, che ha affrontato il tema attuale e delicato della desertificazione dell’informazione in molte aree del mondo; Guido Tiberga, già caporedattore centrale presso La Stampa, attraverso il quale abbiamo conosciuto le imprese di chi ha dedicato la propria vita alla corsa nel nulla; Ornella Sgroi, giornalista del Corriere della Sera, che ci ha riportato indietro nel tempo a quando i cortili e i palazzi siciliani rappresentavano dei magici luoghi di ritrovo attraverso l’analisi del film Gioia mia


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