Scommettere sulla bellezza per sopravvivere al Blue Monday

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Oggi è il “giorno più triste dell’anno” in cui ci sentiamo autorizzati a dare libero sfogo alle lamentele. Da Platone al teologo Anselm Grün l’antidoto ai nuvoloni sul nostro umore

Delle feste rimangono ormai i jeans stretti? Le prossime vacanze sembrano troppo lontane? Insieme al sole tramontano presto anche i buoni propositi? Benvenuti nel Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, in cui – specie al Sud, dove siamo tutti un po’ verghiani – ci sentiamo autorizzati a dare libero sfogo alle lamentele. Se avessimo un euro per ogni parola negativa che argutamente abbiamo per ognuno e per ogni cosa, forse avrebbe un senso questo spread di critiche a priori. La verità è che la vita è dura, e nel riconoscerlo non stiamo certo scoprendo l’America. Ma come cambierebbero le nostre giornate se, invece di trovare qualcosa che non va in ogni persona che incrociamo, ci impegnassimo a evidenziarne le qualità e a essere grati per ogni incontro? Come Pascal su Dio, proviamo a scommettere sui vantaggi della gratitudine con l’aiuto di un padre benedettino tedesco, studioso di filosofia, nonché istruttore di meditazione e contemplazione: Anselm Grün.

LA LODE E LA BELLEZZA. «Oggi non abbiamo quasi idea di cosa sia una lode, nel nostro mondo pieno di dolore non facciamo che gridare contro Dio, lamentarci con lui o supplicarlo. Del resto, come potremmo lodarlo, dato che così tante persone soffrono?» Grün in Piccola Scuola di Preghiera. La vita spirituale (Queriniana, 2018) ci spiazza e ci spiega perché la Bibbia consideri il lodare Dio come il compito più importante dell’uomo. «La lode – continua il religioso classe 1945 – ha sempre a che fare anche con la bellezza. Chi non sa lodare, diventa facilmente scontroso e vede sempre soltanto il negativo». L’autore cita a tal proposito una passo di Henri Nouwen: «Un monastero non viene costruito per risolvere dei problemi, ma per elevare lodi al Signore dal centro di quei problemi». Lodare infatti non significa essere ciechi ma, spiega ancora Grün, rinunciare a fissarsi sui problemi. «Nel bel mezzo delle difficoltà, rivolgo lo sguardo a Dio; alzo i miei occhi al cielo e sento che i miei problemi si relativizzano». E l’animo cupo si placa.

GUARDARE IN ALTO. Il bello è dai tempi di Platone finestra sul bene: focalizzarsi sulle bellezze porta sempre del positivo nelle proprie vite; parimenti, vivere nello stato di gratitudine trasforma magicamente la realtà in bellezza. È la chiave per la vita. Grün nota a riguardo l’assonanza che in tedesco c’è tra leben, cioè vivere, e loben, cioè lodare. «Chi non eleva più lodi smette anche di vivere correttamente: funziona soltanto. Lodare significa alzare gli occhi verso Dio, scoprire in mezzo a questo mondo di sofferenze, le tracce della sua bellezza». La preghiera è pertanto soprattutto lode. Pregare è un esercizio valido non solo per gli uomini di fede: significa porsi in ascolto del desiderio di una realtà diversa da quella che attanaglia. Significa predisporsi a progettare orizzonti migliori. «Vietato lamentarsi»: non a caso sta scritto su un cartellone appeso alla porta dell’appartamento del Papa a Santa Marta. Contro le etichettature da giornata più triste dell’anno, prendiamo l’impegno di aggiungere un po’ di giallo al blu di questo lunedì per dipingere la settimana di verde, come la speranza che tutto può sempre cambiare in meglio. Scommettiamo che funziona?

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