«Se c’è una cosa che ho messo ancora più a fuoco durante i mesi del lockdown è stata la consapevolezza che la condivisione della presenza e dell’ascolto durante una messa in scena è un’azione atavica, insostituibile. Se il teatro scomparisse rimarrebbe un vuoto incolmabile». Così l’attore palermitano Paolo Briguglia ripercorre un periodo tra i più bui per il mondo dello spettacolo. Un “digiuno” di palcoscenico che l’interprete ha colmato in questi mesi con diversi ruoli nel cinema – sono pronti due film che lo vedono protagonista: “Altri padri”, opera prima di Mario Sesti, e “Sulle nuvole”, per la regia di Tommaso Paradiso, al suo debutto come regista – e che è ormai alle spalle. Fino al 13 giugno, Briguglia sarà infatti il Barone in “A noi due”, spettacolo a “Le menzogne della notte” di Gesualdo Bufalino, per la regia di Giulia Randazzo (che ne ha curato anche la drammaturgia), in scena nella suggestiva cornice di Palazzo Chiaramonte a Palermo, divenuto per l’occasione uno dei palcoscenici all’aperto per la stagione estiva del Teatro Biondo, lo stabile della città.

IL RITORNO IN SCENA. «Sono molto eccitato all’idea di ritornare a recitare – prosegue Briguglia – e poterlo fare con questo personaggio mi rende ancora più entusiasta. Solitamente mi propongono ruoli da “bravo ragazzo” piuttosto che ruoli “disallineati”, che durante la loro evoluzione virano verso sviluppi sorprendenti e che quindi offrono più sfaccettature». L’attore (al fianco del quale reciteranno anche Vincenzo Pirrotta, Mauro Lamantia, Giuseppe Lino e Alessandro Romano) infatti presterà il volto Barone, il “diavolo custode”, sotto le false spoglie di Frate Cirillo, dei quattro condannati a morte che, nell’ultima notte che passeranno in vita, si trovano, dividendo uno spazio comune, a confessarsi nella ricerca di un possibile conforto. «In sostanza – spiega ancora – il mio è un doppio personaggio che si svela solo alla fine, che ascolta la vita dall’interno; è un fragile idealista che, sulla soglia della morte, esattamente come gli altri condannati ma per motivi diversi, fa un viaggio dentro sé stesso, perdendo quelle che sembravano granitiche certezze».

IL CONFRONTO BUFALINO. Il ritorno sulle scene è coinciso con la trasposizione di un’opera sublime e complessa come quella di Bufalino (vincitrice del Premio Strega nel 1988, ndr). «La sfida più grande – ha rivelato Briguglia – è stata quella di incarnare l’altezza delle parole e del messaggio veicolati dall’autore. Grazie anche ai numerosi riferimenti classici inseriti dalla regista, la materia poetica ha assunto una nuova vita. Per entrare meglio nello spirito dell’opera, poi, ho ascoltato anche delle interviste rilasciate dallo scrittore». Anche le modalità di fruizione scelte contribuiranno a suscitare maggiore coinvolgimento nello spettatore: «Ad ognuno viene offerta la possibilità di indossare delle cuffie che veicolano sia i dialoghi tra gli attori sia il resto delle sonorità provenienti dal palco. Ne deriva una recitazione più intima, capace di raggiungere il cuore del pubblico pur mantendosi su toni sommessi».

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