Rinascere con la street art: il nuovo volto di Gela è nei colori dei murales
Fino ad un paio di anni fa, Via Morello e Via Pisa, antiche traversine del centro storico gelese, erano il simbolo dell’abbandono, del degrado e della rassegnazione. Poi sono arrivate l’arte e la creatività dei ragazzi di “Civico 111”, che hanno riempito facciate cadenti con le immagini di personaggi come Rita Levi Montalcini e Madre Teresa di Calcutta. Un invito alla rinascita per un luogo che oggi è tornato ad essere attrattivo per i turisti ma anche per gli stessi cittadini
L’ingresso di via Morello non è mai stato tanto sgargiante. Pieno di luci, di fioriere. Sembra staccarsi dal mare che gli fa da sfondo, in quell’angolo adiacente al centro storico di Gela che, negli ultimi dieci anni, ha conosciuto solo i colori dei segnali di pericolo apposti in prossimità di una facciata pericolante. L’atmosfera, in quel reticolo di stradine un tempo animate da attività commerciali con le saracinesche ormai abbassate, adesso però sembra diversa. La conferma arriva dopo pochi passi, svoltando sulla sinistra e giungendo in Via Pisa: ad accogliere i viandanti dei murales che trasmettono speranza, voglia di rinascere. Ritraggono donne d’eccezione Rita Levi Montalcini, Artemisia Gentileschi e Madre Teresa di Calcutta, ma anche personaggi improbabili, festosamente legati al folklore cittadino come Ninu M’Popa, al secolo Antonino Maganuco, una sorta di giullare di paese capace di strappare un sorriso ai gelesi tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80.

OCCHI NUOVI. «Abbiamo deciso di cominciare proprio da queste due vie perché volevamo lasciare un segno tangibile. Il nostro desiderio è operare in quelle aree prese d’assalto dalla spazzatura o dagli insetti. Abbiamo acceso una lampadina, ma è solo il primo passo». È così che l’artista Roberto Collodoro racconta cosa ha spinto l’associazione Civico 111 ad impegnarsi nella riqualificazione di quei luoghi che oggi vogliono fare della street art uno strumento per regalare alla città di Gela un nuovo capitolo della sua storia culturale. Li incontriamo nell’ex fondaco di Via Demaggio, che da quasi dieci anni ospita la loro officina di creatività, a margine di un dj set che l’associazione ha messo su ai piedi della suggestiva cupola della Matrici, la Chiesa Madre. Lungo Corso Vittorio Emanuele, e dopo aver percorso il tratto che si snoda sotto i vigili occhi della fimmina nura, ovvero la statua della dea Cerere, una sequela di frecce colorate conduce fino all’ingresso dell’associazione, fondata e formata da un gruppo di under 40 che ha deciso di tornare e investire in Sicilia le proprie energie, sostenendo i propri sforzi di riqualificazione in modo autonomo o con l’aiuto dei club service locali. Un punto di riferimento per gli artisti – anche internazionali, ospitati durante il festival Eventi Urbani e attivamente coinvolti nella realizzazione dei murales – e per i cittadini che vogliono guardare con occhi diversi alle potenzialità di Gela.

METAMORFOSI. Proprio come successo in Via Morello e in Via Pisa, da sempre ribattezzate rispettivamente ‘u purtusu e ‘u spiruni, passate dall’oblio di anni di trascuratezza ad una grande affluenza di turisti e di scolaresche. «Quando spieghiamo alle classi che l’arte non appartiene soltanto alle quattro mura di un museo – afferma Collodoro – i più piccoli iniziano a vederla ovunque e a coinvolgere i genitori, che vengono a trovarci chiedendo se facciamo attività per bambini. Crediamo che questo sia il modo per dare vita a nuove generazioni di cittadini più consapevoli». Tra coloro che sono passati per queste strade anche gli artisti di Collective Way, provenienti dalla Lituania e in cerca di ispirazione per l’allestimento del loro padiglione nazionale. Civico 111 non si limita, tuttavia, a realizzare murales e organizzare serate e festival: da quest’anno è una delle sedi scelte dal Farm Cultural Park di Favara per ospitare Countless Cities, la Biennale delle Città del Mondo, diventando di fatto un polo museale in una città che, al momento, n’è priva. Il patrimonio archeologico di Gela, ex colonia greca, continua a rimanere nascosto in due musei dei quali si attende l’apertura.
IL RESTO DA TROVARE. Viskas sava recita uno dei cartelli affissi all’ingresso di Civico 111. È lituano: significa “tutto è vostro”. Sta lì, a ricordare la responsabilità che una comunità, una cittadinanza ha nei confronti dei propri tesori, dei propri spazi. Accanto, un altro cartello fa capolino. “Abbiamo tutto ma manca il resto”. È il più celebre aforisma di Pino Caruso, ma anche il titolo della quadriennale d’arte organizzata da Farm Cultural Park. E mentre, lasciando il fondaco, le frecce guidano lo sguardo verso ‘u bastiuni (la ripida scalinata che conduce al lungomare) e ‘u mari, viene da pensare che rigenerare significa essenzialmente non voltarsi dall’altra parte di fronte al brutto e darsi da fare per restituirgli dignità. Che la burocrazia può intralciare la rinascita di una città, ma non impedire ai suoi cittadini di lottare per rimuovere le macerie. Che sì, abbiamo tutto. Ma va trovato il resto.
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